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La nuova vita di Katharina Miroslawa dopo il carcere per l’omicidio di Carlo Mazza con il secondo marito

Katharina Miroslawa, condannata per l’omicidio dell’amante Carlo Mazza, ha scontato la sua pena ma continua a dichiararsi innocente. Dopo la latitanza, la nuova identità e il carcere, oggi è libera.
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Katharina Miroslawa
Katharina Miroslawa

Katharina Miroslawa ha scontato la sua pena per il coinvolgimento nell’omicidio dell’ex amante Carlo Mazza, ma a distanza di 40 anni dal delitto continua a respingere ogni accusa. Dopo il carcere, la fuga all'estero con una nuova identità e il carcere in Italia, oggi Miroslawa è una donna libera.

Il caso della "mantide" di Parma e della polizza sulla vita da un miliardo di lire stipulata da Mazza ha occupato le pagine di cronaca per decenni, e continua a farlo ancora oggi: Miroslawa si proclama innocente, vittima di pregiudizi per il suo lavoro di ballerina nei night.

La storia d'amore con Carlo Mazza e la separazione dal marito

Miroslawa nasce in Germania nel 1962 da una famiglia di origine polacca e giovanissima arriva in Italia insieme al marito, Witold Kielbasinski, anche lui di origine polacca. Dopo aver svolto lavori saltuari i due iniziano a esibirsi insieme come ballerini nei nightclub.

In particolare Miroslawa, 23enne all'epoca dei fatti, diventa famosa allo Schelling, un celebre night di Parma, dove è una ballerina tra le più apprezzate. Qui la nota Carlo Mazza, 50 anni, e i due intraprendono una relazione.

Nonostante Miroslawa avesse già un marito e un figlio, decide comunque di iniziare con Mazza una convivenza. L’uomo le passava una somma di denaro da spendere in autonomia, e le aveva intestato un'assicurazione sulla vita da un miliardo di lire. Se Mazza fosse morto, la compagna avrebbe incassato la polizza. Proprio questo aspetto sarà ritenuto fondamentale dagli inquirenti e dai giudici sia durante che nel corso dei processi.

L'omicidio dell'amante

Mazza è stato trovato senza vita la notte tra 8 e 9 febbraio 1982 all'interno della sua auto parcheggiata nel centro storico di Parma, proprio sotto la sua abitazione. A ucciderlo sono stati alcuni colpi di pistola alla testa, almeno due, esplosi con una calibro 6.35.

Quasi subito le attenzioni degli investigatori si concentrano su Miroslawa quando vengono a sapere della relazione con Mazza. Quando gli inquirenti bussano alla sua porta, però, la giovane non si trova più in Italia: ha raggiunto il marito e il figlio ad Amburgo, dove è arrivata con un biglietto di sola andata, circostanza che peserà in fase processuale.

L'11 febbraio la giovane viene fermata e interrogata dalla Polizia italiana appena rimette piede in Italia. Spiega che era rientrata nel parse per partire alla volta delle isole Mauritius con Mazza, e – come spiegherà anche intervistata a Belve Crime – a questo scopo aveva comprato anche due costumi da bagno mentre si trovava in Germania. Un aspetto che, secondo la sua versione, proverebbe la totale estraneità all’omicidio del compagno, ma che non sarebbe stato costantemente ignorato dai giudici.

Il processo e la condanna

L'omicidio attira fin da subito l'attenzione della stampa, e Miroslawa viene immediatamente ribattezzata "la mantide". Soprannome attribuitole perché, secondo le ricostruzioni prevalenti dei media, la donna avrebbe ucciso Mazza allo scopo di incassare i soldi della polizza con la complicità del marito.

Poco dopo il primo interrogatorio, per la giovane arriva l'iscrizione nel registro degli indagati insieme al marito – arrestato il 25 febbraio con un mandato di estradizione dalla Germania – e infine il rinvio a giudizio. Parte così una lunga vicenda processuale che con il tempo vedrà il coinvolgimento anche del fratello della donna, Zbignew, e di un cittadino greco, accusati a vario titolo di aver collaborato al delitto.

Al termine del processo di primo grado, i coniugi vengono assolti dalla Corte d'Assise di Parma nel maggio del 1987 per insufficienza di prove. Tutto cambia in appello, quando vengono acquisite nuovi elementi e finiscono a processo anche il fratello di Katharina e un conoscente greco. Al termine, tutti gli imputati verranno condannati. Poco dopo arriva un nuovo ribaltamento: la Cassazione annulla questa sentenza e rinvia gli atti per un nuovo appello.

Il processo quindi si rifà, ma anche questa volta per i giudici la "mantide" è colpevole, e il movente è sempre economico. Il 30 giugno 1992 la nuova sentenza condanna Katharina e il fratello a 21 anni e sei mesi di carcere, mentre il marito viene condannato a 24 anni. La condanna diventa poi definitiva il 24 febbraio 1993 con la pronuncia della Cassazione.

La storia di Miroslawa però non si conclude dietro le sbarre. Poco dopo inizia una lunga latitanza che la condurrà a una nuova vita sotto falsa identità.

La latitanza e poi l'arresto

Dopo la condanna definitiva, Katharina si rende irreperibile e riesce a fuggire all'estero per ben sette anni. La donna si crea una nuova identità e con essa una nuova esistenza in Austria, dove si risposa. Viene rintracciata solo nel 2000, a Vienna, e da qui estradata in Italia dove sconta 12 anni di reclusione più uno in affidamento ai servizi sociali, per un totale di 13 prima di tornare libera. La donna beneficia infatti degli sconti di pena.

Durante tutta la detenzione Miroslawa continua a professarsi innocente, e presenta diverse istanze di revisione processuale, l'ultima pochi anni fa. Il marito Kielbasinski avvalora questa tesi con un memoriale scritto in carcere in cui si addossa tutta la colpa del delitto dicendo di aver agito spinto dalla gelosia.

La nuova vita con il secondo marito dopo 13 anni di carcere

Oggi Miroslawa è una donna libera per la giustizia, ma non per i media che continuano a parlare di lei come della "mantide di Parma". È stata scarcerata nel 2013 all'età di 51 anni, la stessa che aveva Mazza quando è stato ucciso. Da allora si è ricostruita una nuova vita con i figli e l’ultimo marito. Anche l'ex compagno Witold è libero ed è tornato in Polonia nel 2007. Entrambi continuano a sostenere l'innocenza di lei.

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