Dopo quasi tre anni di vuoto normativo la politica trova il coraggio di normare la cannabis light che dà lavoro a un indotto pari almeno a quello dell’ex Ilva, e quindi 10/12mila persone, garantendo con una legge un intero settore che sarà sempre più strategico a livello internazionale. I cittadini e i piccoli imprenditori coinvolti tirano finalmente un sospiro di sollievo dopo 2 anni e mezzo di battaglie, sequestri, dissequestri, condanne, assoluzioni e pregiudizi ideologici lanciati nella mischia come wrestler professionisti in una mega rissa. Bene, tutti contenti? Assolutamente no. Perché si è alzato un coro di proteste che nel resto del mondo farebbero sorridere, e che invece da noi vengono rilanciate dalla stampa, in particolare quella cattolica, mescolando bugie, fake news e invenzioni vere e proprie per spaventare i cittadini. Un coro di voci che hanno avuto l'effetto sperato, visto che l'emendamento è appena stato dichiarato inammissibile dalla presidente Caselati, buttando di nuovo tutto il settore nel panico.

"Garantire la salute"

Maurizio Gasparri ad esempio, dopo aver definito il provvedimento nientemeno che come “un attentato alla Costituzione”, dice che “I grillini oltre a devastare l’economia vogliono devastare anche la salute”. Ora, a parte che il testo è stato firmato da M5S, PD e LEU, dire che si vuole devastare l’economia può suonare al massimo come una battuta, visto he è un provvedimento che metterebbe in sicurezza gli affari di migliaia di aziende per un mercato stimato in decine di milioni di euro. Sul discorso della salute delle persone invece vale il contrario di quello che dice Gasparri, perché è proprio per garantire la salute delle persone bisogna normare un fenomeno, obbligando i produttori ad effettuare determinati controlli per fare in modo he il prodotto sia salubre.

Soglie di THC e dipendenza

Secondo Anna Maria Bernini, di Forza Italia, l’emendamento: “Decide surrettiziamente la soglia oltre la quale la cannabis è droga”. Ed è un’altra bugia: è almeno dal 1989, come hanno sottolineato diversi esperti, che si è verificata una iniziale convergenza fra studi tossicologici e giurisprudenza che ha portato ad individuare la percentuale di THC dello 0,5% come limite oltre il quale si concretizza l’effetto drogante. Poi dice che l’approvazione avviene “in spregio alle evidenze scientifiche e alle sentenze della Cassazione”. Tutt’altro: era stata proprio la Corte di Cassazione a chiedere alla politica di intervenire per normare il fenomeno, cosa che, anche se in ritardo, è stata fatta.

La tripletta della senatrice si conclude con la spiegazione che la cannabis light dà: “Altissimo rischio di dipendenza”. E qui facciamo rispondere direttamente al dottor Lorenzo Calvi, medico chirurgo, professore universitario e specialista in anestesia, rianimazione, terapia del dolore ed esperto in terapie con la cannabis. “L’unica dipendenza che potrebbe dare sarebbe quella dalla nicotina qualora fosse mischiata con il tabacco. La cannabis light, ricca di CBD e con un contenuto così basso di THC non può dare dipendenza e in Svizzera, dove il fenomeno si è sviluppato ben prima che qui e il limite di THC è dell’1%, hanno messo nero su bianco nel loro regolamento che non può farlo”.

Secondo la dottoressa Viola Brugnatelli, neuroscienziata, docente presso l'Università di Padova e fondatrice di Cannabiscienza, piattaforma online che fa corsi sulla cannabis per medici e professionisti della salute, "è un'affermazione falsa. Per la cannabis si può parlare di tolleranza, ma non di dipendenza, come provato da tantissima letteratura scientifica. Nel 1992 venne fatto lo studio scientifico più grosso sul THC sintetico, il Marinol. Hanno scritto che non c'era rischio di dipendenza. Se non c'è rischio di dipendenza con il THC sintetico, che è il principio attivo che dovrebbe dare il problema, figuriamoci se può esserci con cannabis ricca di altri composti, come il CBD, che viene invece studiato per trattare le dipendenze".

Secondo Paola Binetti, senatrice dell'Unione di Centro, il provvedimento avrebbe addirittura “liberalizzato la cannabis”, cosa assolutamente falsa. E’ un provvedimento che permette la commercializzazione di cannabis a basso contenuto di THC, che ne contiene dalle 10 alle 50 volte in meno di quella ad uso ricreativo.

Lo spauracchio "droga"

Per Giorgia Meloni, “la droga non è mai una cosa leggera e innocua”. Anche qui risponde il dottor Calvi: “Allora nemmeno il tè o il caffè sono innocui, se intendiamo la droga come una sostanza con un principio attivo. Sono 12mila anni che l’uomo usa le piante e con un uso sapiente non ci sono mai stati problemi. E’ una propaganda politica che va avanti da 80 anni, e dire oggi che la cannabis light sia una droga può essere vero solo perché contiene una minima quantità di sostanza stupefacente, ma è innocua, ci vogliono ben altre percentuali per fare effetto. Fino a che resta sotto lo 0,5% ti può rilassare un po’, ma probabilmente meno della valeriana o del luppolo. E’ una demonizzazione antiscientifica che lascia il tempo che trova”. Rincara la dose la dottoressa Brugnatelli, sottolineando che "le droghe le utilizziamo tutti i giorni, ciò che conta è il dosaggio. Lo stesso pepe che utilizziamo è una droga, ma non ne prendiamo 5 chilogrammi al giorno. Anche l'acqua se assunta in quantitativi esagerati può fare male: la parola farmaco deriva dal greco e significa veleno, dipende tutto dal dosaggio; la parola droga, ancora oggi in inglese significa farmaco e sta ad indicare tutto ciò che teniamo in casa nel mobiletto dei medicinali".

Poi c'è l'intervento di Giovanni Serpelloni, che era il responsabile del Dipartimento delle politiche antidroga ai tempi di Giovanardi, quando venne diffusa la bufala che la cannabis creerebbe i buchi nel cervello. "Dal punto di vista scientifico la percentuale dello 0,5% vuol dire che in un grammo di vegetale possono esserci fino a 5 milligrammi di THC", spiega sottolineando che: "Ebbene questa quantità di THC è quello che viene definitivo in termini tossicologi ‘dose minima drogante’ quindi assumendo tale quantità di sostanza si hanno effetti psicoattivi su coordinamento, guida dei veicoli e percezione della realtà. In una scatoletta di 8 grammi di vegetale, una di quella in commercio nei nuovi negozi, vi sono fino a 40 milligrammi Thc. Faccio presente che uno spinello medio ne contiene 25 milligrammi”.

Risponde ancora il dottor Calvi: “Il problema degli effetti del THC, posto in questa maniera è un falso problema perché innanzitutto varia nel singolo e dipende da diversi fattori, ma soprattutto è dimostrato scientificamente che il CBD, di cui la cannabis light è ricca, ne contrasta gli effetti, quindi non posso avere un effetto psicotropo con la cannabis light, non ci sono storie. E’ un discorso assurdo”.

“Non possiamo nascondere il disappunto nel vedere utilizzata la manovra di bilancio, che dovrebbe prevedere unicamente interventi volti alla gestione economica e finanziaria del Paese, per legiferare su un ambito strettamente sociale e sanitario” è la presa di posizione della comunità di San Patrignano e di altri politici, alla quale facciamo rispondere dall’avvocato Giacomo Bulleri, esperto di settore, "Al di là del dato tecnico di un emendamento – che comunque è assolutamente compatibile con le esigenze produttive, industriali e quindi finanziarie tipiche di una legge di bilancio – questo "coro di no" cita la scienza veramente a sproposito dimostrando di ignorare completamente una enorme mole di dati e studi scientifici che hanno portato da tempo l'OMS a chiedere la riclassificazione della pianta di canapa che, prima di tutto, è una pianta industriale e non una droga, peraltro per espressa previsione comunitaria. Mi auguro che si tratti del canto del cigno di un pensiero superato, non veritiero ed ormai quasi stucchevole"

Infine sottolineiamo che, in quasi 3 anni in cui la cannabis light è stata disponibile sul territorio nazionale, non si è verificato nemmeno un incidente che abbia riguardato la salute pubblica. Non solo, perché di recente l’OMS, che ha chiesto che la cannabis venga riclassificata nelle tabelle internazionali riconoscendone le proprietà mediche, si è anche espressa sui prodotti che contengono CBD e THC sotto allo 0,2%, spiegando che non vanno inseriti in nessuna tabella. E chiudiamo con un’annotazione tecnica: in Svizzera, dove la cannabis light è regolata come sostituto del tabacco, il limite di THC è il doppio di quello stabilito dal provvedimento italiano, e cioè all’1%.