"Quanto vale la vita di un vigile del fuoco?", è quanto chiedeva e si domandava sui social Antonino Candido, Nino come lo chiamavano gli amici, uno dei tre pompieri morti tragicamente su lavoro nella notte tra lunedì e martedì a seguito di una esplosione che ha distrutto una villa a Quargnento, in provincia di Alessandria. Era solo lo scorso giugno e Nino aveva condiviso sui social un messaggio che ricordava un'altra vittima del dovere, un collega pompiere morto nell'adempimento del suo dovere. "Quanto vale la vita di un vigile del fuoco? Quando si accorgeranno di noi e del lavoro pericoloso che facciamo? Lavoriamo in silenzio e abbiamo imparato a morire senza fare troppo rumore. Per quanto tempo ancora? Dignità e rispetto per i vigili le fuoco" recitava il messaggio condiviso su Facebook.

Appassionato di tatuaggi, basket e di viaggi, Nino però amava soprattutto il suo mestiere. Quel mestiere di pompiere  che il 32enne originario di Reggio Calabria aveva nel sangue. Voleva perpetuare la tradizione di famiglia e seguire le orme del padre, capo reparto dei Vigili del fuoco in servizio al distaccamento aeroportuale di Reggio Calabria. Per questo dopo il diploma all’istituto per Geometri della città dello Stretto e un breve passaggio nell’esercito, si era impegnato anima e corpo nel suo obbiettivo facendo il pompiere volontario fin dal 2006 presso il Comando di Reggio Calabria.

Alla fine del 2017 Nino infine aveva coronato quel suo sogno: era stato assunto come professionista e poteva indossare la divisa dei vigili del fuoco per sempre. Un risultato che l'anno successivo lo aveva spinto infine anche all'altro grande passo, sposare l'amore della sua vita, Elena, con la quale era andato ad abitare ad Albenga, in Liguria, dove aveva anche avuto un incarico prima di essere trasferito in Piemonte, al comando di Alessandria. Un amore che durava da anni e che resisteva ai turni e ai pericoli che Nino doveva affrontare quotidianamente e che è stato spezzato improvvisamente da una deflagrazione nella notte, una "esplosione voluta e deliberatamente determinata" come ha detto il procuratore di Alessandria Enrico Cieri dopo il sopralluogo nella cascina.