Nega l’esistenza della pandemia da Coronavirus e per questo viene sottoposto a Tso. Protagonista è Dario Musso, attivista politico, fratello dell’avvocato Lillo Musso, candidato perdente alla carica di sindaco di Ravanusa, in provincia di Agrigento. L’episodio è avvenuto il 2 maggio scorso nello stesso comune siciliano. Il 33enne è stato successivamente “coattivamente” ricoverato presso l’Ospedale di Canicattì dove sarebbe stato immobilizzato. Ora Chi l'ha Visto? Ha mostra il video che riprende il momento in cui l’uomo viene sedato in strada con l'accusa di aver violato le restrizioni e protestato contro il lockdown per il Covid 19. Un caso che è finito anche nell’aula della Camera con una interrogazione indirizzata al ministro dell'Interno Luciana Lamorgese in cui si chiede di fare chiarezza.

Queste le parole del fratello riportate su Facebook:

Per ben quattro giorni non abbiamo potuto avere notizie concrete né sentire per telefono la sua voce. Ho dovuto combattere, subire umiliazioni, ingoiare rospi. Ma ora è tutto chiaro. Sono riuscito dopo quattro giorni a sentirlo per telefono. Il suo primo pensiero è stato: “come sta mamma?”. È legato ad un letto, sedato ma cosciente, con la flebo, con il catetere, senza possibilità di andare in bagno, alimentato/imboccato dagli infermieri. Legato braccia e gambe al letto… Intervenga lo Stato!”.

La pandemia non esiste, uscite tutti di casa e levatevi le mascherine”, aveva urlato Dario Musso il 2 maggio scorso prima che le forze dell'ordine intervenissero per fermarlo per sottoporlo a Tso che poi è stato convalidato dal sindaco Carmelo D’Angelo. Sul prestampato della proposta di procedura sanitaria i medici hanno scritto che l’uomo presentava “scompenso psichico e agitazione psicomotoria”. Il sindaco di Ravanusa ha spiegato che a indurre la decisione siano stati anche i comportamenti pregressi dell'uomo, che qualche giorno prima aveva bruciato la sua carta di identità davanti a un carabiniere, dopo essere stato fermato a un posto di blocco.

La denuncia della famiglia

La famiglia Musso però non ci sta e cita gli articoli 21 e 32 della Costituzione sulla libertà di opinione e di salute, violati entrambi dal primo cittadino peraltro già denunciato nel 2016 dallo stesso fratello avvocato, Lillo, perché D'Angelo (poi rinviato a giudizio) aveva negato l'utilizzo della biblioteca comunale per una conferenza con il cantante Povia, sostituendola poi con un convegno incentrato sulle motivazioni a favore del referendum costituzionale dello stesso anno.

Il caso finisce in Parlamento

La vicenda ha provocato diverse reazioni tra cui quella della deputata Sara Cunial (Gruppo misto) che ha presentato un'interrogazione: "Un uomo ha manifestato la sua opinione nei limiti costituzionali – si legge nel documento – senza arrecare pregiudizio alcuno alla sicurezza. L'interrogante ritiene che atteggiamento di questa natura (il Tso) siano altamente lesivi delle libertà personali e costituzionali e che occorra un intervento urgente da parte del governo per porre fine sul nascere ad atteggiamenti di tale natura da parte dei sindaci".