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Guerra tra Iran, Usa e Israele

Dallo Stretto di Hormuz alla questione nucleare: cosa sappiamo dell’accordo di pace Iran-Usa

Cosa prevede il memorandum d’intesa Iran-Usa che dovrà essere firmati venerdì 19 giugno a Ginevra: il testo non è stato ancora diffuso, ma ecco cosa sappiamo sulla questione nucleare, la riapertura di Hormuz, la guerra in Libano e le sanzioni a Teheran.
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Dopo 107 giorni di un conflitto che ha visto contrapposti Stati Uniti e Israele contro l'Iran, nelle ultime ore è arrivato l’annuncio che il mondo attendeva da mesi. Il presidente americano Donald Trump e le autorità di Teheran hanno infatti raggiunto un'intesa di massima per fermare la guerra iniziata il 28 febbraio con l'attacco coordinato delle forze di Washington e Tel Avv contro la Repubblica Islamica.

Si tratta però, è bene chiarirlo subito, di un memorandum d’intesa ancora provvisorio: il testo integrale dell'accordo non è ancora stato diramato ufficialmente e i dettagli tecnici rimangono per ora avvolti nel massimo riserbo. Quello che si profila all'orizzonte è un percorso a tappe che inizierà questo venerdì 19 giugno in Svizzera con la firma ufficiale del documento, a cui seguiranno sessanta giorni di serrati negoziati per definire i dettagli. Molti nodi restano da sciogliere e, senza un testo definitivo, la prudenza è d'obbligo, tuttavia per la prima volta da tempo quello della pace appare non più come un miraggio remoto, ma come una possibilità più concreta, Israele permettendo: già, perché nelle ultime ore i vertici di Tel Aviv hanno ripetutamente fatto sapere di non considerare l'accordo tra Stati Uniti e Iran vincolante. Il che significa che lo stato ebraico si riserva la possibilità di riprendere la guerra da un momento all'altro.

Ad ogni modo, ecco quello che sappiamo.

I morti di questi 107 giorni di guerra in Iran e LIbano
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Il braccio di ferro sullo Stretto di Hormuz e la fine del blocco navale

Uno dei pilastri del memorandum riguarda la revoca del blocco navale che l'esercito statunitense ha imposto contro i porti iraniani. La conseguenza più immediata di questa decisione dovrebbe essere la riapertura dello Stretto di Hormuz, l'arteria vitale per il commercio mondiale di petrolio rimasta paralizzata dai combattimenti.

Su questo punto, tuttavia, si registrano già le prime pesanti discrepanze. Se da un lato la Casa Bianca ha fatto intendere che lo Stretto tornerà agibile a partire da venerdì per consentire le delicate operazioni di sminamento, dall'altro Teheran – tramite l'agenzia di stampa Fars – rivendica la totale gestione della sicurezza e il diritto di riscuotere tariffe di transito dalle imbarcazioni. Una pretesa, quest'ultima, che ha già incassato il netto rifiuto degli alleati europei, i quali esigono una totale e incondizionata libertà di navigazione. Nonostante il caos diplomatico, la notizia ha comunque dato una boccata d'ossigeno ai mercati, provocando un crollo immediato del prezzo del petrolio.

Come spiegano sia il Guardian che Al Jazeera, ad ogni modo, potrebbero essere necessari mesi o anni per ripristinare la produzione energetica del Golfo. La riapertura dei siti petroliferi e del gas è un processo complesso e alcune infrastrutture della regione sono state danneggiate dagli attacchi dei droni. Resta inoltre da capire se le compagnie di navigazione e le compagnie assicurative riterranno lo stretto sufficientemente sicuro per il transito.

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Il nodo del nucleare e missilistico iraniano

La partita più complessa per una pace duratura si giocherà sul programma nucleare iraniano. L'intesa provvisoria fissa l'obiettivo di limitare l'arricchimento dell'uranio iraniano a scopi esclusivamente pacifici, ma la strada per un accordo vincolante appare in salita. L'Iran possiede infatti ingenti scorte di uranio arricchito accumulate in questi anni, spesso nascoste in bunker sotterranei danneggiati dai raid aerei americani. Le trattative sul nucleare inizieranno solo dopo la firma di venerdì, tuttavia Donald Trump ha già lanciato un avvertimento chiarissimo ribadendo che la Repubblica Islamica non avrà mai la bomba atomica, minacciando esplicitamente la ripresa dei bombardamenti nel caso in cui i successivi due mesi di negoziati non dovessero portare a un trattato definitivo.

L'Iran, dal canto suo, ha a lungo sostenuto che il suo programma nucleare sia pacifico e non si è mai impegnato pubblicamente a rinunciare all'uranio arricchito. Insomma, su questo aspetto sarà necessario attendere i negoziati delle prossime settimane. Stesso discorso vale per il programma missilistico iraniano, il cui smantellamento era uno degli obiettivi annunciati da Trump all'inizio della guerra; ebbene, dopo 107 anche questo tema è stato rinviato alle discussioni dei prossimi mesi.

I siti nucleari in Iran
I siti nucleari in Iran

La polveriera Libano e l'ombra di Israele sulla tregua

Il fronte libanese rappresenta l'incognita più pericolosa per la tenuta del cessate il fuoco. Il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi ha infatti affermato che "è stata dichiarata la fine permanente e immediata della guerra su tutti i fronti, Libano compreso". Anche il mediatore Sharif è stato chiaro, affermando in un post sui social media che "entrambe le parti hanno dichiarato la cessazione immediata e definitiva delle operazioni militari su tutti i fronti, compreso quello libanese". Tuttavia Trump non ha fatto alcun cenno al Libano nei suoi annunci su Truth Social, concentrandosi quasi esclusivamente sullo stretto di Hormuz.

Sullo sfondo resta lo scontro totale con Israele, che è stato completamente escluso dalle trattative. Le tensioni tra Washington e Tel Aviv sono ormai altissime: ieri un raid aereo israeliano su Beirut ha ritardato di ore l'annuncio della tregua, scatenando la furia di Trump contro Benjamin Netanyahu. Con il governo israeliano intenzionato a mantenere le proprie truppe in Libano, a Gaza e in Siria a tempo indeterminato, lo spettro che Israele possa agire da variabile impazzita e far saltare l'accordo prima ancora della firma è più concreto che mai. Decisivi, in tal senso, saranno i giorni che ci separano da venerdì.

Beirut, 14 giugno
Beirut, 14 giugno

Beni congelati e sanzioni: si decide nei prossimi 60 giorni

L'ultimo capitolo di questa complessa trattativa riguarda il respiro economico che l'Iran riceverà in cambio dello stop alle operazioni militari. L'intesa prevede infatti lo sblocco di ventiquattro miliardi di dollari di asset iraniani che erano stati congelati all'estero. Per quanto riguarda le sanzioni economiche che colpiscono il Paese, la revoca invece non sarà immediata. Il memorandum stabilisce un allentamento progressivo delle restrizioni, a partire dalla ripresa della vendita di petrolio iraniano sui mercati globali. Questa concessione economica rimarrà tuttavia legata a doppio filo al rispetto degli impegni che Teheran assumerà durante i prossimi sessanta giorni.

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