È morto ieri sera a Correggio (Reggio Emilia) Germano Nicolini, comandante partigiano, uno dei protagonisti della Resistenza in Emilia, noto con il nome di battaglia di ‘Diavolo'. Avrebbe compiuto 101 anni il prossimo novembre. Dopo la guerra fu accusato dell'omicidio di don Umberto Pessina e solo negli anni Novanta fu completamente scagionato dalle accuse, dopo la riapertura del processo.

"Ci ha lasciato Germano Nicolini, partigiano protagonista della Resistenza al nazifascismo. Fai buon viaggio Comandante Diavolo. Noi non ti dimenticheremo. Mai", ha scritto su Facebook il presidente dell'Emilia-Romagna Stefano Bonaccini.

La vita del comandate ‘Diavolo'

Diavolo era nato il 26 novembre 1919. Catturato a Roma dai tedeschi, riuscì a fuggire per poi entrare nel battaglione Sap della brigata Fratelli Manfredi, di cui diventò comandante.

Nel Dopoguerra divenne sindaco di Correggio (Comune che aveva liberato), ma venne arrestato nel 1947, accusato per l'omicidio di don Umberto Pessina e poi condannato a 22 anni. Uscì dal carcere per un indulto e nel 1994 emerse chi era il vero assassino: William Gaiti (oggi morto) il quale confessò dopo la pubblicazione della lettera sul Resto del Carlino, dal titolo ‘Chi sa parli', del comandante partigiano ed ex deputato Otello Montanari, che aprì uno squarcio sul cosiddetto ‘triangolo della morte', dove numerosi uomini di chiesa vennero uccisi da partigiani comunisti.

Così Diavolo e altri due partigiani, Antonio Prodi, detto Negus, ed Ello Ferretti, Fanfulla, furono scagionati e infine assolti nel processo di revisione celebrato a Perugia.

"Perdonarli? Non si può usare la parola perdono. Ero un bersaglio facile, un giovane sindaco di paese. Hanno colpito me perché si faticava ad accettare che si parlasse di riconciliazione", raccontava pochi mesi fa Diavolo, interpellato sul fatto che i vertici del Pci di allora sapessero chi fosse il vero assassino. Il 25 aprile scorso, in una lunga intervista rilasciata all'ANSA, parlò anche dell'emergenza Covid. "L'importante – fu il suo messaggio – è che, anche da una tragica vicenda come questa, impariamo a migliorarci, come persone, come comunità e come nazioni. La democrazia non è una conquista certa per sempre, va coltivata e devono esserne sostenuti i principi, giorno dopo giorno, non solo negli enunciati ma anche e soprattutto nei comportamenti e nel rispetto di quei valori che ci hanno consentito di conquistarla 75 anni fa".