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Il conflitto tra Israele e Palestina
14 Maggio 2021
12:54

Perché Israele e la Palestina combattono una guerra senza fine

Il 10 maggio 2021 in Medio Oriente si è riaperta una ferita che non ha mai davvero smesso di sanguinare: quella originata dal decennale conflitto tra Israele e la Palestina. Ma perché si è arrivati a questo punto? E cosa sta accadendo, in queste ore, nella Striscia di Gaza?
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Il conflitto tra Israele e Palestina

Il 10 maggio 2021 il gruppo politico e paramilitare palestinese Hamas ha sferrato un attacco missilistico contro Israele colpendo obiettivi sensibili della Città Santa e imponendo l’immediata evacuazione (tra le altre cose) dei fedeli ebraici al Muro del Pianto. Il motivo dell’attacco da parte di Hamas si evince dall’incremento della politica espansionistica di Israele degli ultimi mesi: il Paese governato da Benjamin Netanyahu ha infatti recentemente occupato il quartiere palestinese di Sheikh Jarrah (Gerusalemme Est), distruggendo diversi stabili e costringendo delle famiglie palestinesi ad abbandonare le loro case, secondo una dinamica consolidata dall’ormai lontano 1948, anno della fondazione dello Stato di Israele. Sempre Israele aveva inoltre recentemente approvato delle rappresaglie da parte della polizia contro i palestinesi presso la Spianata delle Moschee, a Gerusalemme, fuori e dentro la storica Moschea di al-Aqsa. Durante quegli scontri erano stati feriti almeno 300 palestinesi stando a quanto riportato dalla Mezzaluna Rossa palestinese (il corrispettivo della nostra Croce Rossa e che di quest’ultima organizzazione infatti fa parte).

A partire dal 10 maggio si è così registrata un’escalation di violenze. Israele ha risposto all’attacco di Hamas – che oltre ad essere un gruppo paramilitare è considerato un'organizzazione terroristica da alcuni Paesi tra cui l'Italia – bombardando pesantemente la Striscia di Gaza. L’attacco ha provocato la morte di civili tra i quali anche dei bambini (17 sul versante palestinese e 2 su quello israeliano stando ai dati dell’Unicef). In tutto sono stati colpiti 6mila obiettivi sensibili palestinesi, tra cui un centro di intelligence, mentre diversi esponenti di Hamas sono rimasti uccisi. Nella giornata di giovedì 13 maggio Israele ha ammassato le truppe di terra per prepararsi a un'invasione, mentre Hamas ha lanciato in tutto 1.750 razzi circa di cui il 90% è stato però intercettato.

Perché Israele bombarda Gaza

Da sempre Gaza rappresenta uno dei punti chiave di questo decennale conflitto: è in questa regione costiera confinante con Israele e l’Egitto che si sono consumati i peggiori massacri (l'ultimo, nel 2018, comportò migliaia di feriti e 17 morti palestinesi, in quella che viene ancora ricordata come "la marcia insanguinata dei manifestanti di Gaza") ed è qui che si sono rifugiati milioni di palestinesi durante gli anni di politiche espansionistiche da parte di Israele. Gaza è quella striscia di terra situata proprio al confine tra Israele – Stato fondato nel 1948 su mandato britannico e con la benedizione delle Nazioni Unite – e la Palestina – regione preesistente a Israele situata tra la Siria, il Libano, l'Egitto e la Giordania -.

Striscia di Gaza
Striscia di Gaza

La storia del conflitto israelo-palestinese

La fondazione unilaterale dello Stato di Israele comportò lo sfratto fisico di migliaia di famiglie palestinesi dalle loro abitazioni, costrette ad andarsene per far spazio (letteralmente) ai nuovi arrivati ebraici. In seguito agli orrori della Seconda Guerra Mondiale e all'Olocausto, infatti, la sensazione condivisa dai membri del Patto Atlantico era quella di voler "risarcire" gli ebrei della diaspora concedendo loro la "Terra Promessa" che sempre avevano desiderato e mai avevano avuto dai tempi dell'Impero Romano. Gli ebrei sopravvissuti alla persecuzione nazista ebbero così la possibilità di veder nascere uno Stato che fosse finalmente il loro, la cui fondazione si basava tuttavia su una violenza originale: quella contro le famiglie palestinesi costrette militarmente ad abbandonare le loro case.

La nascita di Hamas e gli attacchi a Israele

Nel corso degli anni, l'esacerbarsi del conflitto tra Israele (sostenuto dal Regno Unito e dagli americani) e la Palestina, comportò la morte di migliaia di civili da ambo le parti e la nascita di gruppi armati palestinesi, tra cui Hamas, per rivendicare le terre "ingiustamente sequestrate". Fondato nel 1987 come braccio operativo dei Fratelli Musulmani, Hamas ha una matrice islamista ed è attualmente guidato da Isma'il Haniyeh, mentre il leader di riferimento di Gaza è Mahmood Abbas (anche conosciuto come Abu Mazen), presidente dell'OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina). La principale rivendicazione di Hamas è consiste nel ritorno della Palestina alla sua condizione precoloniale e l'istituzione di uno Stato Palestinese, che può avvenire soltanto "attraverso la guerra".

Un conflitto senza fine

Il crescendo di violenze tra le due regioni sta riaprendo una ferita che non ha mai smesso di sanguinare nel cuore del Medio Oriente e una nuova guerra non sembra una prospettiva inverosimile. Mentre le sirene antiaeree riecheggiano nelle città di Tel Aviv e Gerusalemme terrorizzando la popolazione, le potenze straniere si schierano a fianco dell’uno e dell’altro attore del conflitto. Il neo eletto presidente degli Stati Uniti Joe Biden si è espresso a favore di Israele (dalla sua fondazione Israele è considerabile come la principale succursale statunitense in Medio Oriente, n.d.r.), definendo come “legittimo” il bombardamento su Gaza e intimando lo Stato di Netanyahu a difendersi contro i terroristi di Hamas. Intanto, però, gli sfollati palestinesi continuando ad aumentare e la Striscia di Gaza torna ad essere il palcoscenico di un orrore che ha avuto un inizio preciso ma di cui ora più che mai non si intravede la fine.

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