Il caso della morte di Francesca Ercolini: l’ipotesi dell’omicidio e i nuovi indagati

La giudice Francesca Ercolini, 51enne originaria di Campobasso, fu trovata morta nella sua casa di Pesaro il 26 dicembre 2022. Inizialmente archiviato come suicidio, il caso negli ultimi mesi ha subito una svolta. Ercolini, stando a una prima ricostruzione, si sarebbe tolta la vita impiccandosi con un foulard alla ringhiera della scala interna del suo appartamento.
Ora, invece, è stato dato nuovo impulso alle indagini, anche grazie alla madre della 51enne, Carmela Fusco, che non ha mai creduto al gesto volontario, e gli inquirenti stanno svolgendo accertamenti per verificare se la donna sia stata uccisa.
Sono sei le persone indagate a vario titolo, le ipotesi di reato vanno dall'omicidio e concorso in omicidio volontario al depistaggio, dalla falsità ideologica alla violazione del segreto istruttorio, all'omissione di atti d'ufficio.
Tra loro, oltre al medico che svolse la prima autopsia e a membri delle forze dell'ordine, c'è anche il marito della 51enne, l'avvocato pesarese Lorenzo Ruggieri, 56 anni.
Il ritrovamento del corpo della giudice in casa
Come anticipato, Ercolini fu trovata morta in casa a Pesaro nel 2022. A rinvenire il corpo, impiccato con un foulard alla ringhiera di una scala interna dell'appartamento, furono il marito e il figlio minorenne della coppia.
Stando a quanto ricostruito, l'uomo avrebbe tagliato con una forbice la stoffa legata intorno al collo della 51enne. Per questo, quando i soccorsi fecero il loro ingresso nella casa di via Zara, il corpo era stato trovato disteso a terra. Il medico legale che eseguì la prima autopsia e gli inquirenti ritennero valida l'ipotesi del suicidio.
Ma fin dal ritrovamento del corpo della figlia, la madre di Ercolini non si è mai rassegnata. Da anni, infatti, la 51enne le raccontava di un clima domestico violento, fatto di umiliazioni, maltrattamenti fisici e psicologici da parte sia del marito che del figlio.
Documentava tutto, scattando foto di lividi, tagli, occhi gonfi. Due settimane prima della morte della figlia, Fusco aveva anche inviato alla Questura di Pesaro una lettera anonima per segnalare i maltrattamenti e chiedendo di indagare sulla famiglia. La lettera tuttavia, in quanto anonima, venne ignorata.
Cosa non torna nella morte di Francesca Ercolini
A far nascere dubbi riguardo all'ipotesi del suicidio, in primis ci sono i segni sul collo della donna che non sarebbero compatibili con quelli che avrebbe dovuto lasciare il foulard con cui si sarebbe tolta la vita, impiccandosi alla ringhiera della scala interna della casa.
Di recente, infatti, sono stati svolti nuovi accertamenti su due cavi elettrici collegati a alcune lampade posizionate all'interno dell'abitazione della 51enne. Gli inquirenti vogliono capire se i segni sul collo siano compatibili con i fili. La donna potrebbe essere stata strangolata e successivamente sarebbe stata simulata la morte per impiccamento.
Le parole della mamma e i messaggi nelle chat
La mamma della giudice, Carmela Fusco, continua a chiedere con forza che venga fatta piena luce su quanto accaduto alla figlia, a chiedere giustizia.
A lei, infatti, Ercolini inviava numerosi messaggi lamentando le violenze fisiche e psicologiche che era costretta a subire da parte degli uomini della casa, marito e figlio. In questi anni non si è mai arresa, mai ha pensato che la figlia si sia tolta la vita
"Francesca mi raccontava tutto. Ma in quei giorni abbiamo parlato soprattutto dei suoi progetti: San Silvestro con le amiche, il veterinario per le sue due gattine; mi aveva detto anche che il 26 pomeriggio sarebbe andata a giocare a casa di amici. – ha raccontato in un'intervista al Corriere della Sera – Una persona che vuole ammazzarsi non fa programmi così"
Le differenze tra la prima e la seconda autopsia
Una svolta importante è arrivata dopo la riesumazione e la seconda autopsia eseguita sul corpo della giudice. Stando a quanto emerso dal nuovo esame, Ercolini potrebbe essersi difesa da una aggressione. Sulle mani della 51enne sarebbero state riscontrate lesioni, unghie rotte e un ematoma alla testa.
Ferite già rilevabili dalle foto scattate durante il sopralluogo in viale Zara, nella casa della donna, ma che non sono state valorizzate dalla prima autopsia. Segni che, ha ipotizzato la procuratrice dell'Aquila Roberta D'Avolio, non escludono una difesa.
I segni, compreso un graffio lungo il collo, sono ritenuti di fondamentale importanza per una diagnosi che distingua la morte per impiccamento, e quindi il suicidio, e un'aggressione che potrebbe essersi conclusa con uno strangolamento.
Il ruolo del marito
Il marito della 51enne, l'avvocato pesarese Lorenzo Ruggieri, continua a dirsi estraneo alla vicenda e respinge qualsiasi coinvolgimento. In una lunga lettera inviata di recente al Resto del Carlino, il marito di Ercolini ha accusato media e social di aver costruito “un processo parallelo" attorno alla vicenda.
La sua presa di posizione arriva dopo i recenti sviluppi investigativi: “Le indagini della Procura dell’Aquila, dall’inizio del 2023, sul suicidio di mia moglie, avevano condotto a una richiesta di archiviazione per l’ipotesi di una mia istigazione al suicidio”, scrive l’avvocato.
Secondo Ruggeri, “tutti questi sviluppi, fin dall’inizio, sono stati alimentati dagli interventi della madre di Francesca Ercolini, per la sua intima convinzione che esclude un gesto autolesivo della figlia, e sono stati assecondati dalla Procura dell’Aquila e dal gip nei successivi passaggi”.
Le nuove indagini e i sei indagati
Le nuove indagini sono partite il 16 giugno 2025, quando la Procura dell’Aquila, competente per le indagini su magistrati nelle Marche, ha disposto la riesumazione del corpo di Ercolini e la proroga degli accertamenti, riaprendo il caso archiviato come suicidio.
Nell'inchiesta, guidata dalla pubblico ministero Roberta D'Avolio, sono indagate 6 persone. Ma la nuova ipotesi di reato, quella dell'omicidio, riguarderebbe solo due di loro: il marito e un ex ispettore di polizia, amico della famiglia.
In una relazione di 402 pagine Vittorio Fineschi, il consulente che ha effettuato la nuova autopsia, sostiene che la riga rossa che percorre il collo della donna, non solo ha un andamento irregolare rispetto a una meccanica da impiccamento, ma presenta caratteristiche provocate da un mezzo duro e non dalla stoffa.
Nuovi accertamenti tecnici verranno svolti nelle prossime settimane, poi le parti torneranno a confrontarsi, stavolta davanti al giudice per le indagini preliminari Marco Billi. L'udienza è fissata a L'Aquila per il prossimo 22 settembre.