Una querelle che prevedibilmente non finirà qui, quella già ribattezzata dei "fascisti al salone". È iniziata ieri, dopo la diffusione della notizia che la casa editrice Altaforte, vicina a CasaPound, avrà un suo stand al Salone Internazionale del Libro di Torino, dove sarà venduto un libro intervista a Matteo Salvini. Inizialmente, dopo l'intervento dell'editore e militante dichiaratamente "fascista nell'unico modo in cui è possibile esserlo", che aveva parlato di una presentazione del libro-intervista al ministro dell'interno, erano iniziati i malumori sui social di chi non avrebbe visto di buon occhio una presentazione di questo tenore all'interno di una manifestazione importante e senza alcun dubbio improntata ai valori della democrazia e dell'antifascismo.

Non è un caso che il direttore del Salone, lo scrittore Nicola Lagioia, abbia sentito il dovere di chiarire e porre un freno alle polemiche che stavano nascendo sui social, anche per evitare che, quella che ha tutto il sapore di una provocazione, possa generare un effetto negativo su una manifestazione che, anche quest'anno, rappresenta un momento straordinario di incontro per la comunità dei lettori, degli scrittori, dei librari e degli editoria. Con un lungo post su Facebook, Lagioia ha chiarito la posizione del comitato editoriale di cui è a capo da tre edizioni:

Per ciò che riguarda me e il comitato editoriale, crediamo che la comunità del Salone possa sentirsi offesa e ferita dalla presenza di espositori legati a gruppi o partiti politici dichiaratamente o velatamente fascisti, xenofobi, oppure presenti nel gioco democratico allo scopo di sovvertirlo. È imbarazzante ad esempio ospitare la testimonianza di Tatiana Bucci (deportata ad Auschwitz con sua sorella Andra quando era bambina) in un contesto dove c’è anche chi sostiene le ragioni dei suoi carnefici.

In effetti, la presentazione del libro dell'editore di CasaPound non ci sarà, vero è tuttavia che la suddetta casa editrice avrà il suo stand all'interno di uno dei padiglioni del Salone. Spazi su cui il gruppo che mette a punto il programma non ha alcun potere. E che godranno di un'estensione talmente minima e ridotta da non riuscire a inficiare (o almeno si spera) un programma votato, come al solito, ai valori democratici della condivisione e del rispetto.

Senza minimizzare, ma per dare le giuste proporzioni a chi ce lo sta chiedendo: stiamo parlando di circa 10 mq di stand su 60.000 mq di spazio espositivo, e di nessun incontro nel programma ufficiale su circa 1200 previsti. Lo scrivo solo perché ognuno così ha più strumenti per dire la propria.

Cosa importante. Sempre sul medesimo post su Facebook, Lagioia rilancia la questione e passa la palla nel campo degli editori e delle imponenti concentrazioni editoriali che sul tema avrebbero il compito istituzionale, sociale e politico di dichiarare fuori dal perimetro di ogni cultura condivisa in un paese democratico editori, scrittori e idee dichiaratamente fasciste, xenofobe e razziste.

Per quanto riguarda la gestione degli stand (è possibile che una casa editrice con simpatie fasciste o peggio ne abbia uno al Salone?), non avendone l’autorità e il potere decisionale né io né il comitato editoriale, invito chi ce l’ha a una discussione e un dibattito aperto sul tema.

Come a dire: apriamo un serio dibattito sulla natura antifascista della cultura in Italia e neutralizziamo ogni possibilità, che in virtù di interessi economici e convenienze politiche, si lascino spazi (questi sì, davvero ampi) a crepe entro cui una cultura neofascista e autoritaria possa infilarsi e inquinare il tessuto democratico del nostro Paese.