Il giallo sulla sorte della piccola Esperanza, la bambina di etnia rom scomparsa a Cagliari da due mesi dopo un incendio che aveva distrutto il furgone-camper utilizzato dalla sua famiglia, è arrivato a una svolta. Slavko Seferovic, padre della bimba arrestato sabato con l'accusa di omicidio insieme alla moglie, questa mattina pur non confessando di essere stato autore del delitto ha rilasciato agli inquirenti importanti dichiarazioni, squarciando un silenzio durato due mesi rotto solo da affermazioni contraddittorie e false. L'uomo, sentito dal Gip di Cagliari Massimo Poddighe, ha spiegato che la figlia è morta soffocata da un boccone mentre mangiava. Il corpo della piccola sarebbe quindi stato portato lungo la Statale 130 dove il padre l'avrebbe bruciato. La moglie – sentita separatamente – avrebbe invece detto al giudice di aver consegnato la bambina viva al marito. Di fatto, comunque, potrebbero scattare subito le ricerche del corpicino da parte degli uomini della Squadra Mobile.

Nelle scorse settimane il padre e la madre di Esperanza, più volte interrogati, avevano fornito versioni diverse e contraddittorie sulla sorte della figlioletta. Inizialmente avevano dichiarato che la piccola era morta nell'incendio che aveva distrutto il loro furgone, poi avevano cambiato versione sostenendo che qualcuno l'aveva rapita per chiedere loro un riscatto e aveva appiccato il rogo. Tesi a cui non avevano dato credito gli inquirenti della Polizia e la Dda di Cagliari che, nei giorni scorsi, avevano tratto in arresto Slavko Seferovic e la moglie Dragana Ahmetovic. Ora il giudice per le indagini preliminari Poddighe dovrà sciogliere la riserva sulla richiesta di custodia cautelare, mentre il pubblico ministero Pani sta predisponendo le ricerche del corpicino della piccola lungo la Statale 130. L'accusa rimane quella di omicidio aggravato, occultamento di cadavere, simulazione di reato e incendio doloso.