Shiva condannato nel giorno in cui va in onda Belve: la mancata diretta è un limite del format di Francesca Fagnani

È difficile guardare l'intervista di ieri sera senza portarsi dietro il peso del pomeriggio. Shiva — Andrea Arrigoni all'anagrafe — è stato condannato a 3 anni e 6 mesi per la rissa di San Benedetto del Tronto. Poche ore dopo, è apparso su Rai2 nel salotto di Francesca Fagnani. Registrato.
Il risultato è un'intervista che vale la pena guardare, ma che si porta addosso una mancanza, inevitabilmente. La registrazione è un limite strutturale a cui forse il format potrebbe porre correzione in futuro.
"Sono un lupo. Ho fatto cose cattive, ma sono etico"
Shiva si presenta con una definizione di sé che, detta oggi, suona diversamente da come probabilmente era stata pensata. Si descrive come un lupo, una persona con una sua etica interna, qualcuno che ha sbagliato ma non ha perso un codice morale. "Sono una gran coglione, ho fatto cose evitabili", dice. Almeno su questo punto la lucidità non manca. Fagnani lo accoglie con la consueta ironia tagliente: "L'avrei invitata a Belve Crime, ma lei ha preferito Classic." Lui incassa, sorride. Sa dove è andato a sedersi.
Il cuore dell'intervista è l'11 luglio 2023: la sparatoria nel cortile della sua casa discografica, l'arresto per tentato omicidio e il possesso illegale di armi — tra cui due machete e una pistola ad aria compressa. Due giovani erano rimasti feriti alle gambe. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, i due avrebbero tentato di aggredire Shiva e i suoi amici.
Il rapper non si sottrae, ma sceglie con cura cosa raccontare. Descrive l'aggressione subita — i tirapugni, la mandibola fratturata — e spiega quel secondo in cui ha estratto la pistola: "Volevo colpirli. Quello che è successo, anche processualmente, io ho messo in conto di poterli colpire, non ho messo in conto di poterli uccidere." Su questo aspetto, secondo Shiva, gira tutto il dilemma legale. Colpire qualcuno al di sopra della vita, è tentato omicidio. Lui ha colpito al di sotto, ma gli viene contestato un colpo mancato al di sopra della vita.
Sul patteggiamento, la spiegazione è pragmatica fino alla brutalità: "Ho patteggiato il tentato omicidio solo per tornare a fare i concerti, i dischi. Era nato mio figlio. C'erano tante dinamiche." Poi arriva il nome di Fedez: "A Muschio Selvaggio ha letto le mie rime, e la mia gip ha visto proprio nel momento più complicato della mia carriera quelle rime misogine. Questo mi ha danneggiato." Un'accusa diretta, rimasta senza contraddittorio.
Le rime sessiste
Fagnani non lascia scivolare via la questione delle rime. Porta sul tavolo i versi più discussi — quelli sulla violenza sessuale di gruppo — e attacca sul sessismo. Shiva dice di non essere fiero di quella rima, prova a spiegare il contesto, parla di "show". Poi si picca: "Non capisco perché in cento interviste prendete sempre questa stessa rima e non ne prendete altre." Nell'intervista c'è poi il racconto di un padre che ha avuto problemi con la giustizia — argomento su cui chiude subito, senza approfondire. Lo ha cercato mentre il figlio era in carcere, scrivendogli una lettera. Shiva non ha mai risposto.
Dalla lettera riporta una frase: "Fa parte di un grande uomo avere difficoltà. Il carcere è stata una delle mie difficoltà. È stata una difficoltà di percorso vera e propria." Una frase che dice tutto sul tipo di padre che è stato, e sul tipo di silenzio che Shiva gli ha opposto.