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Prato, condannato per violenza sessuale su minore esce dal carcere 6 mesi prima perché la cella è troppo affollata

Un 61enne uscirà dal carcere 6 mesi e mezzo prima del termine della condanna perché il Tribunale di Firenze ha accolto la sua richiesta. A Fanpage.it l’avvocato Andrea Palazzeschi spiega: “Se un detenuto vive in condizioni degradanti ha diritto a una riduzione di pena”
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Uscirà dal carcere 199 giorni prima del termine della pena perché il Tribunale di Sorveglianza di Firenze ha riconosciuto le condizioni "degradanti" della vita nella casa circondariale di Prato. Si tratta di un cittadino pakistano 61enne condannato in via definitiva a 12 anni per violenza sessuale su minore.

L'uomo nel corso degli anni ha più volte presentato richiesta per uscire prima dal carcere, come spiega a Fanpage.it l'avvocato che lo assiste, Andrea Palazzeschi: "Se un detenuto vive in condizioni degradanti ha diritto a una riduzione di pena". Il 61enne verrà quindi scarcerato dal carcere della Dogaia, il secondo istituto penitenziario della Toscana in termini di dimensioni e capienza.

L'avvocato: "Cella troppo affollata, situazione degradante"

Dopo la condanna per violenza sessuale su minore, il 61enne è entrato nel carcere della Dogaia di Prato. Qui però si è trovato davanti a una situazione che il suo avvocato non esita a definire "degradante". "Uno dei gliiteri per valutare se la situazione è degradante oppure no sono anche i metri quadri a disposizione del detenuto in cella. Ognuno dovrebbe averne almeno tre metri. Questo però è solo uno dei parametri, gli altri riguardano le condizioni generali del carcere".

L'uomo è rimasto per oltre 2 mila giorni in cella insieme ad altri due detenuti vivendo in spazi ristretti, come hanno accertato i giudici che hanno accolto la richiesta del detenuto, consentendo la scarcerazione 199 giorni prima del termine della pena, prevista per il 2027. "Mi capita abbastanza frequentemente di fare istanze del genere – spiega il legale – Perché si riscontrano spesso condizioni degradate all'interno delle carceri".

L'avvocato si basa sulla testimonianza dell'assistito e sui report redatti annualmente da Antigone, associazione nazionale che si occupa dei diritti delle persone detenute. "Il carcere della Dogaia è presente in quasi tutti i report dal 2018 in poi", sottolinea.

Cosa dice il report di Antigone sul carcere della Dogaia

Gli operatori di Antigone si occupano di fare regolarmente visite all'interno delle carceri italiane per accertare le condizioni di vita dei detenuti. Tra gli istituti visitati c'è anche quello della Dogaia di Prato dove l'associazione segnala che "le criticità tipiche del carcere che sono riscontrabili su tutto il territorio nazionale in questo momento storico, trovano nell’istituto di Prato la massima espressione".

La complessità della situazione alla Dogaia per Antigone "è riscontrabile nella varietà della popolazione detenuta: si osservano numerosi casi psichiatrici e di tossicodipendenza. Inoltre Prato accoglie frequentemente detenuti trasferiti da altri istituti per ordine e sicurezza (al momento della visita circa 90), di conseguenza si osserva che gli eventi critici sono all’ordine del giorno, con frequenti aggressioni al personale, a danno degli altri detenuti e agli arredi". Tutto questo si traduce in una "tensione psicologia diffusa in tutto l’istituto" e riscontrata anche durante la visita del 2024.

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