@Michelangelo Caruso.
in foto: @Michelangelo Caruso.

È arrivato settembre, il mese che per molti si porta via l’estate. Il caldo degli scorsi giorni sembra essersi attenuato. Ma c'è un’immagine, un simbolo, che “imprigiona” in una foto un messaggio carico di significato sociale. È uno scatto di Michelangelo Caruso, graphic designer di 33 anni, catanese. Caruso ha immortalato un venditore ambulante, che vicino alla battigia si è fermato per ore a parlare con un bambino. E proprio il 33enne racconta la storia che si nasconde dietro quello che, sui social, è stato ribattezzato lo “scatto di fine estate”.

Siamo a Brolo, sulle coste della provincia di Messina. «Ero con un mio amico, avremmo passato la notte su quella spiaggia a fare le foto al cielo». È il giorno di San Lorenzo, la notte delle stelle, dei desideri da esaudire. I due ragazzi hanno notato il venditore che percorreva la spiaggia. Un ragazzo giovane, «di una ventina d’anni ad occhio e croce». Trasportava i tamburi e alcuni oggetti originari della sua terra. «Ad un certo punto il ragazzo è stato avvicinato da un bambino che si annoiava. Il padre era sotto l’ombrellone con il cellulare, a gestire delle telefonate di lavoro, quindi lui, con tutta la sua intraprendenza, ha deciso di avvicinarsi al venditore. Appena si sono visti, si sono stretti la mano, quasi come se si conoscessero da una vita. In realtà non si erano mai visti prima. A quel punto si sono seduti e hanno cominciato a parlare».

Una scena che ha colpito Caruso, che non ha potuto fare a meno di racchiuderla in una foto e di postare la storia sui social. «Non è facile dire chi ha avvicinato chi – racconta -, è stato un episodio spontaneo». Il bambino, con la sua curiosità, «ha chiesto al venditore di provare tutti i tamburi che aveva. Poi hanno chiacchierato a lungo, ha scelto il suo tamburo preferito, ha ringraziato il ragazzo, gli ha “lasciato” un sorriso. Subito dopo è sparito».

Una storia che ha destato curiosità anche sui social network. «Da lontano non era facile sentire cosa si dicessero, ma non era necessario, perché la comunicazione viaggiava su un livello non verbale, fatto di curiosità e del ritmo di quel tamburo che rendeva la scena ancora più simbolica». Come abbattere le barriere con spontaneità. E il messaggio, questa volta, arriva da un bambino, che con la sua semplicità, e in una foto, dimostra che un mondo senza pregiudizi è (ancora) possibile.