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Va con una prostituta ma non si ferma dopo i 20 minuti pattuiti: pastore condannato per stupro a Ofena

Un pastore 35enne residente a Ofena (L’Aquila) è stato condannato a quattro anni e un mese di reclusione per violenza sessuale: era andato con una prostitua ma non si era fermato dopo i 20 minuti concordati e le aveva sottratto 30 euro dalla borsetta.
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A cura di Redazione
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È andato con una prostituta ma dopo i 20 minuti pattuiti con lei non ha voluto fermarsi e ha continuato. Per questo un pastore 35enne di origine pakistana ma residente di Ofena, in provincia de L'Aquila, è stato condannato per stupro a quattro anni e un mese di reclusione. Secondo quanto riporta Il Messaggero, il giovane non avrebbe rispettato quanto concordato con la donna, dando origine a una vicenda sfociata in un processo per violenza sessuale e furto, che si è conclusa qualche giorno fa. Il pubblico ministero Ugo Timpano aveva chiesto la condanna a quattro anni e sei mesi.

Tutto è cominciato nell'aprile di due anni fa, quando il 35enne aveva contattato una prostituta de L'Aquila. I due arrivarono ad un accordo: venti minuti di prestazione per 50 euro in totale. Ma, secondo quanto denunciato dalla donna, le cose sarebbero andate diversamente il tempo concordato sarebbe trascorso prima che il rapporto si concludesse. Così lei si sarebbe rifiutata di proseguire, ma a quel punto, sempre secondo l'accusa, il cliente avrebbe proseguito per 4 minuti di orologio contro la volontà della donna. Lui l'avrebbe bloccata sul letto, immobilizzandola e costringendola a subire atti sessuali.

L'aggressione sarebbe stata interrotta solo dopo che la donna è riuscita a liberarsi e a chiamare la centrale unica di soccorso. Quando i carabinieri sono arrivati sul posto, il 35enne era ancora presente, seduto sul letto. Di qui l'arresto con misura cautelare commutata in obbligo di dimora ad Ofena. Intanto, aveva anche sottratto dalla borsetta della donna 30 euro in contanti, sostenendo che quella somma gli spettasse come restituzione del denaro versato per una prestazione che, a suo dire, non era stata portata a termine.

Diversa la ricostruzione della difesa, rappresentata dall'avvocato Luigi Immanuel Aloè del Foro di Teramo, l'imputato, che quella sera avrebbe abusato di alcolici, non sarebbe stato in grado di comprendere adeguatamente la lingua italiana.

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