Resta altissima la tensione tra Israele e Palestina dopo i tafferugli che si sono verificati nelle ultime ore sia a Gerusalemme che sulla striscia di Gaza. A pagare un prezzo altissimo sono soprattutto i bambini. Secondo dati ufficiali delle Nazioni Unite, solo la scorsa notte sono rimasti uccisi quattro minori, tutti appartenenti alla stessa famiglia, portando il totale a 9, e altri 43, di età compresa tra i zero e i 18 anni, sono rimasti feriti nella rappresaglia scoppiata a Gaza. Un minore morto anche in Israele. È quanto ha confermato a Fanpage.it Andrea Iacomini, portavoce di Unicef Italia, in costante contatto con Unicef Palestina. "Un altro dato abbastanza eclatante – ha sottolineato – è quello che riguarda gli 8 minori arrestati dalle forze israeliane. I nostri uffici sono al momento in contatto con le autorità, ma non sappiamo dove si trovino i minorenni detenuti. Ecco perché abbiamo lanciato un appello chiedendo a quest'ultime di fermare l'escalation di violenza, in particolare nei confronti dei bambini, e di fare in modo che tutte e due le parti fermino i reciproci attacchi. Chiaramente non sappiamo come evolverà la situazione nel corso della giornata, ma la nostra preoccupazione è che si vada incontro ad un ulteriore inasprimento delle ostilità".

L'appello di Unicef: "Stop a escalation di violenza"

Non è la prima volta che Unicef interviene a difesa dei diritti dei minori coinvolti in numero sempre maggiore nell'escalation di violenza in Medioriente: "I bambini stanno pagando un prezzo altissimo – ha continuato Iacomimi -. Sono giorni che noi chiediamo la fine dell'escalation di violenza, che è esplosa ieri. Già il 6 maggio scorso, dopo la morte di un 16enne a Odala, abbiamo denunciato la situazione. Ancora il 9 maggio abbiamo chiesto a Israele di rilasciare alcuni bimbi detenuti a Gerusalemme Est mentre altri 27 erano rimasti feriti. Poi la situazione è peggiorata. I casi di minori coinvolti tra ferimenti e detenzioni cominciano ad essere troppo alti. È il momento di bloccare la violenza, di proteggere i civili e di fermare tutte le violazioni nei confronti dei bambini da una parte e dall'altra. Ma ho paura che come è successo con le altre operazioni che si sono susseguite dal 2008 a oggi, anche co quest'ultima, lanciata da Israele con il nome di "Guardiani delle Mura", assisteremo ad una escalation impressionante. Speriamo prevalga il buon senso e chiediamo che tutto questo finisca".

Oltre 600 i feriti dalla polizia israeliana

Sono in totale oltre 600 le persone rimaste ferite nel corso degli attacchi delle ultime ore tra Gerusalemme e la striscia di Gaza. Oltre 400 stanno ricevendo cure in ospedale. "Ieri abbiamo passato un'intera giornata a curare palestinesi, compresi molti bambini, che riportavano ferite da proiettili di gomma, granate assordanti e oggetti contundenti", ha raccontato la drdottoressa Natalie Thurtle, coordinatrice medica di Medici senza Frontiere nei Territori palestinesi. "Le persone sono state colpite anche con un fluido chimico noto come acqua puzzola e hanno inalato gas lacrimogeni. Molti pazienti hanno subito lesioni alla testa, al torace o agli occhi dopo essere stati colpiti da proiettili di gomma. Abbiamo visto molti bambini feriti, tra cui un dodicenne con un infortunio al femore e un quattordicenne con lesioni agli occhi".

Cosa sta succedendo in Israele nelle ultime ore

Da ieri sta proseguendo il lancio di razzi tra Israele e gruppi armati palestinesi iniziato a seguito degli scontri tra palestinesi e polizia israeliana sulla Spianata delle Moschee a Gerusalemme. Finora sono stati lanciati oltre 200 razzi dalla Striscia verso Israele, e sono stati diversi i bombardamenti compiuti dall’esercito israeliano sulla Striscia. Un edificio a nord di Gaza City sarebbe stato colpito durante gli attacchi di Israele. Fonti locali riferiscono di un altro morto e di diversi feriti. Una situazione sempre più tesa, dunque, che fa temere l'inizio di una nuova guerra: da un lato Hamas e altri gruppi di Gaza hanno minacciato di proseguire il lancio di razzi contro Israele, dall'altra il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha annunciato che i combattimenti potrebbero "andare avanti per un po’ di tempo, dopo che è stata varcata una linea rossa". In realtà ciò che è successo ieri è stato l'apice di una serie di violenze cominciate già venerdì scorso quando le forze di sicurezza israeliane si sono scontrate con i manifestanti radunati per difendere i diritti di alcune famiglie palestinesi che vivono nel quartiere di Sheikh Jarrah, vicino alla Città Vecchia di Gerusalemme, e che sono state sfrattate dalle loro case ritenute di proprietà di famiglie ebraiche che vivevano lì prima della fuga causata dalla guerra d’indipendenza di Israele del 1948. Questione che è al centro anche di una disputa legale, la cui sentenza è stata rinviata proprio per evitare ulteriori tensioni.

Lunedì le tensioni sono poi sfociate sulla Spianata delle Moschee, dove la polizia israeliana ha usato anche granate stordenti all’interno della moschea di al Aqsa. I palestinesi protestavano contro una marcia nazionalista israeliana che avrebbe dovuto celebrare la conquista di Israele della parte est di Gerusalemme avvenuta durante la Guerra dei Sei Giorni del 1967; la marcia era stata poi annullata a causa delle violenze. Nel pomeriggio erano stati lanciati almeno sette razzi da Gaza verso la zona centrale del Paese. Hamas, che aveva dato un ultimatum al governo israeliano, chiedendo il ritiro delle truppe dalla Spianata delle Moschee (o Monte del Tempio) e dal quartiere di Sheikh Jarrah entro le 18, ha rivendicato l'attacco: "Si è trattato di una risposta – ha precisato – all'aggressione e ai crimini contro la Città Santa e alle prevaricazioni contro il nostro popolo nel rione di Sheikh Jarrah e nella moschea al-Aqsa".