Antonella Guarnero uccisa la notte di Capodanno nel 1993: il mistero della pelliccia e il caso riaperto 33 anni dopo

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Dopo 33 anni si cerca ancora l’assassino di Antonella Guarnero. Il caso riaperto grazie agli elementi che non hanno mai trovato una spiegazione: l’arrivo della sua Y10 nei pressi di casa, gli oggetti rinvenuti nella zona, la possibile presenza di un’altra auto, il corpo ritrovato a Terfengo e la pelliccia recuperata a Moncalvo.

Antonella Guarnero aveva 30 anni quando, nelle prime ore del 1° gennaio 1993, venne uccisa dopo aver trascorso la notte di Capodanno con gli amici a una festa a Roncaglia e poi a Casale Monferrato. Intorno alle cinque del mattino lasciò Casale Monferrato a bordo della sua Lancia Y10 per tornare a casa, a Sogliano, frazione di Castelletto Merli. L’auto arrivò nei pressi dell’abitazione della famiglia. Antonella, invece, non entrò in casa.

Poche ore più tardi il suo corpo venne ritrovato in un campo in località Terfengo. Era stata strangolata e presentava lesioni compatibili con una colluttazione. La pelliccia color ghiaccio che indossava quella notte venne recuperata successivamente nella zona di Moncalvo, in un luogo diverso sia da quello del ritrovamento del corpo sia dall’abitazione della giovane.

Tre punti distinti e un intervallo di poche ore che, a distanza di oltre trent’anni, non è mai stato ricostruito completamente.

Nessuno è stato condannato per l’omicidio di Antonella Guarnero.

La riapertura del caso 33 anni dopo

Oggi, però, il fascicolo è nuovamente aperto. La Procura di Vercelli ha ripreso le indagini dopo un nuovo lavoro sul caso avviato dal fratello della vittima, Pier Massimo Guarnero, insieme ad Antonella Pesce Delfino e all’avvocato Michele Allamprese.

Sono in corso nuove attività investigative, vengono ascoltati testimoni e acquisiti reperti. Il corpo di Antonella è stato inoltre riesumato e alcuni elementi estrapolati durante le operazioni saranno sottoposti il prossimo 2 settembre ad accertamenti presso il RIS di Parma.

A 33 anni dal delitto, la nuova inchiesta riparte quindi dalle domande rimaste senza risposta nel 1993 e dalla possibilità di riesaminare testimonianze e reperti con strumenti scientifici che all’epoca non erano disponibili.

Chi era Antonella Guarnero e cosa fece la notte di Capodanno

Antonella viveva con la famiglia a Sogliano, nel Monferrato. Aveva frequentato il liceo linguistico e lavorava come centralinista alla Cold Car di Occimiano.Suo padre Felice era conosciuto nella zona anche per il suo impegno nella vita politica locale. Antonella aveva invece una quotidianità fatta di lavoro, amici e diversi gruppi di persone che frequentava. Non aveva una relazione stabile.

La sera del 31 dicembre 1992 aveva deciso di festeggiare l’arrivo del nuovo anno fuori casa. La prima parte della serata si svolse al ristorante S’ciapa Pum di Roncaglia insieme a una comitiva numerosa. Dopo la mezzanotte il gruppo si divise e Antonella proseguì i festeggiamenti a Casale Monferrato, al bar Borsani.

Rimase con gli amici fino alle prime ore del mattino. Intorno alle cinque decise di rientrare. Tre amici, due uomini e una donna, la accompagnarono alla sua Lancia Y10, parcheggiata nei pressi della chiesa di San Germano. La videro salire sull’auto e partire. Fu l’ultima volta in cui Antonella venne vista con certezza prima dell’omicidio.

La Y10 vicino casa e gli oggetti ritrovati

La Lancia Y10 di Antonella venne ritrovata nei pressi dell’abitazione della famiglia. È uno degli elementi centrali dell’intera vicenda: indica che, con ogni probabilità, la trentenne riuscì a percorrere il tragitto da Casale Monferrato fino a Sogliano.

Quello che accadde immediatamente dopo non è mai stato chiarito. Antonella non entrò in casa. Nella zona vennero ritrovati alcuni suoi effetti personali, tra cui le scarpe e l’orologio. Furono inoltre rilevati segni riconducibili al passaggio di un’altra vettura.

Da questi elementi nacque una delle ipotesi prese in considerazione durante le indagini: Antonella potrebbe aver incontrato qualcuno una volta arrivata nei pressi dell’abitazione ed essere successivamente salita su un’altra automobile. Resta però un’ipotesi.

Non è mai stato possibile stabilire con certezza se Antonella incontrò effettivamente qualcuno, se quell’eventuale incontro fosse stato programmato o casuale e, soprattutto, cosa accadde nelle fasi immediatamente successive.

L’intervallo temporale è molto ristretto. Antonella lasciò gli amici intorno alle cinque del mattino. La morte venne collocata nelle ore immediatamente successive. È proprio in quel breve arco di tempo che si concentrano ancora oggi alcune delle domande più importanti del caso.

Il ritrovamento del corpo a Terfengo e la pelliccia a Moncalvo

Nella mattinata del 1° gennaio il corpo di Antonella venne ritrovato in un campo in località Terfengo. Gli accertamenti medico-legali stabilirono che era stata strangolata manualmente. Sul corpo furono riscontrate anche lesioni compatibili con una colluttazione. L’autopsia escluse invece che fosse stata consumata una violenza sessuale. La morte venne collocata indicativamente tra le sei e le sette del mattino.

Tra l’ultima volta in cui Antonella venne vista dagli amici e l’omicidio trascorse quindi un intervallo molto breve.

Le prime indagini si concentrarono anche sulle persone appartenenti alla sua cerchia di conoscenze e venne valutata la possibilità che Antonella conoscesse la persona che l’aveva uccisa. Gli accertamenti svolti, però, non portarono all’individuazione di elementi sufficienti per arrivare a un processo. A complicare ulteriormente la ricostruzione fu il ritrovamento della pelliccia color ghiaccio che Antonella indossava quella notte. L’indumento non venne recuperato insieme al corpo. Fu ritrovato successivamente nella zona di Moncalvo, quindi in un terzo luogo rispetto all’abitazione della giovane e al campo di Terfengo.

La persona che trovò la pelliccia non ne comprese inizialmente il possibile collegamento con l’omicidio e la fece lavare in tintoria prima che entrasse nell’indagine. Quel trattamento potrebbe aver reso più complessa la ricerca di eventuali tracce biologiche presenti originariamente sull’indumento. Rimase inoltre un’altra domanda: come era arrivata la pelliccia fino a Moncalvo?

Per ricostruire completamente l’omicidio sarebbe stato necessario collegare almeno tre luoghi: la zona della casa di Antonella e della sua automobile, il campo di Terfengo dove venne ritrovato il corpo e il punto di Moncalvo nel quale fu recuperata la pelliccia. Un percorso che le prime indagini non riuscirono a definire.

L’analisi criminologica di Fabbri dei nodi rimasti aperti

A distanza di oltre trent’anni, quelle stesse ore rappresentano un punto centrale anche in una lettura criminologica e vittimologica del caso. A fornire questa analisi a Fanpage.it è Emiliano Fabbri, psicologo e criminologo. Fabbri non risulta tra i consulenti del procedimento e non entra nel merito degli atti d’indagine, ma propone una lettura tecnica dei nodi rimasti aperti: gli ultimi movimenti di Antonella, la modalità dell’omicidio, la possibile dinamica della colluttazione e il significato dei luoghi collegati al caso.

Per Fabbri, la domanda su chi abbia ucciso Antonella non può essere separata dalla ricostruzione di ciò che accadde alla trentenne immediatamente prima del delitto. "Non dobbiamo iniziare domandandoci esclusivamente chi sia l’assassino. Dobbiamo prima chiederci che cosa sia accaduto ad Antonella nelle ultime ore della sua vita". È qui, secondo Fabbri, che assume particolare importanza la vittimologia.

Ricostruire gli ultimi spostamenti della vittima, le persone incontrate, le relazioni, le conoscenze e le abitudini non significa attribuire alcuna responsabilità ad Antonella, ma cercare di individuare il momento in cui il suo percorso potrebbe aver incontrato quello dell’assassino.

Le domande riguardano proprio ciò che avvenne dopo il ritorno verso casa. Antonella incontrò qualcuno? Quell’incontro fu casuale oppure programmato? Conosceva quella persona? Si fidava di lei? Salì volontariamente su un’automobile? Fabbri mette però un confine preciso. "Sono domande, non risposte. E questa distinzione è fondamentale quando si parla di un’indagine ancora aperta".

Un altro elemento riguarda la modalità dell’omicidio. Lo strangolamento manuale implica necessariamente una vicinanza fisica tra l’aggressore e la vittima e un contatto diretto mantenuto per un certo periodo di tempo. Ma per il criminologo sarebbe scorretto trasformare questo dato nella prova di uno specifico movente.

"Lo strangolamento ci parla della dinamica, non necessariamente del movente. Sarebbe metodologicamente sbagliato trasformare automaticamente questo elemento nella prova di un rapporto sentimentale, della gelosia o di un cosiddetto delitto passionale".

Anche le lesioni compatibili con una colluttazione possono fornire indicazioni sulla possibile reazione della vittima. Secondo Fabbri, si può ipotizzare una sequenza nella quale a un’interazione iniziale segue un momento di rottura, quindi l’inizio della violenza, la reazione di Antonella e infine l’escalation che conduce all’omicidio. Ma anche questa resta una ricostruzione ipotetica.

Terfengo fu il luogo dell’omicidio?

C’è poi un’altra domanda che assume un peso particolare nell’analisi della scena: Antonella venne uccisa nel campo di Terfengo oppure il corpo venne trasportato lì successivamente? "Se emergesse che l’omicidio è avvenuto altrove, dovremmo distinguere tra una scena primaria del crimine e una scena secondaria, cioè il luogo scelto successivamente per abbandonare il corpo", spiega Fabbri.

La distinzione sarebbe importante perché il comportamento successivo all’omicidio può fornire informazioni diverse rispetto alla dinamica del delitto. Trasportare un corpo, scegliere un luogo nel quale lasciarlo o disperdere oggetti sono azioni successive che devono essere analizzate per capire se l’autore avesse pianificato ciò che stava facendo oppure abbia tentato di intervenire sulla scena soltanto dopo il delitto.

Anche in questo caso, però, Fabbri invita alla cautela. "Un assassino può pianificare un omicidio, ma può anche commetterne uno non programmato e diventare organizzato soltanto dopo, quando comprende ciò che ha fatto e cerca di sottrarsi alle conseguenze".

La presenza di più luoghi nel caso Guarnero rende quindi ancora più importante capire quale possa essere stata la sequenza degli eventi. La Y10 vicino casa, gli effetti personali ritrovati nella zona, il corpo a Terfengo e la pelliccia a Moncalvo sono elementi che potrebbero appartenere a momenti diversi della stessa vicenda.

L’archiviazione e la battaglia della famiglia Guarnero

Le indagini avviate nel 1993 non permisero di individuare un responsabile e il fascicolo venne successivamente archiviato. Per la famiglia Guarnero, però, la vicenda non si chiuse. I genitori di Antonella morirono senza sapere chi avesse ucciso la figlia. La zia Lidia Guarnero continuò per anni a chiedere che sul caso si tornasse a indagare.

Negli ultimi anni è stato soprattutto Pier Massimo Guarnero, fratello di Antonella, a cercare una nuova strada per ottenere la riapertura dell’inchiesta. Circa due anni fa si è rivolto ad Antonella Pesce Delfino, che ha iniziato un nuovo studio del materiale relativo all’omicidio. A ricostruire a Fanpage.it come si è arrivati alla riapertura è l’avvocato Michele Allamprese.

"Circa due anni fa, il fratello di Antonella Guarnero ha contattato la dottoressa Antonella Pesce Delfino, che ha iniziato un’attività di studio degli atti e di investigazioni difensive, individuando una o due possibili piste". Il contenuto di queste piste non è pubblico. Le nuove indagini sono in corso e gli atti investigativi non possono essere divulgati.

In un secondo momento Pesce Delfino e Pier Massimo Guarnero hanno coinvolto Allamprese. "Successivamente, la dottoressa Pesce Delfino e Pier Massimo Guarnero, fratello della vittima, hanno contattato me per approfondire il caso, fornire il mio contributo e valutare la presentazione di un’istanza per la riapertura delle indagini". L’istanza è stata depositata nel dicembre 2025. "È ciò che abbiamo fatto nel dicembre 2025, chiedendo anche di essere ricevuti dal nuovo procuratore capo della Procura di Vercelli, la dottoressa Ilaria Calò, e dal sostituto procuratore, la dottoressa Lozio, che segue il fascicolo".

Dopo il deposito dell’istanza le indagini sono state riaperte. È dopo la ricostruzione di questo percorso che arrivano anche le parole di Antonella Pesce Delfino, che ricorda quanto la richiesta di verità abbia attraversato più generazioni della famiglia Guarnero. "Anche io sono speranzosa. La zia di Antonella, Lidia Guarnero, ha lottato tanto per questa riapertura, mentre i genitori sono stati annientati dal lutto. Un grazie di cuore a Pier Massimo per avermi dato fiducia e un enorme in bocca al lupo a Michele e alla Procura".

Su cosa si concentra la nuova inchiesta sull'omicidio di Antonella Guarnero

La nuova inchiesta non riguarda soltanto i reperti conservati dal 1993. Gli investigatori stanno tornando anche sulle testimonianze e sulle persone che possono essere in grado di fornire elementi utili alla ricostruzione. "Abbiamo quindi depositato l’istanza e, a seguito della nostra richiesta, le indagini sono state riaperte. Attualmente si sta procedendo con l’escussione dei testimoni e con l’acquisizione dei reperti", spiega Allamprese.

Le attività investigative sono delegate al Nucleo operativo del Comando provinciale dei Carabinieri di Alessandria. La nuova fase si muove quindi su due piani: ciò che può ancora emergere dalle testimonianze e quello che le tecniche scientifiche disponibili oggi possono eventualmente ricavare dai reperti.

Allamprese sottolinea l’attenzione riservata al caso dalla Procura di Vercelli. "Siamo molto soddisfatti dell’attenzione che la Procura di Vercelli sta dedicando al caso, un’attenzione sulla quale non avevamo dubbi". Il legale richiama inoltre la sensibilità della procuratrice capo Ilaria Calò sul tema della violenza contro le donne e definisce quello di Antonella "chiaramente un femminicidio ante litteram".

La riesumazione del corpo e gli accertamenti al RIS di Parma

Tra le attività disposte nella nuova fase investigativa c’è anche la riesumazione del corpo di Antonella. Secondo quanto riferito da Allamprese a Fanpage.it, l’operazione è stata effettuata nel mese di maggio. "Nel mese di maggio è stata effettuata anche la riesumazione del corpo, accompagnata da una valutazione medico-legale da parte di un consulente nominato dalla Procura". "Dalla riesumazione sono stati estrapolati alcuni reperti che, il prossimo 2 settembre, saranno sottoposti ad accertamenti presso i RIS di Parma".

Alle operazioni parteciperà per la famiglia il consulente Vincenzo Agostini, mentre il consulente medico-legale è Matteo Biason. Il punto, dopo 33 anni, è verificare se le tecniche oggi disponibili possano ricavare informazioni da materiale che nel 1993 non poteva essere analizzato con la stessa precisione.

È proprio qui che, secondo Fabbri, criminologia e criminalistica devono incontrarsi. "Il DNA non racconta da solo un omicidio. Ma può collocare una persona all’interno di una ricostruzione investigativa". La criminologia può formulare ipotesi, la vittimologia può contribuire a ricostruire il percorso della vittima e l’analisi comportamentale può aiutare a interpretare le azioni compiute prima, durante e dopo il delitto.

Ma nessuno di questi strumenti può sostituire una prova. "Il criminal profiling non deve mai diventare una scorciatoia per indicare un colpevole. Oggi l’autore dell’omicidio di Antonella Guarnero non ha ancora un nome giudiziariamente accertato".

È anche per questo che la riapertura del caso non equivale a una svolta già raggiunta. Significa che testimonianze e reperti rimasti per più di trent’anni all’interno di un fascicolo possono essere nuovamente esaminati con strumenti differenti. Allamprese guarda con fiducia al lavoro in corso. "Abbiamo avuto modo di verificare direttamente l’attenzione con cui sta lavorando il Nucleo operativo del Comando provinciale dei Carabinieri di Alessandria, al quale sono delegate le indagini. Confidiamo, dunque, in un esito positivo", dice.

A 33 anni dall’omicidio, quindi, il caso di Antonella Guarnero riparte dagli stessi punti che non hanno mai trovato una spiegazione: l’arrivo della sua Y10 nei pressi di casa, gli oggetti rinvenuti nella zona, la possibile presenza di un’altra automobile, il corpo ritrovato a Terfengo e la pelliccia recuperata a Moncalvo.

Ma oggi quegli elementi possono essere riletti insieme alle nuove testimonianze e agli accertamenti scientifici disposti dalla Procura. Per capire se, tra ciò che è rimasto del 1993 e quello che la scienza è in grado di verificare nel 2026, esista ancora un elemento capace di ricostruire cosa accadde ad Antonella Guarnero nelle ultime ore della sua vita.

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