Oggi, giovedì 16 novembre, si è tenuta la prima udienza del processo Cucchi bis, davanti ai giudici della Corte d'Assise di Roma. Nell'ambito del procedimento per la morte del giovane geometra Stefano Cucchi – deceduto nel 2009 a seguito, secondo l'accusa, di un brutale pestaggio – sono accusati a vario titolo cinque carabinieri: Alessio Di Bernardo, Raffaele D’Alessandro, Francesco Tedesco risponderanno dell'accusa di omicidio preterintenzionale, mentre Roberto Mandolini per falso e calunnia e Vincenzo Nicolardi per quella di calunnia. "C’è rabbia. Stefano potrebbe essere il fratello o il compagno di ognuno", ha dichiarato la sorella di Stefano, Ilaria Cucchi. "Stefano merita giustizia perché non si può morire così e noi non ci fermeremo mai finché non sarà fatta giustizia. Lo abbiamo promesso a Stefano: davanti a quel corpo massacrato", ha invece commentato la mamma di Stefano, Rita Calore.

"Si è perso tanto tempo. Sono passati otto anni in cui si è fatta tanta confusione. Ora è arrivato il momento di smettere di perdere tempo e fare chiarezza", ha dichiarato invece il pm Giovanni Musarò, che contesta ai tre militari dell’Arma i due reati. Secondo l'accusa, i carabinieri avrebbero provocato la morte di Stefano "con schiaffi, calci e pugni, provocando con una rovinosa caduta con impatto al suolo della regione sacrale lesioni guaribili in almeno 180 giorni e in parte esiti permanenti, che poi hanno portato alla morte di Cucchi". 

Ai carabinieri accusati di omicidio preterintenzionale viene inoltre contestato anche l’abuso di autorità per aver sottoposto il geometra "a misure di rigore non consentite dalla legge" con "l’aggravante di aver commesso il fatto per futili motivi, riconducibili alla resistenza posta in essere da Cucchi al momento del foto-segnalamento presso i locali della Compagnia di Roma Casilina", dove era stato successivamente trasferito.

Ai militari Tedesco e Mandolini, invece, vengono contestati i reati di falso e calunnia mentre Vincenzo Nicolardi è accusato solamente di calunnia in rel­azione alle dichiara­zioni rese sotto giu­ramento nel processo di primo grado in cui erano imputati gli agenti della poliz­ia penitenziaria e i medici che avevano preso in cura il geo­metra romano. "Le lesioni procurate a Stefano Cucchi, il quale fra le altre cose, durante la degenza presso l’ospedale Sandro Pertini subiva un notevole calo ponderale anche perché non si alimentava correttamente a causa e in ragione del trauma subìto, ne cagionavano la morte", si legge nel capo di imputazione.

"Ho fiducia che questa volta i responsabili della morte di mio fratello e di anni ed anni di depistaggi saranno puniti. La verità è in quest’aula, ma non sarà facile farla emergere. Perché proveranno a confondere le acque, dilatare i tempi. Siamo pronti a tutto", ha concluso Ilaria Cucchi al termine dell'udienza.