Aiello attacca Vannacci ricordando Mirko Moriconi: “Un mostro in tv dice che quelli come me possono guidare”

Il palco del Milano Pride diventa lo spazio per un attacco di Aiello a Roberto Vannacci. Il cantautore ha scelto di non limitarsi alla musica, portando sul palco un monologo scritto in prima persona per ricordare Mirko Moriconi, ucciso insieme alla madre Kety Andreoni a Pieve di Camaiore. Un duplice omicidio premeditato per il quale è reo confesso il padre, Piero Moriconi, e sul cui sfondo pesano gli sfoghi che il giovane aveva affidato ai social prima di morire, denunciando come il genitore non accettasse la sua omosessualità: “È brutto pensare che un padre ti preferisce morto che gay”, aveva scritto.
Aiello presta la sua voce a quel dolore attraverso il racconto di una quotidianità fatta di paura e isolamento: "Mi chiamo Mirko quando qualcuno mi dice che non ha niente contro quelli come me, purché non esageriamo. Mi chiamo Mirko mentre resto seduto al banco, in classe, mentre fuori mi aspettano per menarmi".
L'attacco a Roberto Vannacci: "Un mostro"
Il discorso del cantante, però, si sposta rapidamente sui bersagli politici e mediatici, puntando il dito direttamente contro il leader di Futuro Nazionale, Roberto Vannacci. Il riferimento, esplicito nei concetti, è alle recenti e controverse dichiarazioni che il generale ha rilasciato a Otto e Mezzo davanti a Lilli Gruber, quando nel minimizzare le discriminazioni ai danni della comunità LGBTQ+ in Italia aveva liquidato la questione dicendo: “I gay qua in Italia hanno tutti i diritti: se vanno all'ospedale li curano, se vanno per la strada possono tranquillamente guidare”. Frasi che Aiello riprende e rispedisce al mittente:
Mi chiamo Mirko anche se ho avuto un padre più umano e comprensivo, mi chiamo Mirko e dentro implodo mentre un mostro in tv dice che quelli come me possono guidare e se vanno in ospedale vengono addirittura curati. Mi chiamo Mirko e ho paura perché i diritti che sembravano conquistati sono quotidianamente minacciati da politici e persone pubbliche che diffondono odio e rabbia.
Il discorso di Aiello al Milano Pride
Il monologo prosegue toccando l'impossibilità di vivere alla luce del sole i propri affetti, dinamiche che la tragedia di Camaiore ha drammaticamente riportato al centro dell'attenzione pubblica: "Mi chiamo Mirko e mi dispiace che mamma soffra per colpa mia e litighi tutti i giorni con papà. Che non devo offendermi, che froc*o era solo una battuta. Mi chiamo Mirko quando sento dire che la famiglia che desidero è contronatura. Sogno tutti i giorni di presentare il mio ragazzo ai miei genitori e non ci riesco, lo chiamo ancora migliore amico".
La conclusione è un richiamo alla responsabilità collettiva, una fotografia di quante storie simili a quella di Mirko restino ancora sommerse nelle scuole e nelle case italiane, prima che la violenza rischi di renderle irreparabili: "In ogni classe c'è un Mirko, in ogni famiglia e ogni città, in ogni fotografia in cui qualcuno sorride più di quanto stia bene".