La polizia di Stato di Nuoro ha eseguito quattro misure cautelari nei confronti di altrettanti minorenni che erano ospiti di una comunità per recupero di minori con particolari disagi comportamentali della provincia sarda. I quattro ragazzini sono ritenuti responsabili di sequestro di persona, estorsione, violenza sessuale, stalking, maltrattamenti, lesioni e danneggiamento. Due di loro sono stati sottoposti alla misura cautelare in carcere mentre gli altri due sono stati collocati in comunità. A condurre le indagini sono stati gli uomini della Squadra mobile di Nuoro coordinata dal procuratore della Repubblica presso il Tribunale dei Minorenni di Sassari Luisella Grazia Fenu. Secondo quanto ricostruito dagli agenti, le vittime degli abusi erano gli altri ospiti della comunità di recupero. Altri minorenni dunque e in particolare un ragazzo con una forma di autismo che veniva maltrattato e una ragazza che sarebbe stata costretta a subire atti sessuali.

Gli abusi sul ragazzo autistico – Dalle indagini sono emersi numerosi episodi di vessazione ai danni del ragazzo autistico che “spesso veniva preso a calci e pugni, oppure veniva colpito alla nuca o schiaffeggiato oppure gli venivano messe le mani al collo come per strangolarlo”. Da quanto ricostruito nel corso delle indagini, il minore è stato anche costretto a consegnare agli altri indagati del denaro che si procurava chiedendo, su loro richiesta, l’elemosina in strada. In un’altra circostanza gli aggressori avrebbero sfondato a calci la porta della stanza da letto del minorenne, irrorando il contenuto di un estintore all’interno della stanza e imbrattando gli arredi e gli effetti personali della vittima. Spesso il giovane veniva svegliato di notte con dei gavettoni d’acqua. Tre minori sono indagati anche per sequestro di persona in quanto, in una occasione, il ragazzo sarebbe stato rinchiuso nella sua stanza e sottoposto a sevizie.

Un’educatrice minacciata di morte con un pezzo di vetro – I quattro minori, stando a quanto emerso nel corso delle indagini, non risparmiavano neppure gli stessi educatori della comunità, quotidianamente oggetto di aggressioni verbali e fisiche e anche di minacce di morte. Secondo quanto accertato dalla polizia di Stato, talvolta le minacce sono seguite a danneggiamenti degli arredi della struttura. In una occasione, ad esempio, uno dei quattro minorenni, dopo aver rotto un quadro, brandendo un pezzo di vetro, avrebbe urlato a una educatrice dicendole che l'avrebbe sgozzata. Nella notte spesso accadeva anche che gli indagati urlassero entrando nelle camere degli altri ragazzi per svegliarli e danneggiare armadi o arredi. È emerso “come i giovani, con il loro comportamenti violenti e aggressivi hanno creato all’interno della comunità un clima di paura e di gravissima tensione, tale da indurre le vittime a cambiare le proprie abitudini, ad esempio mangiando in piani separati della struttura”.