Elena D’Elia dopo Amici 25: “Pettinelli? Non cambio per nessuno, con Emiliano registravamo dei dissing contro Plasma”

È stata una delle protagoniste, da subentrante, ad Amici 25, rischiando di vincerlo anche dopo le critiche di una giudice, Anna Pettinelli, che aveva marchiato il suo percorso, come "di nicchia". Stiamo parlando di Elena D'Elia che ha pubblicato nelle scorse ore l'Ep "Non è mica fantasia": "Lo dedico alla me bambina, che inizia per la prima volta a suonare la chitarra e al grande sogno di cantare sui palchi, indipendentemente da quale siano". Poi il rapporto con il ballerino Emiliano e il "duo musicale" che dissava, scherzosamente, Plasma. Qui l'intervista alla cantante.
Come stai vivendo queste settimane successive all'uscita da Amici?
La sto vivendo come un grande sogno, ma anche come un qualcosa di concreto, ovviamente con consapevolezza di lavorare, voler andare avanti. Di base vince il brivido. Ho rivisto la mia famiglia e le persone che amo. Sono felice perché ovviamente mi mancavano, dopo un percorso così lungo. Sono in contatto con tutti i ragazzi che ho conosciuto, le mie nuove amicizie.
Come nasce l'EP "Non è mica fantasia" e in cosa ti rivedi?
L'EP è frutto della concretizzazione dei sogni di una bambina, come si può vedere dalla copertina. Lo dedico alla me bambina, che inizia per la prima volta a suonare la chitarra e al grande sogno di cantare sui palchi, indipendentemente da quali siano. Lei ha il sogno di cantare, di scrivere e di vivere di musica. Racconta anche dei miei momenti di debolezza, quelli di gioia, di curiosità, con tutti i miei colori e tutte le mie sfumature. Poi il 12 giugno ce l'abbiamo veramente, in concreto, perché esce la versione fisica.
La stessa bambina che per un periodo aveva rinunciato a quel sogno?
Si, l'ho abbandonata a un certo punto durante il periodo delle medie. Durante l'adolescenza, quando dicevo "voglio fare la cantante, voglio fare musica", i bambini mi guardavano stranita. C'è chi vorrebbe fare il dottore, l'astronauta, io invece ero rimasta infatuata da quest'arte, e quindi l'ho interrotta. Poi col passare degli anni l'ho ripresa e non mi sono più vergognata nel dire che amavo la musica e volevo renderla la mia vita.
Quando c'è stato il primo incontro con la musica?
Sicuramente con lo strumento, con la chitarra. Il più importante è stato il mio primo maestro, che sebbene non mi abbia permesso di studiare in maniera classica, mi ha insegnato a tenerla in mano.
Hai qualche rimorso per gli studi?
Quella di non farmi intraprendere il percorso più classico è stata una decisione che ora un po' recrimino, perché avrei avuto basi diverse e più immaginazione a livello musicale. Però sono tutte cose che possono arrivare con il tempo e con l'esperienza, sicuramente. Ma io mi sono avvicinata alla chitarra elettrica e lui è stato sicuramente un grande pilastro, un grande punto di riferimento.
Di cosa si sorprenderebbe quella bambina?
La musica è sempre stata un sogno, poi quando apri gli occhi torni dentro la realtà. A questo giro io sto aprendo gli occhi quando mi sveglio la mattina e sono ancora nel sogno, quindi sto ancora provando a capire. Non me lo sarei aspettato, ma non perché non lo sognavo e non ci credevo tanto, ma proprio perché era il mio sogno.
E con i sogni che si realizzano arrivano le aspettative?
Tante volte pensare di riuscire a raggiungere i propri sogni e i propri obiettivi è difficile, sperarci così tanto, perché forse ci rimani anche male se non succede. Infatti quello che sta vivendo la bambina dentro di me è accudire tutte le cose, anche più piccole, che succedono. Accudire tutto quello che mi sta succedendo e assorbirlo come una sorta di spugna ed essere grata di tutto quello che ho intorno
Mi racconti come nasce il tuo amore per Zaz?
Ho scelto di inserire "Je Veux" perché l'accoglienza in puntata era stata buona, con Amadeus che chiuse gli occhi e mi disse che lo portavo in giro in riva alla Senna. Ma se devo fare un passo indietro è anche perché portavo questo brano ai gig quando ero in Inghilterra.
Di cosa si tratta?
Piccoli concertini o slot di mezz'ora in cui hai il momento di suonare la chitarra e cantare al microfono davanti al pubblico. Mi piaceva tanto, ma soprattutto mi piaceva trasportare con me il francese, visto che ho vissuto a Parigi.
Hai avuto dubbi sulla scelta della cover?
Un'altra cover che mi piaceva tanto era "Blowin' in the wind".
Cosa ti piaceva?
Era travolgente, perché comunque quella canzone era la mia essenza. Ero io, chitarra e voce, che raccontavo una storia a chi mi stava ascoltando. In quel minuto e mezzo della mia esibizione riuscivo a dare tutto.
Ti sorprende sapere che sei l'unica artista di Amici ad aver ricevuto delle attenzioni dalle radio nazionali?
Sono fiera di questa cosa, mi tira tanto su, ma non mi butterebbe giù qualora non ci fossero questi risultati. Darsi una pacca sulla spalla, dire: cavolo, ha fatto tanta strada. Il brano non l'ho scritto io, ma sono molto fiera anche dell'autrice, una persona fantastica che è riuscita a concretizzare in questa maniera così naturale tutte delle sensazioni che io, ad esempio, non sono mai riuscita a descrivere.
Hai vissuto tra Londra e Parigi, come hanno influenzato la tua crescita musicale?
Ho sempre avuto tendenze internazionali, anche perché ho frequentato un liceo internazionale con pochissimi alunni italiani. Vivendo a Londra, la musica dal vivo è qualcosa che nasce davvero spontaneamente, come erba selvaggia. La trovi dappertutto: entri in un pub e c’è qualcuno che suona o canta. Amo questo aspetto della città, così ricca di colori e creatività. Sicuramente, stando lì, ho ricevuto tanti input: è cambiato molto il mio modo di vedere la musica, così come le mie influenze e i generi che ho iniziato a seguire.
Il primo impatto televisivo con Amici?
Per come sono fatta io, non me ne rendevo conto, e forse da un lato è stato un bene. Dall’altro, probabilmente, è stato anche un limite, perché non ho mai cambiato atteggiamento davanti alle telecamere. Abbiamo vissuto quell’esperienza in maniera limpida e fresca. Lì dentro abbiamo semplicemente vissuto la nostra vita: le amicizie, gli incontri, i momenti belli e quelli più difficili.
Che aspettative avevi per il programma?
Non mi ero nemmeno fatta aspettative, sono entrata dentro come una tavola bianca: volevo semplicemente vivere questo percorso. Essendo una scuola, il percorso artistico per forza di cose cresce, perché hai persone fantastiche che ti seguono, forti, brave in quello che fanno.
Avevi delle convinzioni però sul tuo percorso musicale?
Penso che si possa arrivare lì dentro con idee più o meno chiare. Ognuno prende da Amici ciò di cui ha bisogno, e io avevo bisogno di crescere. Avevo bisogno anche di chiarirmi tante idee, perché era la prima volta che mi confrontavo con qualcuno in questo mondo. Sono sempre stata molto indipendente e solitaria nella musica, molto autodidatta: prendevo la mia chitarra, scrivevo le mie canzoni e basta. È così che mi sono presentata al programma ed è così che credo di essere rimasta. Adesso, però, trovo bellissimo poter condividere i propri pensieri e punti di vista con altre persone. Mettere insieme prospettive diverse e creare qualcosa di nuovo è un aspetto che trovo davvero molto affascinante
Credo che tu abbia accudito/protetto molto, se non il tuo personaggio, la tua musica sicuramente, anche quando ti veniva richiesto di andare in spazi musicali non proprio legati alla tua identità musicale.
È bello che qualcuno riconosca che sia rimasta fedele a me stessa durante un percorso che, tante volte, se non hai le idee ben chiare su chi sei e chi vuoi essere, ti porta a deviare. Non per agenti esterni, assolutamente. Poi io mi guardo allo specchio la sera e penso: se sono piaciuta anche a queste poche persone, e se si ritrovano in me, è perché si ritrovano in me, in Elena, non in una sua macchietta. Quindi sono proprio rimasta nella mia scia, che tante volte forse non ha funzionato.
Anche nell'apprezzamento di qualche giudice/insegnante, come Anna Pettinelli?
Ricordo che Anna mi disse che ero divisiva. A me piace questa cosa, mi piace generare pensieri contrastanti. A me non sta bene l'indifferenza, perché non mi ci trovo a mio agio. Al contrario, mi piace stimolare il pensiero di qualcuno.
Ti ha deluso il modo in cui ha rinunciato a te nell'ultima fase prima del Serale?
Posso dire una cosa contrastante: io Anna la adoro. Come donna, come persona, ha sempre mantenuto il suo timbro e andava avanti con quello. Quindi, se a un certo punto non le sono piaciuta, ci sta. Almeno me l’ha detto e ne abbiamo parlato, ci siamo confrontate. Sicuramente le circostanze non erano ideali per questo. Poi io ho cambiato strada.
Qual è stato il momento in cui ha sentito si fosse rotto qualcosa?
Quando qualcuno mi viene a dire che non posso essere competitiva, che non posso essere apprezzata da un grande pubblico ma che sono di nicchia – usato in senso quasi spregevole, anche se a me la nicchia piace. In quel momento risposi che non sarei cambiata per piacere a nessuno, che non sarei mai diventata qualcosa solo perché qualcuno mi diceva di esserlo. Io voglio essere ciò che piace a me, perché prima di tutto ci vado di mezzo io: non sono un prodotto, sono una persona.
Come ti fa sentire essere arrivata a pochi metri dalla vittoria?
È vero che forse inizialmente aveva l'idea che io non potessi funzionare nelle dinamiche del Serale, però penso di aver dimostrato tutt’altro. E credo che, comunque, i complimenti finali che mi sono stati fatti nel momento in cui ha presentato lei il mio brano in finale mi abbiano fatto piacere: mi ha detto delle bellissime parole. Io ringrazio tutti i professori, ringrazio Lorella per quanto ha fatto. Ringrazio Rudy per aver creduto tanto in me e per avermi fatto fare la strada che volevo, senza chiedermi mai di cambiare. Ringrazio Anna per avermi messa in gioco: anche di fronte a una discussione con un professore, ho comunque tenuto la mia strada, e penso che nemmeno lei si aspettasse così tanta determinazione da parte mia. Però ringrazio tutti, perché ognuno di loro ha avuto a che fare con la mia crescita, davvero tutti lì dentro, non solo i professori.
Ci sono state anche le nuove amicizie in casetta: com'è stato vivere quei mesi lì?
Io avevo, secondo me, il compito un po’ di alleggerire e sdrammatizzare qualsiasi cosa, nel senso che dicevo una minchiata e provavo a buttarla in caciara, e quindi questo magari può essere stato anche qualcosa di divertente. Con Emiliano ho avuto un rapporto proprio familiare. E lui, vabbè, se volete saperlo, abbiamo creato un duo musicale dove praticamente facevamo dissing a Plasma. Non uscirà mai questa roba, però facevamo dissing a Plasma: ci mettevamo tutti in gradinata e mettevamo la canzone sulle casse e io e lui cantavamo la nostra canzone.
Che persona è stata Emiliano?
Lui mi cucinava da mangiare durante tutto il giorno perché faccio schifo in cucina, quindi se c’è qualcosa che non ho mai fatto è stato cucinare, poche volte. Poi non lo so, con tutti ci sono stati momenti tanto divertenti, devo dire. La convivenza con quei ragazzi forse è anche una delle cose che mi mancherà di più di tutti. Eravamo arrivati ad avere proprio un ambiente familiare, soprattutto verso la fine quando eravamo in pochi. Era più facile aprirsi e mantenere i nostri rapporti, nel senso che magari eravamo in sei le ultime due settimane: ci aspettavamo a cena, ognuno preparava la cena per tutti e ci aspettavamo a tavola fino a quando non finiva l’ultimo. Ci raccontavamo della giornata ed è una cosa che faccio con la mia famiglia, quindi erano proprio momenti di convivenza al massimo, e lì proprio nascono i rapporti veri, concreti e belli, formati con delle belle basi.
C'era bisogno di qualcuno che cercasse di calmare i toni nelle ultime settimane, con la paura di uscire?
Meno di quanto si sia percepito all’esterno. Ovviamente ci mettevi tutto te stesso, però io penso che pure gli altri – anche se non sono arrivati in fondo – debbano essere fierissimi di quello che hanno affrontato. Abbiamo avuto la fortuna di entrare in tanti al Serale, tutti insieme, e questa cosa… tranne la piccola Giulia, che comunque per me era stellare e lo è rimasta. Però abbiamo avuto proprio la fortuna tutti di essere stati determinati e di aver inseguito quel sogno fino alla fine.
Hai pensato mai alla vittoria?
Ti dirò, nell’anticamera del cervello c’era quella cosa. Ovviamente tutti ci pensano, quando arrivi a un passo. Però anche la redazione, prima della finale, ci ha detto: "Siete tutti vincitori stasera, è la fine del percorso di tutti. Oggi non importa la posizione"
Cosa è stata Maria De Filippi per te?
Io ho tanta stima di Maria, già dai provini. Mi ricordo che feci il provino tipo il 19 luglio dell’anno scorso. Era il secondo anno che facevo i provini ed era la prima volta che la vedevo. Io non ho mai visto una donna al potere con una visione così chiara di quello che vuole fare e che, attraverso tanta gentilezza e tanto lavoro, riesce a raggiungere risultati importanti. Questo è uno dei suoi segreti. Poi ha qualcosa di magnetico che assorbe tutto e allo stesso tempo dà tantissimo a tutte le persone, che siano gli spettatori o chi le sta intorno. Io sono rimasta da subito affascinata da lei perché la stimo davvero tanto.
In che modo ti ha aiutato?
Per me è stato fondamentale anche il suo parere, cercavo sempre un suo sguardo per capire, perché l’ho sentita proprio come un faro e un punto di riferimento. Mi ricordo una volta mi disse che avevo la mia originalità, la mia autenticità e di mantenermi così, e sentirlo da lei aveva un peso diverso nel mio cuore. Non glielo ho mai detto perché mi vergogno un po’ a dire queste cose alle persone che stimo, però è stata una spalla su cui piangere nei momenti del bisogno, ma anche una persona con cui ridere, molto presente.