pietro orlando

Lungo la strada si respira l'odore dell'Aspromonte calabrese e i mandorli, fuori stagione sono già in fiore. Pietro Orlando ci aspetta nel suo casolare arroccato tra le montagne di Bova. Una piccola fattoria con capre, galline, galline, gatti e cani. Ha diciannove anni, ma porta con sé la saggezza tipica della tradizione grecanica. Pietro studia Agraria, suona diversi strumenti musicali, ma è soprattutto legato alla terra e agli animali. «Ho iniziato da piccolo a suonare organetto e zampogna e proprio con questa mi sono legato al mondo degli animali, ho imparato storie, miti e leggende». Poi a quindici anni, grazie al sostegno del padre, il giovane pastore riesca a farsi un gregge tutto suo di capre aspromontane che oggi sono a rischio d'estinzione.

«Hanno bisogno di stare al pascolo allo stato semi-brado», racconta mentre le osserviamo inerpicate nella montagna. E proprio per questo motivo, diventano facile preda del lupo che tra cambiamenti climatici e poca selvaggina, finisce per fare razzia di animali da fattoria.

«Già dopo sei mesi che avevo acquistato gli animali, ho avuto grosse perdite». Ma Pietro Orlando, non si scaglia contro il lupo. «Va tutelato, è in via d'estinzione, non penserai mai ad un'uccisione».Così il giovane pastore pensa ad una soluzione per salvare le sue capre, ma anche il predatore e per ritrovare un equilibrio dell'ecosistema che si sta pian piano sempre di più perdendo. Tutto inizia per caso. Dopo la razzia, Pietro Orlando deve costantemente vigilare sulle sue capre, ma tra scuola e conservatorio, il tempo per stare con i compagni è veramente poco.
«Si lamentavano che non uscivo mai con loro, ma come facevo? Un giorno mi hanno detto. Perché non fai una mangiatoia autonoma, così non hai più questo pensiero?». Ma l'idea non entusiasma il ragazzo perché le sue capre hanno bisogno di libertà.

«Un giorno, stavamo facendo l'alternanza scuola-lavoro e dovevamo creare una startup innovativa, allora ho pensato: inventiamo un collare anti-lupo, per risolvere il mio problema e quello di tanti altri pastori».

Inizia così l'avventura del “Gioiello del Pastore”,un collare lungo circa 60 cm, con un pezzo di cuoio (crucili), due piccoli fermi (chiaveddi), e un processore che emette ultrasuoni ad una frequenza che infastidisce il lupo, ma innocuo per la salute. Il sistema, infatti, non invasivo né per le sue capre, né per i lupi che senza bisogno di recinti elettrificati si mantengono a debita distanza dal gregge.

«Un collare in legno della tradizione, a cui ho aggiunto i pannelli solari, cassa tweeter e batteria. Grazie a questi processori riesco a ricaricare la batteria e con il tweeter a emettere onde ultrasuoni che arrivano a 37/38mila k hertz e quindi sviluppano all'interno dell'udito del lupo una frequenza che è simile a un colpo di fucile», racconta ancora.

Un sistema non invasivo né per le sue capre, né per i lupi che senza bisogno di recinti elettrificati si mantengono a debita distanza dal gregge. Adesso il prototipo è pronto, ma serve lo step successivo. «Io ho avuto l'idea, ma devo essere aiutato dagli Enti, dallo Stato, da ingegneri qualificati, dall'università per riuscire a realizzare questa idea che già funziona nel resto del mondo».
In questi giorni, Orlando si è aggiudicato il premio Oscar Green 2019, promosso da Coldiretti Giovani Impresa, per la categoria Creatività. Un nuovo punto di partenza, ma non senza un'amara riflessione.

«È davvero difficile mantenere un'azienda in questo stato di calamità, lo Stato non risponde, gli Enti neanche, non risponde mai nessuno. Siamo soli, ci sentiamo un po' abbandonati, è arrivato il momento che qualcuno ci sostenga e parli delle cose belle della nostra regione e non sempre e soltanto, di cose negative».