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Belve Crime, Katharina Miroslawa racconta i processi per l’omicidio dell’amante Mazza: “Ero la colpevole perfetta”

Katharina Miroslawa a Belve Crime difende la sua innocenza a 40 anni dal delitto dell’ex amante Carlo Mazza per il quale è stata condannata. Nelle anticipazioni del programma di Rai2 racconta i pregiudizi nei suoi confronti e il movente: “Lavoravo in un night, se fossi stata una casalinga nessuno si sarebbe interessato a me”
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Katharina Miroslawa a Belve Crime (Foto di Stefania Casellato)
Katharina Miroslawa a Belve Crime (Foto di Stefania Casellato)
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Katharina Miroslawa sarà una delle protagoniste della punta di Belve Crime in onda martedì 5 maggio su Rai 2. L’ex ballerina di nightclub, tra le più note di Parma, era stata condannata a più di vent’anni di carcere per aver ucciso il suo amante, il noto imprenditore Carlo Mazza, con la complicità del fratello e del marito.

I fatti sono avvenuti nel centro storico di Parma nella notte tra l’8 e il 9 febbraio 1986, ma a quarant'anni di distanza, e dopo una fuga all'estero durata sette anni, Miroslawa continua a professarsi innocente.

Miroslawa: "Mi consideravano una poco di buono perché lavoravo in un night"

Come si vede nelle anticipazioni di Belve Crime, Miroslawa durante l'intervista con Francesca Fagnani sottolinea i pregiudizi nei suoi confronti, e di come questi avrebbero influito sulle sue condanne: "Ero la colpevole perfetta – dice – quella donna senza scrupoli che uccide per denaro. Se fossi stata una bella casalinga nessuno si sarebbe interessato a me. Invece ho lavorato in un night e allora sono una poco di buono no?”.

Mazza venne trovato senza vita nell'auto sotto la sua casa nel centro di Parma, ucciso con due colpi di pistola alla testa. Secondo le ricostruzioni della giustizia, la donna, all'epoca 23enne, avrebbe agito con la complicità del fratello e del marito, il ballerino Witold Kielbasinski. La vicenda di Miroslawa, però, non si concluse con la condanna definitiva nel 1993: fuggì all'estero nascondendo la sua vera identità e risposandosi. Venne arrestata solo sette anni dopo, a Vienna. E solo una volta tornata in Italia ha terminato i 12 anni che le rimanevano da scontare.

"Un costume da bagno prova che volevo davvero tornare da Carlo"

Katharina Miroslawa intervistata da Francesca Fagnani (Foto di Stefania Casellato)
Katharina Miroslawa intervistata da Francesca Fagnani (Foto di Stefania Casellato)

Per i giudici che la condannarono in via definitiva, l’obiettivo fu quello di incassare il premio della polizza vita da un miliardo di lire stipulata in suo favore da Mazza. Nel confronto con Francesca Fagnani non sono mancati momenti di tensione proprio quando Miroslawa ha chiamato a sostegno della sua tesi alcuni elementi, a suo dire, trascurati dai giudici. Ad esempio, un paio di costumi da bagno acquistati in Germania che avrebbero dovuto convincere la giustizia della sua intenzione di tornare in Italia da Carlo Mazza per andare in vacanza alle Mauritius. “Quel costume – dice la donna – poteva essere anche una prova che io volevo davvero andare. Perché se lei legge bene le sentenze, io esisto da qualche parte perché sono beneficiaria dell’assicurazione”.

“No, lei esiste perché si chiama movente”, afferma lapidaria Fagnani. “Questa è la verità -– insiste Miroslawa – è quel costume da bagno. Dice molto di più di tutti questi processi!”. E Fagnani interdetta: “Insomma…”

Oltre a Miroslawa siederanno sullo sgabello di Belve Crime anche Roberto Savi, intervistato nel carcere di Bollate dove sconta un ergastolo per il coinvolgimento nella Banda della Uno Bianca; e Rina Bussone.

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