Emmanuel Chidi Nnamdi chynere

Nel giorno dei funerali di Emmanuel Chidi Namdi, il 36enne nigeriano ucciso con un pugno da Amedeo Mancini nel pomeriggio di mercoledì scorso a Fermo, su Twitter spuntano le prime manifestazioni pubbliche di solidarietà nei confronti dell'ultrà accusato di omicidio preterintenzionale.

Scorrendo la timeline del social network, sono migliaia e migliaia i commenti di supporto alle gesta del fermano. Gesta, sì, non è un termine fuoriluogo, perché per centinaia, se non migliaia di connazionali, Amedeo Mancini viene descritto come fosse un perseguitato politico, colpevole di aver infranto le regole del politicamente corretto. Poco importa se di mezzo c'è andata la vita di uomo, insieme alla distruzione delle prospettive di un futuro migliore della giovane moglie Chinyery, per molti connazionali Mancini avrebbe agito per legittima difesa e i giornalisti avrebbero invece montato un caso sul nulla, che non avrebbe avuto ragione di esistere, perché all'insulto – che si scopre non essere nemmeno razzista, perché urlare "scimmia" a una donna di colore è solo un simpatico modo di esprimere il proprio pensiero, evidentemente, secondo alcuni connazionali – Emmanuel avrebbe reagito violentemente contro Mancini, reazione spropositata che non avrebbe dovuto esercitare contro il fermano.

Insomma, era solo un insulto colorito, nulla di male. Avrebbe dovuto tirare dritto, invece ha voluto reagire con violenza ed è morto, perché ha avuto la peggio. Insomma, se l'è andata a cercare Emmanuel e ora a pagare il conto della sua spropositata reazione è Amedeo Mancini, che dovrà subire un processo, con chissà quali conseguenza. Secondo i sostenitori di Amedeo, in pratica, si tratterebbe di un palese caso di legittima difesa. Emmanuel lo stava picchiando con un palo d'acciaio, lui ha solo reagito per difendersi.

Se è vero che l'accusa di omicidio preterintenzionale è più equilibrata rispetto a un'accusa per omicidio volontario, e se è vero che comunque anche per il peggiore assassino ha diritto a un regolare processo e a difendersi dalle accuse che gli vengono contestate, viene difficile comprendere per quale motivo il sostenere che si è sicuramente trattato di legittima difesa non sia quanto meno prematuro, allo stato attuale. Inoltre, non si capisce bene nemmeno per quale motivo deve continuare a essere considerato un inalienabile diritto di espressione del libero pensiero l'offendere le persone, basta fare una breve ricerca e si possono trovare decine e centinaia di epiteti graziosi diretti a Emmanuel e Chinyery.

razzismo

Il caso di Emmanuel ha scatenato una vera e propria guerra tra bande del web: da una parte i buonisti che difendono i clandestini e che sono accusati di piegare la realtà secondo la propria visione e di essere dei "razzisti all'incontrario", ovvero nei confronti dei propri connazionali, dall'altra invece ci sono i fan del politicamente scorretto che rivendicano il diritto di esprimere qualsiasi cosa passi per la loro testa e che minimizzano la morte del 36enne nigeriano perché "alla fine se l'è cercata", "non avesse reagito, sarebbe ancora vivo", "fosse rimasto a casa sua, non sarebbe successo nulla".

Insomma, la sintesi è semplice: un omicidio non è un omicidio, ci sono differenti gradi di gravità: quando a morire è un nero, bisogna difendere il fratello bianco perché se il nero è morto sicuramente avrà fatto qualcosa che non doveva fare. La vittima si trasforma in carnefice, in sobillatrice dei più bassi istinti. Sostenere che la vittima di un omicidio sia, guarda un po', una vittima è invece considerata propaganda di regime, è raccontare i fatti distorcendoli, da giornalisti animati non da buon cuore o umanità, ma da sentimenti anti-italiani.