Si apre oggi il processo bis per il rapimento e la scomparsa di  Silvia Romano, la volontaria italiana prelevata con la forza da uomini armati nove mesi fa in Kenya dove era impegnata in un programma di aiuto alla popolazione locale a Chakama, un piccolo villaggio a un centinaio di chilometri da Malindi. Dopo la prima udienza a carico di due dei presunti autori del sequestro, Moses Luwali Chenbe e Abdulla Gababa Wari, infatti, oggi nel Paese africano si apre il processo anche per Ibrahim Adan Omar, uno dei presunti organizzatori  del rapimento di Silvia Romano. Un procedimento giudiziario ancora più importante che potrebbe fare luce  su alcuni aspetti ancora molto oscuri della vicenda della volontaria milanese. L'uomo è accusato di aver organizzato la banda di rapitori e di aver reclutato i componenti del commando formato da almeno otto persone  che hanno assaltato il villaggio per portare via Silvia Romano tra cui i due già a processo.

Silvia Romano, il mistero dei mandanti del rapimento

La speranza è che dal processo possano uscire fuori i veri mandanti del sequestro della cooperante della Olus Africa Milele , tutt'ora sconosciuti così come la sorte della 24enne italiana. Ibrahim Adan Omar infatti sembra essere solo un'altra pedina solo un gradino sopra gli autori materiali di un complesso e misterioso rapimento . Sull'intera vicenda le autorità locali però continuano a mantenere il massimo riserbo.  Sia gli inquirenti sia a livello politico tutti sembrano aver calato un velo sulla vicenda della ragazza milanese si cui ormai non si hanno più notizie certe dal dicembre del 21018. I rapitori incriminati infatti hanno confermato di averla vista in vita fino alla fine dell'ano scorso e cioè prima che passasse di mano e venisse consegnata ad un'altra banda. Da allora però nessuno si è fatto vivo per rivendicarne il rapimento o chiedere un riscatto a parte  le mail spedite da certo Yusuf Aden ritenute però non credibili.

Il silenzio e le indagini sul sequestro di Silvia Romano

Un silenzio sulla vicenda di Silvia Romano condiviso in parte anche dalle autorità italiane che dal loro canto parlano di piena collaborazione con le autorità keniane con cui ci sono stati diversi contatti nel corso dei mesi. Sul posto si sono recati anche i carabinieri del Ros anche se la polizia locale ha preteso che non vi siano interferenze promettendo di condividere i fatti accertati e l'avanzamento delle indagini. Gli inquirenti italiani però assicurano che si tratta di un silenzio solo per non dare vantaggi ai sequestratori perché le attività di ricerca e di indagine continuano senza sosta.