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Nonostante le 74 primavere, Enrico Nicoletti aveva ancora un ruolo di primissimo piano nell'universo della criminalità romana. Almeno fino ad oggi. L'uomo è finito infatti in manette con l'accusa di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di millantato credito, truffa, usura, falso, riciclaggio e ricettazione. Il presunto ex  storico “cassiere” della Magliana secondo i giudici "funzionava come una banca".

Si conclude così l’operazione Il Gioco è fatto, nel cui ambito la Squadra mobile di Roma, guidata da Vittorio Rizzi, lo scorso ottobre aveva già portato avanti un prima parte di provvedimenti cautelari ed il sequestro preventivo, la scorsa settimana, di beni per un valore che supera i due milioni di euro. Secondo gli inquirenti, Nicoletti “era a capo del sodalizio criminoso, che, attraverso il millantato credito, truffava ignare vittime interessate all’acquisto di beni immobili oggetto di aste giudiziarie". L'uomo intascava tutti gli introiti dell’attività illecita, per poi reinvestirli in attività commerciali. Agli arresti anche il suo braccio destro, Alessio Monselles di 68 anni.

L'arresto di Nicoletti è solo l'ultimo degli avvenimenti che da due mesi a questa parte hanno riportato in auge i fatti della banda della Magliana. Omicidi, esercizi commerciali dati alle fiamme, intimidazioni, gambizzazioni. La violenza è tornata per le strade della Capitale ed ha più o meno indirettamente quel nome che tutti quanti si erano lasciati alle spalle. E' solo di ieri l' omicidio in pieno giorno di Flavio Simmi. L'uomo era figlio di Roberto Simmi arrestato nel 1993 insieme al fratello Tiberio nell’ambito dell’operazione “Colosseo”, perché ritenuto membro della banda della Magliana. In quella stessa operazione il giudice Lupacchini istituì un mandato di cattura anche a carico di Enrico Nicoletti: "Nicoletti funziona come una banca – scriveva il giudice – nel senso che svolge un’attività di depositi e prestiti e attraverso una serie di operazioni di oculato reinvestimento  moltiplica i capitali investitidell’organizzazione". L'uomo fu rimesso in libertà per mancanza di prove a carico.

"Io con la Magliana? Con quei morti di fame non ci ho mai spartito mille lire", negava  il 17 ottobre 2005 Nicoletti in un'intervista per Repubblica. "Il secco io? Quello è Ernesto Diotallevi che infatti era secco, ma secco così". Il Secco è in realtà il sopranome dato da Giancarlo De Cataldo, autore del celebre Romanzo Criminale, al tesoriere della banda, costruttore, amico del pluricondannato Giuseppe Ciarrapico e politicamente vicino a Giulio Andreotti.

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