15 Gennaio 2017
11:52

Catania: arrestato il boss mafioso Andrea Nizza, era tra i 100 latitanti più pericolosi

“È un grande colpo per la legalità e nella lotta alla criminalità organizzata, era il latitante più pericoloso della Sicilia orientale” ha spiegato il procuratore di Catania.
A cura di Antonio Palma

È finita oggi, in un appartamento preso in affitto da una coppia di suoi amici, la latitanza del boss mafioso Andrea Nizza, inserito dal Viminale nella lista dei cento latitanti più pericolosi d'Italia. Il 30enne considerato agli inquirenti  l'ultimo di una storica famiglia di mafia, braccio armato per anni del clan Santapaola Ercolano, e ancora a capo di uno dei più vasti traffici di droga del Catanese, è stato arrestato a Viagrande, sempre nell'area etnea. A Fermarlo i Carabinieri del comando provinciale di Catania con un blitz che ha visto l'irruzione nell'appartamento e l'arresto anche dei due che avevano affittato la casa, ora accusati di favoreggiamento.

Nizza, dopo una condanna a sei anni e otto mesi di carcere nel processo scaturito dall’operazione Fiori bianchi, si era dato alla latitanza ed era ricercato dal 2014. Per gli inquirenti la sua specializzazione era il traffico internazionale di droga con collegamenti con Albania e Grecia. Secondo la Direzione investigativa antimafia, il suo gruppo criminale per anni si è occupato del traffico di stupefacenti prima nello storico rione San Cristoforo di Catania per poi trasferirsi nel famigerato palazzo di Palazzo di cemento, popoloso rione di Librino.

Secondo indiscrezioni, la cattura del latitante sarebbe stata possibile anche grazie alle dichiarazioni del fratello Fabrizio che da anni è diventato collaboratore di giustizia dopo la sua cattura da parte delle forze dell'ordine. "È  un grande colpo per la legalità e nella lotta alla criminalità organizzata. I carabinieri, con un grande e duro lavoro di intelligence di altissima professionalità, coordinati dalla nostra Dda, sono riusciti catturare il latitante più pericoloso della Sicilia orientale" ha commentato il procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro.

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