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La polemica sui contenuti del film Poker Generation, che a breve sarà nelle sale, è solo l'ultimo capitolo di una serie (confusa e chiassosa) di attacchi "politici" a quello che continua ad essere definito con grande superficialità "il fenomeno del momento". Dopo i contestatissimi servizi de Le Iene, gli approfondimenti (si fa per dire) di telegiornali e programmi di informazione di Rai e Mediaset e le segnalazioni (in parte anche sensate) di Elio Lannutti, ecco infatti scendere in campo il senatore Raffaele Lauro. Il politico campano, al suo primo mandato e fin qui non segnalatosi certo per la grande attività parlamentare (basti consultare la scheda di openpolis), si è infatti lanciato in una sorta di campagna contro Poker Generation, il film da poco in programmazione che racconta la storia di un giovane giocatore di poker, con una interrogazione parlamentare al Presidente del Consiglio Mario Monti, per capire se "il film abbia beneficiato, direttamente o indirettamente, di contributi elargiti con soldi pubblici a livello nazionale o regionale (cosa smentita dalla produzione, ndr)" e per sottolineare come non è chiaro se "l'ideologia di fondo del film possa essere inquadrata nell’ambito della libertà di espressione artistica […] o, piuttosto, debba esse considerata alla stregua di un’opera promozionale e pubblicitaria del gioco d’azzardo”.

Ovviamente non si è fatta attendere la risposta dei produttori e degli addetti ai lavori (nonché di semplici appassionati che hanno inondato i forum di settore con messaggi di biasimo…per usare un eufemismo). Particolarmente significativa la reazione di Giulio Astarita, poker manager per l'Italia di Pokerstars (la poker room più conosciuta e "influente" a livello mondiale), il quale ha indirizzato al parlamentare del Popolo della Libertà una durissima lettera nella quale si sottolinea:

"Lei che lavora alla Commissione Affari Costituzionali dovrebbe pur sapere che il poker non è un gioco d'azzardo, ma legalizzato in Italia ormai da 6 anni e lei ha votato per la legalizzazione del gioco in forma cash con il cosiddetto decreto salva Abruzzo […] [La inviterei a] documentarsi un minimo fra la differenza esistente fra Gratta e Vinci e poker, iniziando a parlare a ragion veduta contro i primi (o Lotto, Superenalotto e via dicendo); stare attento a cosa vota ed evitare di offendere centinaia di migliaia di persone che giocano e lavorano con il poker anziché stare in Parlamento a non fare un granché […] magari non scomodare il Presidente Monti per uno dei pochi settori che in Italia funziona e dà lavoro"

Poker sportivo – gioco d'azzardo: un binomio reale? – Insomma, al di là di ogni valutazione specifica riguardo al film (stando al railer sinceramente sembra una sorta di Rounders de noantri…), il problema di fondo sembra sempre lo stesso. In poche parole: stiamo parlando di un pericoloso gioco d'azzardo che porta le famiglie alla rovina, i giovani alla perdizione e guadagni sicuri a losche multinazionali, oppure di uno sport come tanti, un gioco in cui conta il talento, la disciplina, l'impegno e che rappresenta un omento di distrazione e socialità per tantissime persone? E' chiaro che ogni abbozzo di risposta ci collocherebbe automaticamente in uno degli "schieramenti" e rappresenterebbe un tentativo maldestro e presuntuoso di liquidare una questione articolata ed estremamente complessa. Invece converrà superare un manicheismo semplicista e mettere a fuoco alcuni punti essenziali, a partire da un chiarimento di fondo che, considerando che chi scrive non ha remore nell'ammettere la propria "moderata passione" per il gioco in questione, potrebbe servire a sgombrare il campo da ipotesi fantasiose e che non hanno nulla a che vedere con la realtà dei fatti. In sostanza, avete presente sottoscala polverosi, tavolini avvolti dal fumo delle sigarette, sguardi glaciali, lunghe pause, suspence infinita e drammi esistenziali legati ad una misera piccola carta da poker? Bene, dimenticatelo. Perché con il merito della questione c'entrano poco o nulla e servono solo ad aumentare la confusione e a rafforzare i pregiudizi. Ciò di cui stiamo parlando si chiama poker sportivo, nasce dalla diffusione capillare del Texas Hold'em e ha tutte le caratteristiche per essere considerato a tutti gli effetti uno "sport mentale" (con l'incidenza del fattore "fortuna – caso" praticamente nulla sul lungo periodo). Nella sua versione online il poker coinvolge ogni giorno decine di migliaia di italiani e genera un "volume d'affari" estremamente consistente del quale beneficiano in maniera massiccia anche le casse dello Stato. Le cifre sono tra l'altro essenzialmente stabili da qualche anno, a testimonianza di quanto radicato e ben strutturato sia il "movimento", per giunta con un indotto notevole. Il tutto in assenza di una regolamentazione del gioco live, che al momento è consentito solo nei Casinò e nelle sale gioco con regolare licenza (e solo in alcune zone del Belpaese). Insomma, un "universo" nel quale operano e lavorano tantissime persone, nel quale esiste una vera e propria comunità di giocatori, con propri codici, regole, linguaggi e "abitudini consolidate" e che per tantissimi ragazzi costituisce finanche una fonte di reddito, una professione vera e propria.

Regole di buonsenso e modelli da seguire – Per quanto paradossale possa sembrare quello del poker è davvero il mondo del "rigore e della disciplina", in cui ad avere successo ed autorità sono proprio i "bacchettoni – moralisti" (non si prenda alla lettera questa definizione). Sono quelli che insegnano che solo attraverso lo studio e l'applicazione si possono raggiungere i risultati. Quelli che ammoniscono a non giocare fuori bankroll, in soldoni a non fare il "passo più lungo della gamba". Quelli che diffidano degli "spewer" e di chi sfida continuamente la sorte; che si ostinano a valutare tutto in termini quantitativi, utilizzando "la statistica come legge di vita e unico riferimento oggettivo". Quelli che programmano tutto e sono convinti che "la meritocrazia salverà il mondo" (almeno quello del poker). E, sia detto per inciso e dopo aver visto solo il trailer, quelli a cui Poker generation non piacerà, soprattutto dal punto di vista, per così dire, ideologico (shoottare un live fuori bankroll è praticamente senza senso…). Certo, sono quelli che basano il proprio successo sulle tantissime persone che "tecnicamente" sono inferiori e magari impreparate, ma è il senso stesso della competizione a "richiederlo". Ovviamente nessuno nega che esistano casi "drammatici", con famiglie messe in ginocchio dalla "follia" di migliaia di euro bruciati in pochissimo tempo, ma onestà intellettuale vuole che uno "strumento", se risponde a regole certe e a criteri di legalità e trasparenza, non possa "essere giudicato banalmente giusto o sbagliato", secondo canoni di una morale preconcetta e in molti casi del tutto strumentale. E' l'approccio consapevole e la giusta "assistenza" che mancano in gran parte dei casi (e ovviamente la discussione sarebbe lunghissima).

La doppia morale della politica e le ombre (concrete) sul poker – Sgombrato il campo dall'equiparazione frettolosa ed errata fra poker sportivo e gioco d'azzardo, una ulteriore considerazione appare doverosa. Se infatti, il volume d'affari generato garantisce alle casse statali introiti estremamente consistenti (grazie anche all'altissima rake, la quota trattenuta dai gestori e che in parte viene dunque girata ad AAMS) e se l'intero comparto fa riferimento ai monopoli di Stato, allora non si capisce come possa essere condivisibile la posizione di parte della politica italiana. Che risponde ad una doppia morale incoerente ed insostenibile. Quella che da un lato regolamenta e garantisce la possibilità di giocare online e dall'altro impedisce l'organizzazione di tornei dal vivo (una scelta priva di senso e determinata esclusivamente da ragioni di carattere "economico"). Quella di chi incamera ricche prebende a volto coperto, di chi da un lato consente un bombardamento mediatico senza precedenti e dall'altro ci tiene ad ammonire sulla "responsabilità e la moderazione", di chi non fa distinzioni fra lotterie, bingo e via discorrendo proprio perché è guidato da un solo ed unico imperativo: incassare denaro da destinare "ad altro".

D'altro canto c'è un aspetto che richiede una riflessione seria ed urgente. Perché se lo Stato ha il dovere di tenere alta l'attenzione sul tema dell'approccio e delle problematiche concrete legate alla diffusione "incontrollata" (eviteremmo di parlare in questa sede di ludopatia e via discorrendo, dal momento che si tratta di aspetti estremamente complessi che non meritano superficialità ed approssimazione), allo stesso tempo gli addetti ai lavori devono contribuire a spazzare via le ombre e dedicare particolare attenzione alla trasparenza e alla sicurezza delle operazioni. Già, perché il mondo del poker deve ancora fare i conti con il clima di scetticismo e sospetto generato da una serie di "casi" anche di estrema rilevanza. Dai superaccount e alle operazioni al limite (per non dire altro) di Absolut Poker, fino alle decine di segnalazioni relative alle cosiddette room .retard, per arrivare alla "madre di tutti gli scandali", ovvero alla chiusura della seconda piattaforma mondiale, Full Tilt Poker, un marchio legato a doppio filo con alcuni dei migliori giocatori al mondo e soprattutto una piattaforma che generava una raccolta di centinaia di milioni di dollari al mese. Certo, il mercato italiano ha regole ferree e "teoricamente" vincoli stringenti, ma proprio il caso Full Tilt testimonia quanto sia importante mantenere altissimo il livello di guardia (nessuno probabilmente avrebbe sospettato che la room di Howard Lederer e Chris Ferguson potesse essere implicata in vicende di tale rilevanza). E allo scetticismo sulla regolarità dei software, alle perplessità sulla sicurezza delle operazioni e alle critiche sulla trasparenza delle scelte si risponde solo con i fatti, garantendo la sicurezza anche agevolando nuovi e più stringenti meccanismi di controllo e soprattutto spingendo su alcuni aspetti essenziali. Informazione, consapevolezza, trasparenza ed assistenza.