Per la morte di Stefano Cucchi c'è già stato un processo nell'ambito del quale sono state pronunciate sentenze definitive ma si è rivelato "un processo kafkiano, frutto di uno scientifico depistaggio messo in atto perché si stava giocando un'altra partita truccata all'insaputa di tutti". È quanto ha dichiarato oggi, davanti alla prima corte d'assise di Roma, il pm Giovanni Musarò in apertura della sua requisitoria nel processo bis sulla morte del giovane 31enne romano, avvenuta il 22 ottobre 2009, che vede come imputati tre carabinieri per omicidio preterintenzionale. Il riferimento è al complesso meccanismo di depistaggio che per anni ha sviato le attenzione dai militari dell'arma coinvolti per portare sul banco degli imputati tre agenti penitenziari, poi assolti, e i medici dell'ospedale Sandro Pertini dove Stefano Cucchi è morto a seguito delle percosse ricevute durante il suo arresto.

"Processo Cucchi frutto di un depistaggio scientifico"

"Non possiamo fare finta che non sia successo niente, di non sapere e di non capire che quel processo kafkiano è stato frutto di un depistaggio iniziato con un verbale d’arresto falso, sottoscritto dal maresciallo Mandolini, con gli attuali imputati seduti all'epoca sul banco dei testimoni, con cateteri applicati a Cucchi per comodità e fratture lombari non viste apposta da famosi professoroni" ha aggiunto ancora il pm Musarò, proseguendo: "Non è nella fisiologia di un processo che gli imputati siedano sul banco dei testimoni ed i testimoni al posto degli imputati. Tutto ciò non è' successo per sciatteria, ma per uno scientifico depistaggio cominciato la notte tra il 15 e il 16 ottobre del 2009 alla stazione Appia dei carabinieri, quando il ragazzo venne arrestato".

Il teste : "Si sono divertiti a picchiarlo"

Il procuratore ha ricordato che fin dal 2014 nelle indagini erano citati due carabinieri come autori del pestaggio contro Cucchi. A rivelare  la circostanza agli inquirenti era stato un altro detenuto, Luigi Lainà, che nella notte tra il 16 e il 17 ottobre del 2009 incontrò Cucchi nell'infermeria del carcere di Regina Coeli dove entrambi erano richiusi. Lainà aveva riferito nel corso del processo che Cucchi gli aveva detto di "essere stato picchiato da due carabinieri" e che gli era stato intimato di dire che le ferite erano "causa di una caduta". "Gli chiesi chi l’aveva conciato così, mi disse che erano stati i carabinieri che si erano proprio divertiti" spiegò Lainà, come ha ricostruito il pm.

La svolta nel processo Cucchi a la testimonianza di Casamassima

Una testimonianza quella di Lainà che però non ha avuto molto peso nel processo per la morte Cucchi fino a quando non è uscito allo scoperto un altro carabiniere, Riccardo Casamassima, che nel 2015 ha contattato l’avvocato della famiglia Cucchi dando una svolta alle indagini. Casamassima racconta di aver assistito allo sfogo del maresciallo Mandolini che arrivato in caserma avrebbe detto “È successo un casino, i carabinieri hanno arrestato uno e lo hanno massacrato”, aggiungendo che “stavano cercando di scaricare la responsabilità su quelli della penitenziaria e non sapevano come fare". Il riferimento è ai carabinieri Alessio Di Bernardo, Raffaele D’Alessandro e Francesco Tedesco, ora a processo con l'accusa di aver colpito Stefano Cucchi con schiaffi, pugni e calci, procurandogli lesioni divenute mortali.

"Pestaggio di Cucchi degno di teppisti da stadio"

"Le lesioni più gravi sono state prodotte dalla caduta di Cucchi, dopo un violentissimo pestaggio" ha sottolineato Musarò, aggiungendo: "Quella caduta è costata la vita a Stefano Cucchi che si è fratturato due vertebre. Lui perse 6 kg in 6 giorni. Non mangiava perché aveva dolore, stava male. E per il dolore non riusciva neppure a parlare bene. Questo notevole calo ponderale è riconducibile al trauma dovuto al violento pestaggio". Un pestaggio che lo stesso pm definisce "Vile " e  "degno di teppisti da stadio". "I carabinieri Alessio Di Bernardo e Raffaele D'Alessandro, autori di un'aggressione così vile, non è che sono stati sfortunati in quella circostanza. Se la sono presa con una persona che sotto peso, di appena 40 kg, consideravano un drogato" ha sottoelencato il pm ricostituendo quei momenti:"Cucchi, che aveva rifiutato il fotosegnalamento, comincia a battibeccare con Di Bernardo che gli molla uno schiaffo. Cucchi barcolla indietro. D'Alessandro gli dà un calcio e Cucchi va in avanti. Poi arriva una violenta spinta e il ragazzo cade indietro, sbattendo a terra sedere e nuca e viene colpito con un calcio in faccia che gli provoca una frattura della base cranica. A quel punto, Francesco Tedesco, il terzo carabiniere che assiste alla scena interviene, blocca i colleghi, evita che a Cucchi arrivi un altro calcio, aiuta il ragazzo a tirarsi su e avverte subito il maresciallo Roberto Mandolini, comandante della stazione Appia, per raccontargli quello che era successo".

Ilaria Cucchi: "Lo Stato è con noi"

"Oggi comunque vada, mentre sto ascoltando il pm Musarò sto facendo pace con quest'aula. Sono commossa. È presente anche il Procuratore facente funzioni, Prestipino. Il mio pensiero va al Procuratore Pignatone. Lo Stato è con noi" ha scritto su Facebook la sorella di Stefano, Ilaria Cucchi, che era presente in aula nel giorno della requisitoria del pm al processo sulla morte del fratello.