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Bambina morta a Bordighera

Bimba morta a Bordighera, Iannuzzi non risponde al gip: la madre di Beatrice lo difese dopo la notte delle botte

La madre della piccola Beatrice, morta a Bordighera il 9 febbraio, aveva scritto un messaggio alla madre di Manuel Iannuzzi una sera di gennaio: “Io per tuo figlio mi metterei sotto un treno, mi sento sotto terra a non avere lui”. Entrambi sono in carcere con l’accusa di aver causato maltrattamenti alla bimba di due anni tanto da provocarne la morte.
Manuel Iannuzzi
Manuel Iannuzzi
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Manuel Iannuzzi, arrestato tre giorni fa con l'accusa di essere responsabile dei maltrattamenti che hanno causato la morte della piccola Beatrice lo scorso 9 febbraio nell'interrogatorio davanti al giudice per l'indagini preliminari si è avvalso della facoltà di non rispondere.

Subito dopo la tragedia e con la stessa accusa era stata arrestata già la madre della bimba di 2 anni. La donna da ottobre 2025 era compagna di Iannuzzi e, stando a quanto si legge nelle carte della Procura, fin dall'inizio della loro relazione erano arrivate le violenze nei confronti delle tre figlie della donna (le altre di 10 e 9 anni) e soprattutto verso la più piccola. Sono state le sorelle di Beatrice a raccontare davanti ai pm l'orrore in cui vivevano da mesi. A Fanpage.it il consulente della difesa di Iannuzzi, il criminologo Marco Puppo, ha spiegato che alla difesa non aveva mai spiegato quello che è presente sulle carte: "Ha sempre detto di essere innocente, che faceva solo del bene". Ora però cambia tutto: quello che scrivono i magistrati costringe anche la difesa a cambiare la loro strategia difensiva.

I pm questa mattina hanno interrogato sia la madre della vittima che il compagno della donna. Gli avvocati di Iannuzzi, i legali Maria Gioffrè e Cristian Urbini, hanno precisato che "lui continua a dichiararsi assolutamente innocente e avrebbe voluto rendere le proprie dichiarazioni". Quanto alle accuse mosse a Emanuel Iannuzzi, i legali ribadiscono la linea di prudenza: "Quelle sono le accuse sostenute dalla Procura sulla base di elementi che noi, ad oggi, non abbiamo ancora potuto esaminare. Abbiamo solo l'ordinanza. La prova si forma nel contraddittorio e, prima di valutare qualunque elemento, dobbiamo avere pieno accesso agli atti". Durante l'interrogatorio la difesa non ha ancora visto i video ed immagini estrapolate dal cellulare di Iannuzzi che per la Procura dimostrerebbero la violenza: "Non abbiamo ancora avuto quei video. Tutti ne parlano, ma la difesa non li ha visti e non ne è materialmente in possesso. Non possiamo quindi tenere una linea difensiva né esprimere un'opinione su elementi che sono stati indicati come prove schiaccianti ma che allo stato non ci sono ancora stati consegnati. Nel pomeriggio dovrebbero arrivare quantomeno gli atti documentali, mentre i video arriveranno prossimamente".

Dovrebbe essere già stato depositato il lavoro dei carabinieri del Ris che hanno analizzato indumenti e oggetti trovati sia nella casa di Perinaldo di Iannuzzi che in quella di Bordighera della madre della vittima. Le analisi del Ris e i sopralluoghi, che sono avvenute anche alla presenza della difesa, hanno svelato che "sulla maglietta della piccola è stato trovato sia DNA maschile che DNA femminile", spiega Puppo. Saranno i successivi accertamenti a fare le adeguate comparazioni e stabilire a chi appartenga il materiale genetico. Intanto si sta procedendo con valutare tutte le consulenze di parte. Ma cosa ha svelato la Procura di Imperia tanto da sconvolgere anche la difesa di Iannuzzi?

Dai primi mesi di indagini è emerso che Beatrice veniva in più occasioni colpita con "schiaffi e/o pugni sul volto e/o sul corpo". Più volte era stata presa "per i capelli (provocandone il relativo strappo), facendole sbattere il volto contro il muro e/o la finestra e/o contro il pavimento". Era stata colpita "con cinture e/o calzature e/o prolunghe elettriche", si legge nelle carte con cui è scattato l'arresto dell'uomo. Questo dal novembre 2025, il mese successivo l'inizio della relazione con Iannuzzi. Stando a quanto svelato dagli inquirenti, la donna lasciava spesso a casa da sole le bimbe per passare la notte a casa del compagno. La più grande delle bambine chiamava spesso per chiederle aiuto ma la madre o non rispondeva o rispondeva in malo modo. Insomma, le piccole in più occasioni erano lasciate sole e la madre era cambiata anche nei loro confronti dopo essersi avvicinata a Iannuzzi.

Infine le ultime ore di vita della piccola Beatrice. L'8 febbraio la donna con le tre figlie di trovava nella casa di Perinaldo di Iannuzzi e ancora una volta Beatrice era bersaglio di violenze. Le sorelline hanno raccontato che la piccola non stava già bene (è morta per una commozione cerebrale a causa dei maltrattamenti): urlava e perdeva i sensi ma nessuno ha chiamato i soccorsi. Anzi, Iannuzzi la faceva riprendere mettendola sotto l'acqua e dandole acqua e zucchero. La notte Beatrice è stata lasciata con le sorelle, dopo che la coppia ha trascorso la sera senza le minori in compagnia di amici. La mattina del 9 febbraio Beatrice non respirava più: l'hanno avvolta in una coperta rossa ed è stata caricata in macchina già morta. La donna ha guidato verso la sua casa di Bordighera e qui ha chiamato i soccorsi, ma i medici una volta in casa non hanno potuto far altro che accertare il decesso.

Nelle carte degli inquirenti si capisce anche il rapporto tra i due. O meglio, la "devozione" che aveva la donna nei confronti del compagno. Lo svela un messaggio della madre della piccola Beatrice scritto la sera del 18 gennaio 2026 alla madre di Iannuzzi. Da quello che ha scritto si capisce che il messaggio arriva dopo evento grave si era verificato la sera precedente e che molto probabilmente potrebbe essere stato un altro episodio di violenza: "Ciao Paola buonasera finalmente sono riuscita a scriverti. Intanto ti chiedo scusa, chiedo scusa da mamma, da donna, io avrei fatto carte false per poter dimostrare quello che provo veramente, purtroppo non mi è stato difficile, purtroppo, non mi è stato facile nel senso che, non volevo di certo trasmettere questo.. io non ho mai voluto la rovina di tuo figlio anzi.. io per tuo figlio mi metterei sotto un treno, mi sento sotto terra a non avere lui".

Mario Ventimiglia, legale del padre biologico della piccola Beatrice, dopo aver saputo quello che è successo ha dichiarato: "Picchiare una bambina di due anni non è la stessa cosa che picchiare un adulto. Se si colpisce con ferocia e crudeltà una bambina così piccola, non si può pensare di non causarne la morte. Ci aspettiamo che eventualmente il capo di imputazione sia solo provvisorio: speriamo che la procura da ulteriori elementi che devono essere ancora depositati possa contestare quantomeno a Iannuzzi l'omicidio volontario della bambina". Inoltre il legale ha precisato che il padre biologico (in carcere nei mesi della tragedia per reati commessi precedentemente) non conosceva Iannuzzi: "Ha avuto a che fare con lui solo una volta: era già in carcere (l'uomo è detenuto per cumulo pena da fine 2025) e aveva ottenuto di sentire le bambine per telefono. Stava parlando con loro quando Iannuzzi ha strappato loro il cellulare e l'ha invitato in modo brutale a non chiamarle più".

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