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1 Ottobre 2021
09:04

Come l’occupazione armata israeliana in Palestina sta di nuovo aiutando Hamas

Nei giorni scorsi cinque palestinesi – associati ad Hamas e al movimento del Jihad islamico – sono stati uccisi dall’esercito israeliano nei territori occupati di Palestina, in Cisgiordania (West Bank). Dopo l’ultimo attacco contro la Striscia di Gaza lo scorso agosto e la fuga di sei prigionieri dal carcere di massima sicurezza israeliano, si è riaccesa la rivolta.
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"Forze di sicurezza israeliane hanno operato in Cisgiordania contro terroristi di Hamas che stavano per compiere imminenti attacchi terroristici". Lo ha detto il nuovo premier israeliano Naftali Bennett dopo gli scontri avvenuti a Burqin, Jenin, Qabatiya, Kafr Dan e a KafrBiduche, nei territori occupati palestinesi vicino a Ramallah.  Il quotidiano israeliano Haaretz ha riferito anche che due soldati dell'esercito sarebbero rimasti gravemente feriti. In una dichiarazione riportata dal quotidiano Rainews, Hamas ha attaccato l'Autorità Nazionale Palestinese – che governa la Cisgiordania – affermando che "le morti sono il risultato della sua cooperazione di sicurezza con Israele e degli incontri tra le sue autorità, compreso il suo presidente, Mahmoud Abbas, e i funzionari israeliani".

Dopo l'era "Trump e Netanyaahu", le cose non sembrano essere cambiate. Il nuovo premier israeliano Bennett, infatti, ha negato ancora una volta l'esistenza di uno Stato palestinese. E il nuovo presidente americano Joe Biden ha approvato il rifiuto. "Purtroppo la politica dell’occupante favorisce le forze estremiste, sia del popolo palestinese che del popolo israeliano – dice a Fanpage.it Yousef Salman, il presidente della comunità palestinese di Roma e della Regione Lazio. "Il popolo palestinese non è per natura un popolo fanatico religioso. In Palestina sono nate tutte e tre le religioni monoteiste. Al-Fath (organizzazione politica laica) ha parlato della creazione di uno Stato libero, democratico e laico. Dove ebrei, cristiani e musulmani possano vivere con uguali diritti e uguali doveri. Quando si entra in un conflitto religioso, non se ne esce mai. Andrà avanti. Israele vuole lo Stato ebraico, Hamas vuole uno Stato Islamico e così lo trasformano in un conflitto tra musulmani ed ebrei. Anche i cristiani vengono coinvolti e questo non è un conflitto religioso, è politico: c’è una potenza coloniale che occupa un territorio riconosciuto dalle Nazioni Unite e dalla comunità internazionale", spiega il presidente.

L'occupazione armata favorisce l'estremismo

"La pressione dell’occupante è talmente pesante che la gente non ce la fa più. Tutto il popolo palestinese è in rivolta. Stanno facendo di tutto per resistere a questa criminale e brutale occupazione – dice Yousef Salman e continua – La fuga dei 6 prigionieri palestinesi dal carcere di massima sicurezza israeliano ha fatto scatenare nuovamente un’ondata di rivolta e di manifestazioni. Noi abbiamo parlato della lotta popolare non violenta nei confronti delle forze di occupazione. Hamas è un partito religioso che resiste davanti a un’occupazione. A Gaza è dominante, ma è presente in tutti i territori. Davanti a un’occupazione è naturale lottare. L’occupazione sta alla base di tutta la sofferenza dei palestinesi e degli israeliani. Marwan Barghouthi (politico palestinese) diceva che l’ultimo giorno di occupazione sarà il primo giorno di pace”.

Per il presidente della comunità palestinese di Roma e della Regione Lazio l'occupazione armata israeliana "favorisce l’estremismo, ma la maggioranza assoluta lotta per uno Stato libero, democratico e laico. È nel DNA dei palestinesi". Poi parla dell'Autorità Nazionale Palestinese (organismo politico di autogoverno formato nel 1994 in conseguenza degli Accordi di Oslo per governare la Striscia di Gaza e le aree A, B e C della Cisgiordania):"Sta attraversando un brutto momento perché quando la politica fallisce vengono fuori gli estremismi. È forte quando ottiene risultati a livello nazionale che possano far sperare i palestinesi. Quando però non vedono speranza, allora rifiutano la politica che si basa sull’opzione 2 Stati per 2 popoli".

Hamas rappresenta la minoranza

"Anche quando nel 2006 Hamas ha vinto le elezioni, non ha vinto perché il popolo palestinese è diventato pro Hamas. Era un voto di protesta contro la politica di Al-Fath e dell’Autorità Nazionale Palestinese. Il popolo continua a essere aperto e laico nell'anima. Purtroppo la politica israeliana ha sempre favorito Hamas. Non è vero che è dominante. E non è vero che nel caso di elezioni vincerebbe Hamas. Io sono convinto che il popolo palestinese sia sempre stato un popolo aperto, democratico che vuole vivere come tutti gli altri popoli", spiega Salman. Se si votasse, dice: "Vincerebbe Al-Fath – e aggiunge – Non ci possono essere l'elezioni senza il voto dei palestinesi di Gerusalemme Est. Il piano di Trump che ha riconosciuto Gerusalemme come capitale di Israele e gli Accordi di Abramo negano l’esistenza di uno Stato palestinese. Negano l’esistenza di una Palestina libera e indipendente. Abbiamo chiesto ai leader europei di convincere Israele per farci svolgere le elezioni anche a Gerusalemme Est. Se così fosse, voteremmo il giorno dopo. Con la scusa che Gerusalemme è capitale di Israele, ce lo impediscono".

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