Kora a X Factor 2026: “Le aspettative mi hanno schiacciato, dopo la tachicardia ero destabilizzata”

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Kora, 2026
Kora racconta l’eliminazione da X Factor 2026, il crollo emotivo nel backstage con Giorgia e il nuovo singolo “Derealizzare”: qui l’intervista.

Kora, nome d'arte di Benedetta Cornalba, è stata una delle protagoniste sul palco di X Factor 2026. Dopo l'uscita nelle Last Call con la cover di "8 miliardi di persone", il prossimo 23 ottobre ritornerà con il nuovo singolo "Derealizzare", un viaggio nella sua vulnerabilità, dopo l'incolumità degli ultimi mesi. Proprio durante le Last Call, la cantante ha avuto un momento di debolezza, un attacco di tachicardia, che ha poi influito sulla sua esibizione: "Non mi sono mai sentita così vulnerabile in vita mia. Sul palco mi sentivo come se potesse succedermi qualsiasi cosa da un momento all'altro". Poi la delusione del ritorno a casa e la realizzazione del proprio percorso futuro: "Noi artisti non siamo dei prodotti, siamo esseri umani, è un percorso in divenire. Ho accettato di dover pazientare: non tutto di me può arrivare subito, e di certo non in un talent show, che è pur sempre un prodotto pensato anche per l'intrattenimento, non solo per fini artistici". Qui l'intervista a Kora.

Come arrivi alle Audition di X Factor?

Allora, in primavera ho fatto questi due provini e ci sono arrivata in un modo un po' strano, perché a livello lavorativo stavo cambiando il mio team; era un periodo di transizione. Ad esempio, i cori me li sono preparati da sola: prima lavoravo con un produttore, poi ho smesso e mi sono arrangiata. Quindi mi sono detta: "Boh, chissà come andrà". Sono andata tanto per provare, e forse proprio la legge del distacco ha fatto prendere alle cose una direzione inaspettata. A un certo punto mi è arrivata questa chiamata in cui mi dicevano che ero stata selezionata per le Audition. Lì ho avuto un attimo di forte euforia. È stata una botta emotiva importante, quindi ho fatto un po' di lavoro su me stessa prima di salire su quel palco. Ho cercato di parlarmi tanto, ho fatto cose anche un po' da pazza, tipo parlarmi davanti allo specchio per cercare di motivarmi e tirare fuori il meglio di me. E questo è servito molto.

Ti ha intimorito la richiesta di Jake La Furia di ascoltare un tuo inedito rap?

Allora, ti dico: ovviamente il discorso del rap è stato un po' romanzato dalla tv, perché non mi reputo un'artista rap. Mi sento un po' nel mezzo; ho sicuramente influenze rap, ma c'è sempre quel lato melodico che fa da contrasto al rap crudo. Sono contenta di avere anche tante influenze pop, perché rappresentano i miei ascolti di tutti i giorni. Tra le cover di "Prima Che" di Nayt e "Liability" di Lorde io ci trovo una coerenza. Sono due aspetti che coesistono in me. Anche i miei pezzi spesso sono strutturati con strofe che hanno metriche un po' più serrate e ritornelli più aperti e cantati. Quindi ho semplicemente mostrato due facce della stessa medaglia. Per quanto riguarda l'inedito, avrei voluto farlo sentire e mi spiace non averlo fatto, ma ci sono dinamiche televisive più complesse e non sempre si può.

Che aspettative hanno creato in te l'X Pass e la fiducia di Irama?

Hai toccato il tasto dolente della questione, perché le aspettative sono la cosa che spesso mi fa più soffrire. Anche in questo caso sono state la cosa più tosta da gestire. Mi sono sentita come se non fossi riuscita a rispettare quelle aspettative, e questo mi è dispiaciuto tanto. Avevo paura di deludere le attese del mio giudice, del pubblico a casa, ma soprattutto dei miei familiari, le persone più vicine a me che vedo tutti i giorni. Ed è stata tosta.

Come ti hanno accolto al ritorno?

È stato molto duro il ritorno a casa quella sera, perché i miei genitori erano sul vialetto ad aspettarmi e io non riuscivo quasi a guardarli in faccia. So che noi della nuova generazione abbiamo spesso questa sindrome del sentirci perennemente incompresi dagli adulti, e capita che magari arrivi a casa distrutta e ti dicono proprio la frase sbagliata, quella che in quel momento non vorresti mai sentirti dire, perché stai già male e vorresti solo respirare. Quindi ho vissuto male il peso delle aspettative, anche perché sono stata l'unica tra i quattro X Pass a non accedere ai Live. D'altronde, nella mia vita succedono spesso queste cose un po' particolari, isolati.

Cioè?

Tipo quando salgo sul palco e all'improvviso dal microfono mi esce la voce di Alvin Superstar. Sono incidenti di percorso che mi capitano, ma fanno parte del mio personaggio. Secondo me tutto ha un senso nella narrazione della mia vita, mi fido di questo processo. L'ho accettato e va benissimo così.

La mia collega Sara Leombruno ha descritto bene la situazione nel backstage: ha registrato un momento fortemente emotivo e umano isolandolo dal contesto della gara. Vorrei che mi raccontassi il momento emotivo: cosa hai provato in quegli istanti di crollo e che ruolo ha avuto Giorgia per te?

In quel momento ho cercato con tutta me stessa di fare il "soldatino", mi dicevo: "Adesso devi essere professionale, è un lavoro, ci sono persone lì ad aspettarti, c'è il pubblico, non puoi permetterti un'emotività così forte". Purtroppo, però, quando sopraggiunge la tachicardia, puoi fare ben poco, perché è una cosa irrazionale. Succede e basta. Ho avuto questo battito super accelerato. Volevo salire comunque sul palco, ma ho incrociato lo sguardo di Giorgia. Lei mi ha chiesto se fosse tutto ok, e io le ho detto: "Sento il battito veramente accelerato, è troppo forte". Mi ha messo la mano sul petto, ha fatto un cenno agli addetti ai lavori dicendo: "Effettivamente magari è meglio aspettare un attimo", quindi mi sono defilata per calmarmi.

Poi sei ritornata sul palco.

No non è passato neanche tanto tempo, poco dopo sono comunque salita sul palco. Però in quel momento ero preoccupata, non mi ero mai sentita così vulnerabile in vita mia. Sul palco mi sentivo come se potesse succedermi qualsiasi cosa da un momento all'altro; non avevo corazze, non avevo armature, non avevo nulla, e ho cantato così, sentendomi profondamente destabilizzata. Sicuramente è stata un'esperienza formativa: ero lì, davanti alle telecamere e al pubblico, nel mio momento più vulnerabile in assoluto. Mi sono detta che, nonostante tutto, era la mia occasione, e ho provato a fare l'esibizione ugualmente. Non ho rimorsi a riguardo.

C'è qualcuno che ti ha dato un consiglio prezioso riguardo alla musica o alla persona? In generale, cosa ti porti dietro da tutta questa esperienza?

Sicuramente ci sono state un paio di persone che mi hanno aiutato tanto in questo processo. Tra queste c'è una ragazza del mio team che mi ha dato una grossa mano. Mi ha sopportata per ore in chiamata nei giorni successivi all'eliminazione, sorbendosi tutti i miei viaggi mentali. Io penso che i consigli degli altri servano, certo, ma è molto più utile avere al proprio fianco una persona che ti sappia davvero ascoltare. E io ho trovato chi lo ha fatto. Sono molto fan della maieutica socratica, ovvero arrivare da soli alla conclusione grazie all'aiuto di chi ti sta davanti e ti aiuta a "partorire" la risposta. È quello che ho cercato di fare.

Senti non era il momento giusto?

Penso di essere riuscita ad accettare il fatto di non dover avere fretta. Spesso ci sentiamo in dovere di mostrare subito tutto a tutti, specialmente quando si riceve un'esposizione mediatica gigante e improvvisa. Magari, guardandomi da fuori, c'era chi pensava che me la tirassi, oppure ci restava male se non mi esibivo in modo impeccabile o se non prendevo una nota. Ma è normale non arrivare perfetti fin da subito, c'è bisogno di tempo. Noi artisti non siamo dei prodotti, siamo esseri umani, è un percorso in divenire.

Hai deciso di guardare avanti.

Ho accettato di dover pazientare: non tutto di me può arrivare subito, e di certo non in un talent show, che è pur sempre un prodotto pensato anche per l'intrattenimento, non solo per fini artistici. Un artista è molto più di quello che si vede lì. So che se faccio bene il mio lavoro, se scrivo inediti di livello e mi creo un immaginario convincente, piano piano riuscirò ad arrivare a tante persone. Questo è l'insegnamento più grande: non avere fretta e lasciare che tutto scorra.

C'è un concorrente quest'anno che secondo te ha il talento per vincere X Factor?

Ti dico Le Distanze, perché secondo me sono bravissimi. Il frontman è una star, non c'è nient'altro da dire. E poi, umanamente, sono davvero dei cuccioli, quindi glielo auguro con tutto il cuore.

Com'è possibile leggere l'uscita di "Derealizzare" in questo momento?

Mi rendevo conto di sentirmi un po' distaccata, dissociata anche dalle persone a cui in realtà voglio più bene. Ho vissuto un periodo in cui non riuscivo a sentire il distacco, non riuscivo a percepire la mancanza, non riuscivo a credere alle parole o alle promesse. Oppure, in maniera più concreta, quando magari uscivo di casa il sabato sera e mi ritrovavo in mezzo a tante persone in un luogo affollato, mi scattava questo meccanismo di difesa per il quale mi allontanavo un pochettino, come se il mio corpo fosse lì e io fossi qualche passo indietro.

E cosa è successo?

Sono andata subito sulle chitarre elettriche, perché volevo cantare su quelle, avevo proprio questo pensiero in testa. In quel momento ne ho scelto uno e mi sono messa a registrare, perché a casa mia ho una piccola postazione con scheda audio, microfono e tutto il necessario, e ho iniziato a scrivere seguendo questo flusso di coscienza. Quindi il pezzo è nato in pochissimo tempo e l'ho mandato subito a due persone a cui tengo tanto. Mi sembrava di non essere riuscita a esprimermi bene a parole con loro, quindi ho pensato che in questo modo potessi offrire una prospettiva più a fuoco per far capire cosa stessi provando.

"Vorrei avere la pelle di vetro solo per farti vedere attraverso" canti in "Derealizzare".

Questa frase che hai citato riflette un momento di esasperazione in cui desideravo abbandonare tutti i condizionamenti e le maschere sociali che ogni tanto mi rendono opaca e non del tutto trasparente, persino con le persone a cui voglio bene. Quindi questa frase è un po' un mantra che mi risuona in testa molto spesso quando complico troppo le cose; in realtà, basterebbe soltanto rendersi un pochettino più di vetro. Trovo molta forza nella vulnerabilità: per me mostrarsi vulnerabili è un atto di forza veramente incredibile.

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