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Settanta ore di straordinari al mese, autista di bus padovano costretto in stampelle: aziende devono risarcirlo

L’autista, oggi poco più che sessantenne, è arrivato ad accumulare picchi di 70 ore di straordinario in un solo mese, oltre al normale orario di servizio. Il Tribunale del Lavoro ha condannato due aziende a risarcirlo.
A cura di Davide Falcioni
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Una vita trascorsa letteralmente al volante, tra turni massacranti e straordinari record, ha segnato per sempre la salute di un conducente del trasporto pubblico padovano, tanto che oggi l'uomo è costretto a camminare con le stampelle; il Tribunale del Lavoro tuttavia ha finalmente messo un punto fermo sulla sua vicenda, stabilendo una connessione diretta tra l'attività professionale e la grave patologia che lo ha colpito al rachide cervicale.

Come racconta il Corriere della Sera, il giudice ha accolto il ricorso presentato dall'ex dipendente, assistito dall'avvocato Cosimo Damiano Cisternino. La sentenza riconosce la responsabilità delle società Aps e Busitalia, condannandole al pagamento del danno biologico differenziale: una somma di diverse decine di migliaia di euro che va a integrare quanto già corrisposto dall'Inail.

Secondo il legale, si tratta di "un caso emblematico di esposizione prolungata a ritmi insostenibili", tesi che ha trovato conferma nelle aule di giustizia. Le prove emerse durante il procedimento infatti raccontano un periodo, compreso tra il 2003 e il 2017, caratterizzato da una disponibilità quasi totale verso le richieste aziendali. L'autista, oggi poco più che sessantenne, è arrivato ad accumulare picchi di 70 ore di straordinario in un solo mese, oltre al normale orario di servizio.

A peggiorare il quadro clinico hanno contribuito anche le carenze strutturali dei mezzi. Per anni i sedili degli autobus non avrebbero garantito una tutela adeguata alla salute dei conducenti e le migliorie tecniche sui posti di guida sarebbero arrivate solo in tempi recenti, quando il danno era ormai consolidato.

La gravità della situazione è certificata da un'invalidità permanente del 42% già riconosciuta dall'Inail. Il giudice ha tuttavia ravvisato un concorso di cause: prima di approdare al trasporto pubblico, l'uomo aveva lavorato in un'industria dolciaria movimentando carichi pesanti, attività che aveva già sollecitato la sua colonna vertebrale.

Il progressivo deterioramento fisico aveva portato l'autista a essere inizialmente rimosso dalla guida per mansioni interne, fino alla definitiva dichiarazione di inidoneità totale. Attualmente l'ex lavoratore percepisce un assegno di invalidità in attesa della maturazione dei requisiti per la pensione.

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