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Carabinieri, medici e avvocati arrestati in Puglia: facevano ottenere risarcimenti grazie a falsi incidenti

L’inchiesta della Procura di Trani su un presunto sistema di falsi incidenti stradali per ottenere risarcimenti indebiti. Sei gli arresti, 26 indagati: coinvolti due carabinieri, due medici e un avvocato. Almeno dodici i sinistri fittizi accertati. Il giro di affari, ricostruito finora, supera i 100mila euro.
immagine di repertorio
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Due carabinieri, due medici e due avvocati. Erano loro gli ingranaggi, secondo la procura di Trani, di un sistema strutturato il cui obiettivo era simulare incidenti stradali (mai avvenuti o ricostruiti in modo artefatto) così da ottenere risarcimenti assicurativi indebiti. L’inchiesta, condotta dai carabinieri della Compagnia di Andria tra ottobre 2024 e marzo 2025, ha portato nelle scorse ore all’esecuzione di sei misure cautelari: cinque arresti in carcere e un domiciliari per uno dei medici coinvolti. Altre 26 persone risultano indagate a piede libero.

Il quadro ricostruito dagli inquirenti ha portato alla luce meccanismo ripetuto e ben organizzato, basato su una rete di complicità e ruoli distinti. Gli incidenti, sempre stanno all'ipotesi dell'accusa, non sarebbero mai avvenuti oppure sarebbero stati descritti in modo non corrispondente alla realtà. Dagli atti di polizia giudiziaria, passando per le certificazioni sanitarie fino alle pratiche assicurative: tutto sarebbe stato costruito per dare consistenza a sinistri solo documentali.

Il sistema si articolava su compiti ben definiti. Gli avvocati avrebbero seguito le richieste di risarcimento, coordinandosi con i medici per ottenere documentazione sanitaria utile a rafforzare le pratiche. I medici, dal canto loro, avrebbero firmato prognosi, attestazioni di invalidità e certificati senza riscontro con reali condizioni cliniche. I carabinieri coinvolti avrebbero invece fornito una copertura documentale attraverso annotazioni di servizio e atti pubblici capaci di rendere credibili gli incidenti agli occhi delle compagnie assicurative.

Tra gli episodi ritenuti più significativi dagli inquirenti ce n’è uno avvenuto il 30 gennaio 2023 a Canosa di Puglia. In quel caso due cittadini italiani risultavano formalmente coinvolti in un sinistro e successivamente erano stati visitati al pronto soccorso dell’ospedale Tatarella di Cerignola. La realtà dei fatti è che in quel preciso istante si trovavano in Romania. Nonostante ciò, avrebbero anche sottoscritto il modulo di constatazione amichevole con la controparte.

Un altro episodio contestato riguarda invece un incidente del 16 ottobre 2023: uno dei veicoli coinvolti, con targa rumena, secondo le verifiche non avrebbe mai lasciato il territorio estero, rendendo quindi impossibile la dinamica ricostruita nei verbale.

Determinanti, per ricostruire le incongruenze, sono stati anche i controlli incrociati sui tabuli telefonici e sui tracciati GPS dei veicoli. In più casi, infatti, le persone risultavano fisicamente in luoghi diversi da quelli indicati come scena dei sinistri, elementi che hanno rafforzato l’ipotesi di una costruzione sistematica dei falsi incidenti.

Particolare attenzione è stata rivolta anche al ruolo di uno dei medici arrestati. Nonostante fosse già sottoposto ai domiciliari e quindi impossibilitato a svolgere attività professionale, avrebbe comunque emesso 19 certificati medici, senza aver mai effettuato visite.

Secondo la procura di Trani lo schema ricorrente vedeva spesso coinvolti soggetti legati da rapporti familiari o personali, mentre come controparti comparivano cittadini stranieri, soprattutto di nazionalità romena, alla guida di veicoli immatricolati in Romania o Bulgaria. Un assetto che, secondo gli investigatori, avrebbe facilitato la gestione dei sinistri fittizi e delle pratiche assicurative.

Il giro di affari, ricostruito finora, supera i 100mila euro; cifra che potrebbe aumentare. Sono infatti dodici i falsi incidenti già accertati, mentre altri venti episodi restano al vaglio della magistratura, che sta verificando ulteriori incongruenze nella documentazione raccolta.

Le contestazioni, a vario titolo, riguardano reati come falso ideologico in concorso, frode assicurativa, corruzione, depistaggio e falsità ideologica in certificati. Nei prossimi giorni gli indagati saranno ascoltati nell’ambito degli interrogatori di garanzia. Sarà quella la prima occasione per chiarire le rispettive posizioni, mentre l’inchiesta resta ancora nella fase preliminare.

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