Uccise la madre con l’accetta dopo un rimprovero, Filippo Manni dal carcere va in comunità: “Seminfermo di mente”

Filippo Manni, il 22enne di Racale che il 17 giugno 2025 uccise con un'accetta da boy scout la madre, Teresa Sommario, 52 anni, non è più detenuto in carcere perché è stato riconosciuto un vizio parziale di mente.
Su disposizione del giudice per le indagini preliminari di Lecce Giulia Proto, il 22enne è stato trasferito nei giorni scorsi in una Comunità riabilitativa assistenziale psichiatrica.
Il trasferimento in una Crap è stato deciso sulla base dell'esito di una consulenza psichiatrica, disposta nell'ambito di un incidente probatorio. È emerso che il giovane è affetto da un vizio parziale di mente, ma comunque in grado di stare in giudizio.
Il prossimo 8 ottobre si celebrerà l'udienza preliminare per discutere la richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla Procura di Lecce. Manni, difeso dall’avvocato Rocco Alagna del Foro di Bologna, aveva 21 anni quando ha ucciso la madre. Era stato fermato dalle forze dell'ordine dopo aver vagato per alcune ore per il paese.
Al termine dell’interrogatorio, durante l’udienza di convalida del fermo presso il carcere di Borgo San Nicola, aveva confessato l'omicidio, spiegando il motivo della violenta aggressione: un rimprovero rivoltogli dalla donna per essere entrato in casa senza salutare.
Il fratello 17enne di Manni era presente in casa al momento del fatto e aveva assistito alla scena. Era riuscito ad allontanare il 21enne dall'abitazione e aveva tentato di salvare la madre. Sul posto erano rapidamente arrivati i soccorsi, ma per Sommario non c'era stato nulla da fare.
Le indagini erano state affidate alla Compagnia di Casarano e al Nucleo Investigativo di Lecce. La vittima era una stimata dipendente della sede CNH Industrial di Lecce, dove aveva lavorato per quasi 20 anni nell'ufficio acquisti. Era ex moglie dell’assessore ai lavori pubblici, Daniele Manni, i due erano separati da tempo ma erano rimasti in buoni rapporti.