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Malika, cacciata di casa dai genitori perché gay
12 Aprile 2021
13:12

Cacciata di casa dai genitori perché gay: solidarietà a Malika, raccolti per lei oltre 29.000 euro

In pochi giorni ha superato quota 29.000 euro la raccolta fondi online lanciata per Malika Chalhy, la ragazza di Castelfiorentino (Firenze) che è stata cacciata di casa dai genitori dopo aver detto di essere omosessuale e di aver una relazione con un’altra donna. La responsabile europea di GoFundMe: “La storia di Malika purtroppo non è un caso isolato”.
A cura di Susanna Picone
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Malika, cacciata di casa dai genitori perché gay

In pochi giorni è arrivata a oltre 29.000 euro la raccolta fondi online lanciata per Malika Chalhy, la ragazza di ventidue anni di Castelfiorentino (Firenze) che è stata cacciata di casa dopo aver detto ai suoi familiari di essere gay e di aver una relazione con un'altra donna. La raccolta fondi per la ventiduenne, che da quando ha raccontato la sua storia sta fortunatamente ricevendo solidarietà e sostegno da tanti, è stata lanciata dalla cugina sulla piattaforma di crowdfunding GoFundMe: in poco più di una settimana i diecimila euro prefissati inizialmente per pagare lo psicologo che sta seguendo Malika e le spese legali sono diventati oltre 27mila. Solidarietà è arrivata alla giovane toscana da diversi esponenti della politica e anche dello spettacolo, come i cantanti Fedez ed Elodie: quest’ultima ha condiviso sui suoi social la raccolta fondi per aiutare la ventiduenne e così ha contribuito a far arrivare donazioni e messaggi di sostegno da tutta Italia.

“La storia di Malika non è un caso isolato”

"La storia di Malika purtroppo non è un caso isolato – ha commentato la responsabile europea di GoFundMe, Elisa Liberatori Finocchiaro -, sulla nostra piattaforma ci sono già state richieste di aiuto da parte di persone che subiscono discriminazioni di vario tipo. L'approvazione del ddl Zan" non "dovrebbe essere considerato secondario o superfluo. Dal canto nostro siamo orgogliosi di poter ospitare sulla nostra piattaforma iniziative lanciate da semplici cittadini volte ad aiutare concretamente gli altri e motrici di cambiamento".

La storia di Malika Chalhy

Malika ha raccontato a Fanpage.it cosa le è accaduto dopo aver detto ai suoi genitori di essere omosessuale. “Mi hanno augurato un tumore, mi hanno detto che faccio schifo, che preferiscono una figlia drogata che lesbica e poi mi hanno cacciata di casa, cambiando la serratura della porta. Non ho nemmeno fatto in tempo a recuperare i miei vestiti e i miei effetti personali. Ho perso tutto, ma non mi pento di aver detto chi sono”, la denuncia della giovane. Ma nonostante le violenze subite, la 22enne non si è pentita di aver fatto coming-out: "So di non avere fatto niente di male, non mi vergogno per ciò che sono”. Ora Malika riesce a intravedere un futuro grazie al sostegno dell’opinione pubblica e delle istituzioni.

Ministra Bonetti: 4 mln per servizi a tutela delle persone LGBT+

"Quella della giovane Malika Chalhy è una vicenda che stringe il cuore e fa male, perché ancora una volta parla di odio omofobico, questa volta in un contesto familiare. Sono molte le vittime che come Malika sono state rifiutate dalla loro famiglia fino ad essere cacciate di casa e questo mette ancora una volta in luce quanto sia necessario provvedere a infrastrutture sociali in grado di sostenerle, accoglierle, accompagnarle": lo dice la ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia Elena Bonetti. "Nei mesi scorsi – ricorda Bonetti su Facebook – abbiamo promosso un avviso pubblico (http://www.unar.it/bandi/avviso-per-la-promozione-dei-servizi-a-tutela-delle-persone-lgbt/?fbclid=IwAR3Hy7p1j2dc2F34k_bS3RP-dI3de0SE-_6vlubAG2LOibFzzVUTNJIA_Ss), con uno stanziamento di 4 milioni di euro annui a regime, per la costituzione di case di accoglienza, centri e servizi a tutela delle persone LGBT+ vittime di discriminazioni motivate da orientamento sessuale e identità di genere. È un bando ancora aperto, con scadenza il 10 maggio 2021, e ci permetterà di dare quell'accoglienza che ogni vittima deve poter trovare nella nostra comunità. A Malika – scrive la ministra – tutta la mia solidarietà e vicinanza".

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