A Fanpage.it. Isabel Martina, criminologa leccese ed esperta di cold case commenta i particolari dell'interrogatorio di Antonio De Marco, il 21enne fermato per il duplice omicidio di Eleonora Manta e Daniele De Santis.

Secondo un'indiscrezione pubblicata stamane dal Quotidiano di Puglia, Antonio De Marco avrebbe avuto l'intenzione di ‘bollire i corpi'.

"Confermo, lo ha detto in sede d'interrogatorio a proposito del solvente che aveva portato con sé. Personalmente credo che avesse intenzione di utilizzarlo per pulire le tracce del delitto, ma evidentemente De Marco sta cercando di attaccarsi l'etichetta di serial killer, di mostro, evocando temibili assassini del passato come Leonarda Cianciulli, nota proprio perché ‘bolliva le sue vittime'".

Cosa ne pensa?

"È una connotazione che a mio avviso non gli si adatta. Ha commesso molte ingenuità, non ha agito con l'efficienza degli assassini organizzati seriali. Ha concepito un piano da film horror che lo vedeva come feroce vendicatore, ma poi ha dovuto confrontarsi con la realtà".

All'indomani dell'arresto tutti si domandano del movente. ‘Erano troppo felici' è plausibile?

"Ritengo che in questo caso la felicità di Eleonora e Daniele si sia trasformata nell'infelicità dell'assassino quando hanno deciso di escluderlo dalla loro vita, chiedendogli di lasciare la stanza in affitto nel B&B. Probabilmente De Marco aveva sopravvalutato il proprio ruolo e idealizzato il rapporto con Daniele De Santis".

Lo ha vissuto in maniera distorta?

"Probabilmente per lui, ventunenne di provincia, introverso e timido, abitare con Daniele, un ragazzo attraente, brillante e socialmente inserito, rappresentava l'accesso al un mondo che aveva sempre sognato. Lo aveva fatto sentire, per una volta, incluso. Scoprire poi di non rivestire alcun ruolo e forse di essere guardato con indifferenza, lo ha fatto sentire tradito".

Che ruolo ha avuto Eleonora?

"Da quando ha vinto il concorso all'INPS lo scorso marzo Eleonora ha cominciato a pianificare la convivenza stabile e a essere più presente. Non è improbabile che quando si trovava in casa con Antonio De Marco e Daniele, in maniera naturale la coppia tendeva ad appartarsi escludendolo. E la felicità di coppia in quei momenti diventava l'infelicità di Antonio".

È stata attinta da un numero maggiore di coltellate, questa rabbia è emersa

"È probabile che Eleonora rappresentasse anche le ragazze che nella giovane vita di Antonio lo avevano fatto sentire non considerato, invisibile e lo avevano respinto. In questo senso c'è una componente misogina".

Antonio De Marco aveva le chiavi, pianificava il delitto da tempo

"Probabilmente da quando ha intuito che sarebbe stato ‘sfrattato'. I messaggi che ha inviato a Daniele dopo, messaggi cortesi in cui lo ringraziava, erano forse il primo tentativo di depistaggio del delitto che aveva in mente. Da un lato voleva che Daniele si rilassasse, che non lo considerasse ostile e quindi non si mettesse sulla difensiva. Dall'altro, già pensava probabilmente che quei messaggi sarebbero finiti nella mani degli inquirenti. È possibile che abbia fatto anche ‘qualche prova generale', introducendosi in casa quando i ragazzi erano fuori".

Indossava una maschera, perché? Le vittime non avrebbero potuto riconoscerlo.

"Lo ha fatto per terrorizzarli. Qui entra in gioco il narcisismo. Aveva concepito un piano grandioso, il suo grande riscatto. Li avrebbe spaventati a morte, torturati, uccisi. E poi avrebbe lasciato una scritta sul muro, una sorta di messaggio a tutti quelli che nella vita lo avevano sottovalutato e ignorato. "Mi avete creduto inoffensivo e inutile, ecco la mia vendetta".

Ritiene sia un soggetto psichiatrico?

"Lo escludo. Andava bene negli studi, studiava Scienze infermieristiche, non avrebbe potuto farlo se avesse avuto malattie conclamate. È possibile che abbia un disturbo di personalità, ma resta comunque una persona, tra virgolette, normale".