Beni comuni e tutela della democrazia: Napoli in prima linea. Intervista ad Alberto Lucarelli

Il laboratorio Napoli è il primo esperimento di democrazia partecipata promosso da un'amministrazione locale. La nuova giunta retta dal sindaco Luigi de Magistris si è orientata fin dal principio, dopo il successo alle elezioni amministrative e la vittoria dei "sì" al referendum, a un nuovo modello di governo cittadino. Un modello basato sul coinvolgimento diretto del popolo nella fase decisionale e attuativa di delibere e provvedimenti.

Una sfida ambiziosa, per cui il primo cittadino ha voluto una personalità di notevole spessore: Alberto Lucarelli, docente ordinario di Istituzioni di Diritto pubblico all'Università Federico II, nel 1999 componente della Commissione Rodotà per la riforma del regime civilistico della proprietà pubblica e per la difesa dei beni comuni. Fanpage.it lo ha raggiunto nel suo ufficio di Palazzo San Giacomo per capire dove si colloca il capoluogo partenopeo, dilaniato dalle spinte tecnocratiche che giungono dal governo centrale e il caos anarchico della partecipazione civica.

AV: Assessore, in cosa consiste questo "nuovo modello di democrazia" basato sui beni comuni che fa da base a tutta l'amministrazione di Luigi de Magistris?
AL: Significa partire dalla democrazia locale, utilizzando nuove categorie come quella giuridica dei beni comuni. Si tratta della "dimensione democratica del comune", dove vi è cessione di sovranità da parte delle istituzioni per uscire dalla dittatura della proprietà privata. Tutto parte dalla definizione di bene comune data dalla Commissione Rodotà, che capovolge il paradigma classico dei beni e delle risorse inesauribili e definisce i "beni di appartenenza collettiva" la cui gestione non deve passare attraverso la logica del mercato e del profitto, tra cui l'acqua, le sorgenti, l'aria, ecc.

AV: Questa categoria non è ben definita -come lei riorda spesso – e c'è chi accanto all'acqua pubblica pretende la difesa di cultura (Teatro Valle occupato) e territorio. Secondo il prof. Ugo Mattei bisogna riappropriarsi dei beni comuni e auto-gestirli senza l'intervento delle istituzioni.
AL: La categoria dei beni comuni può nascere anche dall'esercizio del diritto di resistenza. Un esempio è la lotta degli occupanti del Teatro Valle di Roma, ma anche a Napoli noi abbiamo istituito l'ABC Acqua Bene Comune in risposta ai costanti tentativi di privatizzare la gestione del servizio idrico. La sua costituzione si basa sullo strumento giuridico dell'azienda speciale a cui vengono affiancate figure di controllo provenienti dalla società civile.

AV: Ottimi propositi, che però sono in contrasto con alcune azioni delle scorse settimane, come lo sfratto dell'associazione Ingegneria Senza Frontiere dalla propria sede. Lo stesso assessore al Patrimonio dichiara che i beni immobiliari del Comune vanno messi a reddito, ma ciò precluderebbe qualsiasi tipo di auto-gestione dal basso dei luoghi.
AL: Bisogna sicuramente elaborare un regolamento che preveda, in determinate circostanze, che il patrimono immobiliare del Comune possa essere considerato bene comune e permetterne la gestione diretta da parte di cittadini e associazioni. Il problema è che la normativa nazionale impone grossi vincoli, per esempio la Corte dei Conti vigila che non ci siano sprechi in questa gestione.

AV: Come si utilizza internet per sviluppare la partecipazione attiva dei cittadini?
AL: Io ero molto infastidito dal modo strumentale in cui diverse istituzioni utilizzavano la partecipazione dei cittadini come alibi per poi poter mettere in campo i propri progetti senza ascoltare davvero la voce del popolo. A Napoli, questo non accadrà: si formeranno delle consulte – espressione dei diversi movimenti e associaziomi – che avranno poteri decisionali. Internet è uno strumento attraverso il quale noi riusciremo a migliorare la coscienza civica dei cittadini, favorendo la linfa stessa di ogni democrazia: l'informazione.