E' pieno di cantieri nel quartiere Borgo Vittoria di Torino, in zona via Fossata, dove recenti riqualicazioni lasciano grandi spazi della città ancora ostaggio di lavori in corso da anni. Il parcheggio dove si trova la macchina che Rachid usa come letto da 4 mesi è circondato da una scuola, da palazzi alti e da una piccola stazione ferroviaria. La macchina ha ruote sgonfie e il parabrezza spaccato, dentro ci sono coperte e sacchi di plastica con dentro vestiti e oggetti.

"C'è tutta la mia vita attuale lì dentro – mi racconta Rachid, che non vuole farsi riprendere in viso – è la mia villetta grigia, me l'ha prestata un connazionale che mi aveva visto dormire sulla panchina. Mi ha portato giù una copertina rosa e mi ha detto che potevo dormire lì perchè faceva troppo freddo".

Il quartiere di Borgo Vittoria in zona rossa è freddo e sui marciapiedi si affrettano verso casa donne e uomini con la mascherina e il passo veloce. Sta calando la sera e alcuni cittadini del quartiere si avvicinano a Rachid per lasciargli qualche soldo e un po' di spesa: oggi non ha ancora mangiato e non fatico a intravedere le ossa sotto il suo giubbotto spesso.

"Ho conosciuto Rachid qui nel parcheggio – mi spiega Luca, abitante del quartiere – e lui mi ha raccontato la sua storia. Sono rimasto stupito di come sia potuta succedergli una cosa così dopo il suo gesto di eroismo. Stiamo muovendo tutte le nostre conoscenze per aiutarlo a trovare una casa e un lavoro".

"Quando mi sono accorta di lui – racconta Giorgia – sono subito andata a portargli quello che potevo dal frigorifero. Nemmeno io me la passo bene economicamente, ma non è giusto che una persona che ha salvato due vite, madre e figlia, sia ridotta così".

Oltre al quartiere, diversi politici locali si sono interessati alla vicenda e pare che ci sia un interessamento da parte di un imprenditore nel settore alberghiero: "Rachid sa cinque lingue, è qui da moltissimi anni – continua Luca – ma quello che potrebbe fare la differenza è concedergli la cittadinanza italiana, anche in virtù del suo eroismo".

Il vero desiderio di Rachid Saiad infatti non è soltanto uscire da questa situazione, ma riuscire a vivere in Italia con la sua famiglia, che attualmente è a Casablanca e che non sente da parecchio: "Mi vergogno a dire loro come sono finito – mi racconta con la testa tra le mani – avevo promesso a mio figlio che sarei riuscito a farlo studiare in Italia".

Per chi volesse contattare Rachid per dargli una mano in qualche modo a venire fuori da questa situazione, può contattarlo direttamente al 351.2395221. Non ha whatsapp.