Il weekend da incubo di Claudia sui Frecciarossa: “Due guasti in tre giorni, 40 gradi senza acqua e malori a bordo”

"Tutto questo non è più sostenibile. Uno dice: prendi i treni ad alta velocità che fai prima, e invece…" Quello di Claudia è stato un weekend da incubo a bordo dei convogli Trenitalia. La donna, originaria di Ascoli Piceno, ha raccontato a Fanpage.it dei due guasti consecutivi che hanno trasformato il suo ritorno a casa da lavoro in un’esperienza surreale e degradante.
Venerdì 19 giugno Claudia era sul Frecciarossa 9809 Milano Centrale-Bari. E l'inizio è stato tutt'altro che esaltante. "Il treno è partito già rotto", spiega. In tre vagoni, compreso il suo, l’aria condizionata non funzionava. Pochi minuti dopo la partenza il convoglio si è fermato. Per tre ore i passeggeri sono rimasti chiusi dentro, con temperature arrivate a 40 gradi alle 15:30 sotto il sole.
"C’era gente che sveniva di continuo. Non ci hanno portato nemmeno l’acqua: è finita nelle prime carrozze e basta. Fortunatamente tra i viaggiatori c’era una dottoressa in vacanza che ha lasciato marito e figli per andare ad aiutare chi stava male nelle altre carrozze".
L’arrivo è avvenuto con 230 minuti di ritardo. Quasi 4 ore. Ma non è finita qua.
Passano tre giorni e lunedì 22 giugno, sul treno 8806 Pescara-Milano, si ripete più o meno lo stesso copione. Tutto regolare fino a Bologna, poi il secondo guasto. "Dopo dieci minuti di sosta il treno si ferma di nuovo. Ci hanno riportato indietro a Bologna per cambiare convoglio. In un weekend due treni rotti su due: è assurdo".
A bordo dei treni c’erano situazioni drammatiche. Una signora doveva sottoporsi a cure oncologiche e al call center le avevano risposto di dormire lì e ripartire il giorno dopo.
Una ragazza doveva fare l’ultimo esame alla Cattolica, ha pianto tutto il viaggio: era l’ultimo appello e non sapeva se avrebbe potuto fare la tesi. C’erano ragazzi con attacchi di panico che davano pugni ai vetri e alle porte perché non respiravamo".
La capotreno, racconta Claudia, era quasi più arrabbiata dei passeggeri: "Doveva mettere a verbale dieci pagine per tutto quello che era successo". Nel secondo guasto è stata proprio lei a insistere per far rientrare a casa chi ne aveva bisogno.
Di fronte a tutto questo, l’offerta di Trenitalia del rimborso al 100% suona offensiva.
A me non interessa del rimborso. Io dovevo lavorare, altri avevano cure importanti. Chi ci rimborsa la giornata di lavoro persa o lo stress accumulato? E soprattutto: cosa sta succedendo? Perché si rompono tutti questi treni? Forse è una questione di manutenzione. Qualcuno parla di cambio delle ditte esterne: forse è lì il problema, non so".
Claudia conclude con una provocazione:
Farei venire il ministro Salvini in viaggio con noi, e poi vediamo cosa dice…"
Una testimonianza che fotografa un malessere diffuso tra pendolari, studenti e pazienti costretti a spostarsi ogni giorno sui treni regionali, Intercity e alta velocità. Solo negli ultimissimi giorni, per dirne alcune, si sono registrati: un Frecciarossa partito senza due carrozze (decine di passeggeri con posto prenotato rimasti in piedi); un Italo fermo in galleria sulla Firenze-Bologna senza aria condizionata e servizi igienici fuori uso, e poi l'aggressione di una capotreno su un Frecciarossa a Reggio Emilia. Episodi che rendendo sempre più difficile per i viaggiatori considerare il treno una soluzione affidabile.