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23 Dicembre 2019
10:25

Foggia, legate con cavi, picchiate e costrette a prostituirsi: 10 donne liberate dalla polizia

Nel corso delle indagini sono emersi numerosi episodi raccapriccianti: le vittime sarebbero state sottoposte a vere e proprie torture, legate con cavi elettrici e picchiate brutalmente fino a svenire. Fondamentali sono state le testimonianze di alcune vittime: in manette sono finite tre persone, due uomini e una donna.
A cura di Antonio Palma
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Portate in Italia con l’inganno e con la promessa di un lavoro e qui brutalmente picchiate, segregate e ridotte praticamente in schiavitù per essere avviate alla prostituzione sulle strade. È l’orribile tratta di esseri umani scoperta e smantellata nelle scorse ore dalla Polizia di Foggia che ha posto in arresto tre persone ritenute a capo di una organizzazione criminale volt allo sfruttamento della prostituzione con base a Marina di Lesina, frazione balneare del comune di Lesina, nel Parco Nazionale del Gargano. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, nel corso delle indagini sono emersi numerosi episodi raccapriccianti: le vittime sarebbero state sottoposte a vere e proprie torture, legate con cavi elettrici e picchiate brutalmente fino a svenire. Episodi definiti di particolare efferatezza e crudeltà da parte della stessa polizia foggiana.

In manette sono finite tre persone di nazionalità bulgara e polacca, due uomini e una donna che ora devono rispondere dei reati di associazione a delinquere finalizzata alla tratta, riduzione e mantenimento in schiavitù. Per due di loro, due cittadini bulgari, il Giudice per le indagini preliminari ha disposto la custodia cautelare in carcere. Ai domiciliari invece è finita una loro complice, una donna polacca. Vittime della tratta almeno una decina di ragazze di origine bulgara che venivano avvicinate nel paese di origine e portate in Italia. Nel nostro Paese sarebbero state sottoposte a violenze fisiche e verbali per costringere a prostituirsi in strada.

Per le indagini, a cui hanno partecipato anche gli agenti della Polizia Stradale di Campobasso, fondamentali sono state le testimonianze di alcune vittime della tratta che hanno permesso agli inquirenti della polizia di stato, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia della Procura di Bari, di ricostruire i meccanismi della tratta e i metodi brutali usati.

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