La 31enne di Prato che ha avuto una relazione con un suo allievo adolescente, da cui è nato anche un figlio, frequentava online anche siti pedopornografici. La rivelazione shock arriva dalla Procura di Prato che ha spiegato i motivi che nella mattinata di mercoledì hanno portato gli inquirenti a far scattare gli arresti nei confronti della donnaNell'ordinanza di custodia cautelare, i pm di Prato hanno parlato di gravi indizi di colpevolezza nei confronti della signora che hanno portato a ritenere necessaria la misura degli arresti domiciliari emanata dalla gip ed eseguita dagli uomini della squadra mobile. Per la Procura infatti sia la gravità dei reati contestati, sia la possibilità di inquinamento delle prove da parte della donna sono elementi che hanno pesato sulla scelta finale di richiederne l'arresto.

Secondo gli inquirenti, inoltre, il profilo dell'imputata emerso del indagini fa sospettare che ci sia la possibilità che possa reiterare anche il reato di atto sessuali con minori. Durante le indagini avrebbe tentato nuovi approcci con la presunta vittima dei suoi reati. Da questa nuova accusa contro la donna probabilmente dipendono anche le perquisizioni scattate in casa della donna stamattina insieme all'arresto. Al termine gli agenti infatti hanno sequestrato diverso materiale informatico. Da parte della donna "è emersa la frequentazione di siti pedopornografici" e "di contatti con altri ragazzi minori. Per quanto riguarda queste frequentazioni abbiamo anche acquisito delle informazioni di natura dichiarativa", ha detto il procuratore Giuseppe Nicolosi in conferenza stampa, aggiungendo: "Ora nel quadro che si presenta per le indagini si tratterà di completare le acquisizioni testimoniali. I contatti risultano, per quello che abbiamo raccolto, per via informatica". In totale dono tre i reati contestati alla 31enne: oltre agli atti sessuali con minore c'è anche la violenza sessuale per induzione. Secondo i pm infatti la donna avrebbe minacciato il ragazzino che in caso di interruzione della relazione lei si sarebbe tolta la vita o avrebbe portato il loro figlio nei pressi della scuola che frequenta il ragazzino.

Spiegando anche i motivi che hanno portato all'iscrizione nel registro degli indagati del marito della 31enne, i magistrati hanno ribadito che dalle indagini è emerso senza dubbio che il piccolo è figlio del minore vittima e che l'uomo sapeva del fatto. Nonostante tutto però lo ha riconosciuto come suo rendendosi responsabile del reato di "alterazione di stato", un reato che si applica a chi altera lo stato civile di un neonato. Un fatto, che secondo gli inquirenti, sarebbe confermato anche dai suoi comportamenti quando ha accompagnato la moglie al Palazzo di Giustizia. Prima di dare il consenso all’analisi del Dna sul neonato, ai magistrati infatti aveva detto: "E adesso che cosa succede, rischio di perdere mio figlio?". Intanto uno degli avvocati che assiste la trentunenne ha già annunciato ricorso contro l'arresto spiegando che presto presenterà "richiesta di riesame al tribunale della libertà". "È scossa, ma vediamo ora il da farsi" ha commentato il legale uscendo dalla procura.