Recitare una preghiera in classe è un'abitudine desueta persino nelle scuole dell'infanzia, a meno che non si tratti dell'ora di religione. Ma recitare una preghiera all'università è qualcosa di più unico che raro. Eppure è quanto accaduto a Macerata, dove venerdì scorso una docente della facoltà di lingue ha invitato tutti gli studenti a lezione a recitare un'Ave Maria tutti in coro, scatenando – come era scontato – un acceso dibattito e polemiche vivaci. E' stata il gruppo studentesco di sinistra Officina universitaria la prima realtà associativa a insorgere:

"Il 13 ottobre 2017, in un’università pubblica e laica come dovrebbe essere l’Università di Macerata, una professoressa di lingue ha obbligato la sua classe a recitare l’Ave Maria – scrive Officina sul suo profilo Facebook –. Qualcuno lo ha fatto, qualcuno è rimasto in silenzio, qualcuno è andato via dovendo subire lo sguardo e le parole di disapprovazione della suddetta professoressa. In ogni caso si è trattato di una limitazione della libertà personale, di una cosa talmente assurda che non avremmo mai immaginato potesse accadere e dover segnalare questo accaduto ci fa letteralmente cadere le braccia. La spiritualità – prosegue il gruppo – è un qualcosa di intimo e privato e tale dovrebbe rimanere, senza ripercussioni sulla carriera scolastica di studenti e docenti. Invitiamo pertanto la professoressa a scusarsi pubblicamente per il suo comportamento, nella speranza che l’Università prenda le dovute misure affinché una cosa del genere non si ripeta più. Invitiamo gli studenti a segnalare comportamenti di questo tipo, sia a noi di Officina che allo sportello dell’Università, senza mai abbassare la testa di fronte a soprusi di questo tipo, ma reagendo prontamente".