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21 Luglio 2022
07:51

Perché Beppe Pedrazzini potrebbe essere stato ucciso: tutti gli indizi che puntano su figlia e genero

Il Tribunale del Riesame di Bologna ha previsto l’apertura delle porte del carcere per la figlia ed il genero di Beppe Pedrazzini, l’uomo del pozzo. Cosa accadrà adesso?
A cura di Anna Vagli
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Dopo la decisione del riesame, appare chiaro, Marta Ghilardini da anello debole si è trasformata nel vero ago della bilancia per la risoluzione del giallo di Toano. Difatti,  rotto il tacito patto familiare ed addebitando le responsabilità a figlia e genero, la sua deposizione ha sicuramente ricoperto un ruolo decisivo per i giudici di Bologna. In questa direzione, il Tribunale del Riesame  ha accolto l'appello della Procura circa la misura della custodia cautelare in carcere per i coniugi Guida.

Dunque, per Silvia Pedrazzini, figlia di Beppe, e Riccardo Guida, marito della prima, potranno aprirsi presto le porte del carcere. Tutto preventivabile. Quando ci si interfaccia con geografie criminali che contemplano più di un componente della stessa famiglia e si rompe l’ingranaggio, l’indagine prende la giusta direzione. In altri termini, le risorse investigative – che non sono sconfinate per loro stessa natura – si incanalano verso coloro che hanno mostrato determinate caratteristiche comportamentali.

In questo senso, le dichiarazioni spontanee rese dalla donna hanno mandato in frantumi il piano diabolico di figlia e genero. Un verbo, frantumare, che sarà sicuramente familiare a Riccardo. L’uomo, difatti, dopo la confessione della suocera ha rilasciato molteplici interviste nelle quali, incalzato dai giornalisti che chiedevano come Beppe potesse essere finito nel pozzo, utilizzava sempre la stessa frase ad effetto: “Parlare di come Beppe è finito nel pozzo equivale a raccontare la storia della seconda guerra mondiale partendo dalla bomba di Hiroshima”. Perché, secondo il suo ragionamento, spiegare la caduta del suocero nel pozzo significava partire dalla fine del racconto. Mentre, dal suo punto di vista, ci sarebbe stato molto altro. Il tentativo dell’uomo era evidentemente quello di virare nuovamente l’attenzione su Marta. Tentativo maldestro, come dimostra l'intervenuta risposta dei giudici del riesame. Quindi, la coppia –  continuando a scegliere una linea non collaborativa – non ha fatto altro che aggravare la sua posizione. A questo punto, inceppatosi l'ingranaggio e incrinati gli equilibri, con l'apertura delle porte del carcere, la prossima a cedere potrebbe essere Silvia. La figlia di Pedrazzini, lontana da tutti e in regime di restrizione carceraria, potrebbe essere incentivata a raccontare la sua versione dei fatti. C'è (quasi) da scommetterci.

Che cosa succede adesso? Per Silvia e Riccardo è sempre più vicina l'apertura delle porte del carcere. Il loro legale ha dieci giorni di tempo per presentare ricorso, questa volta in Cassazione, contro il provvedimento del riesame. Dopodiché, il provvedimento sarà definitivo.  Certo, se questa sarà la strategia difensiva, c’è da credere che la Cassazione lo rigetterà. Difatti, dopo la confessione di Marta, il quadro a carico degli imputati è precipitosamente peggiorato.  Facendo emergere la loro natura spietata e di avidi speculatori: figlia e genero hanno anteposto i loro bisogni economici alla salute di Beppe. Ma la loro avidità e la perseveranza nel portare avanti il piano è emersa ancora una volta sia nella mancata volontà di partecipare al funerale di quest’ultimo, sia nella freddezza con la quale Silvia e Riccardo hanno ribadito davanti alle telecamere di essere costretti a vivere in un auto a causa del decesso dello stesso Beppe. Lamentando, quindi, una condizione di degrado. Senza, però, mai spendere una parola in memoria del defunto. Al contrario, rivendicando il blocco di un rogito. Testimoniando così ancora una volta come la morte dell'uomo non abbia avuto alcun tipo di riscontro emozionale su di loro. Seppur l'applicazione della misura non abbia investito anche la Ghilardini, la moglie dell'uomo continua ad essere indagata in concorso per sequestro di persona, soppressione di cadavere e truffa ai danni dello stato.

Beppe è stato ucciso?

La pista battuta dall'investigazione tradizionale è più che evidente. Ma, in un caso intricato come questo, dirimenti saranno gli accertamenti di matrice scientifica. Acclarato che Beppe era già morto quando è stato gettato nel pozzo per il mancato riscontro di acqua nei suoi polmoni, occorrerà, per definire il quadro investigativo, attendere gli esiti dell'esame autoptico e degli esami tossicologici.

Marta ha raccontato sino ad oggi che Beppe sarebbe stato segregato dalla fine di gennaio e poi morto tra le sue braccia per cause naturali l'8 marzo. Poi, dopo essere stato avvolto in un telo, sarebbe stato gettato nel pozzo da Silvia e Riccardo. La donna ha raccontato tutta la verità? O si è limitata a rivelare ciò che non poteva più tacere? O semplicemente ciò che le è stato raccontato da figlia e genero perché lei non era presente?  È possibile che la morte di Beppe non sia intervenuta per cause naturali, ma sia stata indotta mediante la sospensione di farmaci che l'uomo assumeva regolarmente? È ipotizzabile  il ricorso alle benzodiazepine? Beppe potrebbe essere stato avvelenato? Tutte ipotesi, ribadisco, che a mio avviso non possono essere escluse  fino agli esiti dell'autopsia e degli esami tossicologici.

Il movente

Secondo chi indaga figlia e genero avrebbero nascosto il corpo dell'agricoltore per continuare a percepire la pensione. A mio avviso, in verità, la faccenda era molto più ampia. In questo senso, le mire di Silvia e Riccardo riguardavano non solamente la sua pensione. Ma anche i suoi possedimenti agricoli. Come confermato dalla messa in vendita dell'appezzamento di terra dell'uomo, il cui valore era stato stimato intorno ai 120 mila euro, nei momenti immediatamente successivi a quello in cui risultava scomparso. Scomparsa, è bene ribadirlo, mai denunciata da nessuno dei tre familiari coinvolti nella vicenda. Quindi, perché nascondere il corpo di un padre morto per cause naturali se i possedimenti sarebbero andati ugualmente ad ingrossare il loro patrimonio ereditario con l'apertura della successione? È davvero ipotizzabile che la volontà di continuare a riscuotere la pensione sia stata sufficiente a muovere il piano criminale? La parola alla scienza.

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