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L’omicidio di Francesca Alinovi, accoltellata dal giovane allievo-amante

Il 12 giugno 1983 Francesca Alinovi, promettente critica d’arte e giovane insegnante del Dams, viene trovata annegata nel suo sangue nel suo elegante loft bolognese. Un faro si accende immediatamente sul giovane allievo con cui la docente aveva una relazione. E nel loft spunta un inquietante diario: “Se leggi oggi sappi che io non volevo morire”.
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Siamo nel 1983, in Italia è l’epoca della presidenza di Sandro Pertini; nelle aule di tribunale, con il processo Moro, passano gli ultimi refoli degli Anni di piombo; il Paese vede crescere la seconda generazione del boom economico e per le strade fa la sua comparsa la prima Fiat Uno. Il conduttore televisivo Enzo Tortora viene arrestato in un maxi blitz contro la Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo, il suo arresto si rivelerà poi un clamoroso errore giudiziario. A Roma scompaiono due ragazzine: una si chiama Mirella Gregori, l’altra è Emanuela Orlandi.

La storia di Francesca Alinovi

Proprio in quell’anno Bologna vive un periodo di grande fervore culturale. Al Dams, il Dipartimento di Arte Musica e Spettacolo all’Università, dove insegna un Umberto Eco fresco della popolarità de Il nome della rosa, si afferma una giovane ricercatrice parmigiana. Ha solo 35 anni, ma Francesca Alinovi è già uno dei critici d’arte di spicco del panorama italiano. Francesca non è solo una studiosa brillante, ma anche una talent scout, una scopritrice di talenti emergenti. Lancia una corrente chiamata Enfatismo, un movimento nato dalle ceneri del postmoderno che riunisce giovanissimi performer, fotografi e musicisti di talento. Tra loro, c’è anche Francesco Ciancabilla un pittore 23enne di Pescara, studente di Estetica dell’Arte del corso della Alinovi. Avvenente, con gli occhi ambrati e l’aspetto androgino, Ciancabilla non solo diventa il favorito di Francesca, il suo pupillo, ma le fa perdere la testa. Anche lui, del resto, subisce il fascino di quella donna carismatica con il look da punk lady, la ascolta rapito in quelle lezioni che sono vere e proprie esibizioni teatrali. Francesco si giova anche della protezione che l’influente critica e curatrice gli riserva: in poco tempo organizza mostre e vende decine di quadri. Francesco mi adora, è incontrollabile nella sua adorazione e negli sforzi che sta facendo per conquistarmi, scrive lei nel suo diario.

“Io non volevo morire Se tu mi leggi, ora, ed io sono morta, ricorda che io non volevo morire”
Dal diario di Francesca

Droga e eccessi

A trentacinque anni, tuttavia, Francesca è una donna fragile, alla ricerca disperata di un amore che insegue idealizzandolo come una adolescente e che crede di trovare proprio nello studente per il quale si strugge di una passione disperata. Ciancabilla, però, non ricambia la sua attrazione fisica. Francesco la perla dei miei sogni recenti –  scrive la Alinovi nel suo diario – è omosessuale, innamorato di un ragazzino venticinquenne incontrato per caso alla Soffitta la sera della performance di Orlan, mentre io non c’ero, l’unica sera in cui non c’ero […]. È omosessuale ed eterosessuale, finora non mi era mai capitato. La loro ambigua  frequentazione dura per due anni, tra alti e bassi, mostre, eventi e la distruttiva dipendenza dalle droghe. Francesca sniffa cocaina, Ciancabilla fa uso di eroina. La tossicodipendenza diventa un acceleratore pericoloso in quel rapporto contorto che per due volte sfiora la violenza. Una volta Ciancabilla minaccia di suicidarsi lanciandosi  in un burrone mentre è in auto con la Alinovi, in un’altra occasione la insegue in casa impugnando un paio di forbici. Questa spirale si interrompe tragicamente il 9 giugno 1983.

L'omicidio di Francesca Alinovi

Quella domenica di inizio estate Francesca scompare. Dopo due giorni di silenzio e decine di appuntamenti mancati, allarmati, gli amici di Francesca allertano la polizia che fa irruzione nell’appartamento in via del Riccio. Aperta la porta, i vigili del fuoco trovano il cadavere di Francesca sul pavimento. La scena è da brivido. La Alinovi è distesa sul pavimento con due grandi cuscini che le coprono il viso e parte del corpo. Il tappeto su cui è riversa interamente imbevuto del suo sangue. È completamente vestita con indosso anche una giacchetta di pelle, sebbene facesse caldo. È annegata nel suo sangue. Qualcuno l’ha colpita più volte con un punteruolo o un coltello, ma le ferite che Francesca ha sul corpo non sono fendenti, sono tagli profondi appena un centimetro, sono circa 47, inferte sul lato destro del corpo tra il viso il torace e il braccio, che Francesca ha usato per difendersi. Si tratta di ferite superficiali che mai avrebbero causato la morte se una di esse non fosse stata inferta alla giugulare, facendo zampillare il sangue come una fontana finché Francesca non è rimasta soffocata. L’appartamento è in ordine, ma su una parete appare una scritta sgrammaticata in inglese: “Your not alone any way”, che suona come “non sei sola”.

La sentenza

La notizia della sua morte circola rapidamente, l’ambiente artistico di Bologna è sotto choc. Gli amici più cari della Alinovi si precipitano in Questura per denunciare i loro sospetti su Francesco Ciancabilla. Il giovane artista viene interrogato e dichiara di aver trascorso con Francesca il pomeriggio di domenica, dalle 15 alle 19 e 30. L’ora della morte viene collocata in una finestra temporale compatibile con quell’intervallo di tempo. Nell’85 inizia il processo. Dal banco degli imputati Ciancabilla sminuisce la sua relazione con la Alinovi declassando Francesca a “migliore amica” e si proclama innocente. In mancanza di prove (una impronta nel sangue su un interruttore della luce non porterà mai riscontri, ndr.) il 31 gennaio del 1985 viene assolto in primo grado. Il pubblico presente al processo fischia la sentenza: per Bologna, Ciancabilla è colpevole.

Francesco Ciancabilla fuggiasco in Spagna

A sorpresa, un anno dopo la Corte d’Appello ribalta il giudizio, condannando l’imputato, sulla base di un castello accusatorio puramente indiziario, a 15 anni di reclusione, confermati dalla Cassazione. Di fronte alla condanna, il Ciancabilla – che la perizia psichiatrica aveva dipinto come un personalità borderline con tratti narcisistici –  fa una cosa che né giudici né i suoi legali avevano previsto: si dà alla fuga. Trascorre 11 anni in Spagna sotto falso nome. Vive nel quartiere Penuela di Madrid, lavora in un locale gay e condivide la casa con un uomo. La sua latitanza finisce il 23 gennaio 1997 quando viene arrestato in Spagna grazie a un’operazione congiunta dell’Interpol e della polizia spagnola. “Sono innocente” dice ai poliziotti. Oggi Francesco Ciancabilla ha 50 anni e fa il pittore a Pescara, dove è tornato a vivere dopo aver scontato la pena. In una delle sue mostre ha dedicato un’opera alla Alinovi, suscitando l’indignazione di Brenna, la sorella di Francesca. Le macchie di sangue sull’interruttore trovate sulla scena del crimine non sono mai state esaminate con le metodologie moderne e la condanna di Ciancabilla, emessa senza prove con una pena lieve per un omicidio, resta ancora oggi controversa.

I delitti del Dams

Tra il 1982 e il 1983 altre tre persone furono uccise nel modo accademico: Angelo Fabbri assistente universitario fu ucciso il 31 dicembre 1982, Liviana Rossi, studentessa, venne assassinata nel luglio 1983 e Leonarda Polvani, anche lei studentessa, fu accoltellata il 29 novembre 1983, I delitti Fabbri e Polvani sono irrisolti. Questi quattro omicidi, definiti dalla stampa, che parlò di “killer degli intellettuali” i "delitti del Dams", vengono ricordati perché scoprirono il volto di una Bologna nevrotica, oscura, persa tra l’abuso di droghe e le frustrazioni di una generazione annichilita dal fallimento delle rivolte giovanili.

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Giornalista dal 2012, scrittrice. Per Fanpage.it mi occupo di cronaca nera nazionale. Ho lavorato al Corriere del Mezzogiorno e in alcuni quotidiani online occupandomi sempre di cronaca. Nel 2014, per Round Robin editore ho scritto il libro reportage sulle ecomafie, ‘C’era una volta il re Fiamma’.
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