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Fandy rinasce nella comunità Kayros dopo il carcere: “Con il rap ho gettato la maschera che la strada pretendeva”

Fandy, dopo il carcere, rinasce con la comunità Kayros di Don Claudio Burgio: dall’incontro con Achille Lauro all’uscita dell’Ep “Avvelenato” con il feat di Lucariello. Qui l’intervista.
Fandy, 2026
Fandy, 2026

Fandy, nome d'arte del 21enne di origini sudamericane Andy Amadeus Grandes Castro, è uno dei talenti musicali legati alla comunità Kayros di Milano, la struttura di Vimodrone fondata da Don Claudio Burgio. Dopo aver affrontato il carcere, la comunità gli ha permesso di raccontare un'altra parte di sé: "La musica mi ha permesso di mostrarmi senza maschere e senza filtri. In quartiere devi sempre fare il duro, devi dimostrare di essere serio e di non aver paura, quindi prima non mi ero mai aperto in questo modo". Poi la collaborazione con Achille Lauro nel 2024 e l'uscita di "Avvelenato", il suo Ep con all'interno una collaborazione con Lucariello in "Ti cambiano", insieme ai 2Shot, nome d’arte di due gemelli ventenni detenuti nell’IPM di Airola (Benevento): "Mi ha detto che ho una bella voce, e mi ha consigliato di continuare a spingere e di crederci sempre. Alla fine il punto è crederci. Puoi fare la musica più bella del mondo, ma se non ci credi tu per primo, non arrivi da nessuna parte". Qui l'intervista a Fandy.

Come ti sei avvicinato alla musica?

Fin da piccolo in casa mia c'è sempre stata. Per le famiglie sudamericane di solito è una routine: ogni domenica, quando si facevano le pulizie, si metteva su la musica. Poi, a 12 anni, sono stato in coma diabetico. È stato un periodo molto buio della mia vita e la musica mi ha salvato perché mi sentivo profondamente solo. Quando ascoltavo un certo tipo di musica non mi sentivo più perso.

E invece la scrittura?

Inizialmente non scrivevo canzoni, ma verso i 16 anni, quando mi sono avvicinato al mondo del rap, mi è venuta voglia di provare a scrivere pezzi miei. Inizialmente non volevo che uscissero, poi un mio amico ha fatto ascoltare la mia musica ai ragazzi del quartiere (Giambellino, Milano) ed è piaciuta molto. Mi hanno spinto ad andare in uno studio, anche se non ne avevo mai visto uno.

Cosa ha significato per te quel momento?

Se non fosse stato per questi ragazzi, non mi sarei mai avvicinato a questo mondo. Abbiamo iniziato a far uscire un po' di musica con la "Six For Gang", con altri ragazzi del mio quartiere, non proprio tranquilli. Infatti, in quel periodo abbiamo fatto delle cavolate e io sono finito dentro.

Quando hai incontrato la comunità Kayros?

Quando sono uscito, i ragazzi della comunità mi hanno trascinato a bordo con loro, anche in uno studio. La comunità aveva un accordo anche con Universal, quindi avevo trovato una bella realtà con cui provare a fare carriera.

Racconta quel periodo il tuo Ep "Avvelenato"?

Il progetto racconta in pratica la mia vita, da quando ho iniziato a fare cavolate fino all'arresto. Sento che tante cose mi hanno, in un certo senso, contaminato. Mi hanno influenzato, ma in modo negativo.

In cosa ti ha aiutato la comunità Kayros invece?

La musica mi ha permesso di mostrarmi senza maschere e senza filtri. In quartiere devi sempre fare il duro, devi dimostrare di essere serio e di non aver paura, quindi prima non mi ero mai aperto in questo modo. Mostrarsi duri serve per farsi rispettare. Con la musica, invece, ho scoperto me stesso e mi sono messo a nudo.

Ci sono altri ragazzi nella comunità che, vedendoti fare musica, si sono sentiti influenzati in maniera positiva e si sono avvicinati a questo mondo?

Assolutamente sì. Lì dentro tutti i ragazzi impazziscono per la musica, così come i collaboratori e gli educatori. Ci sono persone che si trovano lì per scontare dei problemi gravi. Al momento ci sono tanti ragazzi che seguono i laboratori e i progetti musicali.

E magari vedere che qualcuno ce la fa a pubblicare musica ufficialmente li motiva. Capiscono che è una possibilità reale.

Sì, capiscono che ci può essere un'opportunità anche per loro.

Nel 2024, hai avuto la possibilità insieme ad altri artisti in comunità, di collaborare con Achille Lauro: che esperienza è stata?

Bellissima. Abbiamo visto dal vivo che tipo di lavoro c'è dietro a un progetto di quel livello. Non c'era solo un videomaker o un fotografo: quel giorno in comunità c'erano trenta persone tra registi e stilisti, la struttura era pienissima. Ho visto come si lavora sul serio a certi livelli e ho preso ispirazione. Ho capito come funziona l'industria veramente. Inoltre, parliamo di artisti che spingono da tantissimo tempo, che si sono creati il loro percorso passo dopo passo. Ho preso questa esperienza come un modo per alimentare la mia motivazione.

E invece cosa ti ha sorpreso di Lucariello in "Ti cambiano"?

Mi ha detto che ho una bella voce, e mi ha consigliato di continuare a spingere e di crederci sempre. Alla fine il punto è crederci. Puoi fare la musica più bella del mondo, ma se non ci credi tu per primo, non arrivi da nessuna parte. Abbiamo anche girato un documentario: sono stato per la prima volta a Napoli. Volevamo incontrare i 2Shot, che hanno un feat nel brano, ma purtroppo li avevano trasferiti e non ci siamo riusciti.

Nel tuo segmento del brano racconti come "le cose cambiano": quali sono gli aspetti della tua vita e della tua quotidianità che sono stati influenzati e cambiati di più?

È un tema ricorrente. I rapper dicono sempre "Io non cambio, rimango lo stesso". Ma la verità è che non puoi non cambiare. Viviamo, cresciamo, e ogni giorno la vita ci trasforma. Ho voluto fare questa traccia proprio perché ho capito che, anche se provi a dirti che non cambierai mai, in realtà tutto ti cambia. Anche in una relazione: stai con una ragazza per cinque anni, vi lasciate, e ti rendi conto che sei cambiato. Non sei più la stessa persona. Magari sei migliore, ma non sei lo stesso di prima. Tutto ti cambia.

Mentre, nelle strofe dei 2Shot, cambia la prospettiva del brano.

Lucariello nel giro di una settimana ci ha mandato il pezzo con le voci dei ragazzi aggiunte sopra. All'inizio non sapevo nemmeno di chi fossero quelle voci. Mi sono limitato ad ascoltare quello che dicevano. Nel ritornello io canto "tutto ti cambia", e loro mi rispondevano nei testi dicendo "niente è cambiato, i soldi non ti cambiano la testa". Ci sta, perché loro vivono una realtà chiusa, diversa, e hanno la loro visione. Non volevo imporre la mia prospettiva. È stato proprio quello il bello: il confronto tra punti di vista. Ognuno ha il suo modo di vivere le cose e questa pluralità mi è piaciuta. Poi Lucariello ha chiuso la sua strofa e ha spaccato. È nato tutto in modo molto fluido e naturale.

Se dovessi pensare al cambiamento più radicale che hai vissuto negli ultimi anni, quale sarebbe?

Sicuramente il mio modo di pensare. Quando ero più ragazzino c'erano sempre problemi: litigi, questioni di soldi. Ho sempre cercato di non essere un peso economico per la mia famiglia. Però, mentre prima per fare soldi avrei fatto qualsiasi cosa, oggi ci penso due volte prima di fare una stupidaggine che potrebbe rovinare tutto. Sotto questi aspetti sono molto cambiato. Ha influito anche l'essere uscito dal mio quartiere: quando sono uscito dal giro, mi sono allontanato dalla zona. Se resti lì puoi anche voler cambiare, ma è molto più difficile perché l'ambiente, le persone e le influenze rimangono le stesse.

La quotidianità rimane sempre quella.

Sì, è una routine. E quando sei immerso nella routine non te ne accorgi, perché ci sei dentro. Te ne rendi conto solo quando te ne allontani un po'.

Mi incuriosisce sapere se, un domani, ti piacerebbe diventare un modello nella comunità Kayros, per aiutare i ragazzi che vogliono fare musica ed evadere attraverso l'arte. Ti vedi in questo ruolo in futuro?

Assolutamente sì. Mi piacerebbe trasmettere questa passione agli altri ragazzi. Quando li vedo fare musica in comunità, la loro voglia mi dà una carica immensa. È una cosa forte per me, perché ci ripenso e mi dico che quel ragazzino un tempo ero io.

Ti posso chiedere cosa ascoltavi quando eri tu quel ragazzino?

In quel periodo in quartiere ascoltavo molta roba americana trap, Lil Baby e Pop Smoke.

Quindi nulla di italiano, insomma.

Poco, perché con il mio gruppo ascoltavamo poca musica italiana. Ascoltavamo tanta musica latina e urban. Spaziavamo un po' su tutto in quel genere.

Qual è il tuo desiderio più grande per il futuro?

Non perdere mai la speranza. Continuare ad andare avanti, affrontare qualsiasi ostacolo mi si ponga davanti, superarlo e non fermarmi mai.

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