foto di Andrea Pizzalis
in foto: foto di Andrea Pizzalis

Una Biennale Teatro al femminile quella del neo direttore artistico Antonio Latella che ieri a Roma ha presentato in conferenza stampa la prima tappa del suo progetto quadriennale dal titolo: ‘Atto primo, regista’. Una scelta, una direzione, molto netta e piuttosto in controtendenza rispetto al suo predecessore. C’è però anche un aspetto di forte continuità negli incontri e workshop che seguono il solco di Biennale College e che hanno dato una identità molto riconoscibile a questo festival.

Altro elemento innovativo della Biennale di Antonio Latella, oltre al genere, è l’aspetto anagrafico. Non solo una rassegna con molte artiste donne, ma anche tutte o quasi under 50. Cosa nient’affatto scontata. In pratica è come se Latella avesse deciso di mostrarci uno spaccato del teatro contemporaneo con un taglio molto preciso e particolare: donne, quarantennni, provenienti dall’Europa continentale e che si dedicano ad un tipo di ricerca ‘contemporanea’ e interdisciplinare.

Suonerà forse un po’ ‘antico’ e provinciale sottolineare questi aspetti, parlare di contemporaneo, alludere a barriere che separano il teatro, la performing art… ma se proviamo a confrontare la Biennale 2017 con il programma del nuovo Napoli Teatro Festival diretto da Ruggero Cappuccio salta subito agli occhi la differenza. In Italia vivere il proprio tempo, essere connessi al presente, realizzare un programma ‘europeo’, risulta per forza di cose un atteggiamento di rottura. Suona quasi come una provocazione.

In realtà scorrendo i titoli in programma, salta agli occhi l’idea di fondo di Latella che lui stesso ha espresso peraltro con parole inequivocabili: "La Biennale, come la intendo io, è il luogo dove assistere alla creazione di nuovi alfabeti, nuove grammatiche, che possono evolvere in linguaggi”. Vale a dire portare la propria indiscussa esperienza di regista internazionale al servizio di un festival, facendolo così diventare un laboratorio di linguaggi prima di tutto. Già perché questo è il nodo di oggi: i linguaggi, il ‘mezzo’ teatro. Un festival internazionale non può non mettere al centro questo aspetto e dedicarsi invece a sussidiare un presunto teatro ‘da salvare’ come invece accade qui a Napoli. Latella ha concepito così un festival ‘piccolo’, ‘particolare’, concentrato. Anche perché gli artisti o meglio le artiste presenti non sono poi tante, ma ciascuna non porta un solo spettacolo, ma una piccola rassegna di 3, 4 titoli. L’obiettivo è presto detto. Analizzare l’evoluzione di una ricerca artistica estesa su più lavori per coglierne la novità attivando così una sorta di trasmissione, di eredità attiva.

La scenografa Katrin Brack, Leone d’Oro 2017
in foto: La scenografa Katrin Brack, Leone d’Oro 2017

Prima di scorrere i titoli in programma vediamo i due premi alla carriera che verranno consegnati in apertura del festival. Il Leone d’Oro va quest’anno alla scenografa tedesca Katrin Brack praticamente sconosciuta in Italia, mentre quello d’Argento va alla regista di Cracovia Maja Kleczewska che secondo Latella è l’erede della nuova scuola teatrale polacca. Certo è curioso che un programma che si chiama “Atto primo, regista” premi con il Leone d’Oro (quasi sempre appannaggio di registi appunto) una scenografa. O forse più che curioso è un chiaro messaggio, una ‘provocazione’, oltre che un tributo verso un’artista evidentemente molto amata.

Il programma di Biennale Teatro 2017

Oltre a queste due artiste che presenteranno rispettivamente uno spettacolo e una installazione, nel programma del Festival entrano quest’anno Ene-Liis Semper (Tallin nel 1969) nota video-artista e performer, ha rappresentato l’Estonia nel 2001 alla Biennale Arti Visive. Al festival presenta due spettacoli "Filth" (26 luglio, Teatro alle Tese) e "El Dorado, the Clowns’ Raid of Destruction" (27 luglio, Tese dei Soppalchi). Una mini rassegna di quattro spettacoli è invece affidata alla francese Nathalie Béasse (Angers, 1971), che come la Semper ha una formazione pluridisciplinare e porterà "Le bruit des arbres qui tombent" (28 luglio, Teatro Piccolo Arsenale), "Tout semblait immobile" (30 luglio, Teatro alle Tese), "Roses" (29 luglio, Tese dei Soppalchi), "Happy Child" (31 luglio, Teatro Piccolo Arsenale).

"Alla fine del mare" di Sophie Mahler
in foto: "Alla fine del mare" di Sophie Mahler

Maria Grazia Cipriani, fondatrice con il costumista e scenografo Graziano Gregori del Teatro del Carretto, porterà in scena una trilogia che copre un arco di trent’anni e prevede lo spettacolo-manifesto "Biancaneve" (1 agosto, Tese dei Soppalchi), poi Pinocchio (1 agosto, Teatro alle Tese) e infine "Le mille e una notte" (2 e 3 agosto, Teatro Piccolo Arsenale). Livia Ferracchiati, trentunenne, diplomata in regia alla Paolo Grassi di Milano presenta “Todi is a small town in the center of Italy” (2 agosto, Tese dei Soppalchi) un’indagine sulla provincia italiana. A Venezia si vedranno anche i primi due capitoli della Trilogia sull’identità. Anna Sophie Mahler, la trentottenne regista di prosa e d’opera residente a Zurigo, fondatrice nel 2006 della compagnia CapriConnection, con cui sperimenta un’originale idea di spettacolo-partitura, porterà a Venezia “Tristan oder Isolde” (4 agosto, Teatro alle Tese) e "Alla fine del mare" (5 agosto, Teatro Piccolo Arsenale), basato sul film di Fellini “E la nave va”.

Ancora i quarantaduenni, dall’Olanda, Suzan Boogaerdt & Bianca Van Der Schoot che da alcuni anni lavorano su cosiddetti Visual Statements, e cioè delle performance dedicate alla “società dello spettacolo” e al ruolo dell’immagine nella cultura contemporanea. A questa serie appartengono anche i due spettacoli “Bimbo” (5 e 6 agosto, Teatro alle Tese) e “Hideous Wo(men)” (8 agosto, Teatro alle Tese). Infine Claudia Bauer, classe 1966, nata a Landshut, Baviera presenta “Und Dann” (7 agosto, Tese dei Soppalchi), dal testo di Wolfram Höll e “Der Menchen Feind” (9 agosto, Teatro Piccolo Arsenale), riscrittura del Misantropo di Mòliere.