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Ora anche Meloni difende Roggero e si intesta l’idea della grazia: “Pena sproporzionata, ho attivato io Nordio”

Dopo giorni di silenzio, Meloni entra nel caso Roggero. La condanna del gioielliere a 14 anni e 9 mesi per avere ucciso due rapinatori che poco prima avevano assaltato il suo negozio è “sproporzionata” secondo la premier, che mette in dubbio l’operato dei giudici e rivendica l’idea di aver attivato Nordio per l’istruttoria legata alla grazia.
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Dopo giorni di attento silenzio, Giorgia Meloni ha deciso di lanciarsi anche lei sul caso di Mario Roggero. La premier si butta in una difesa del gioielliere condannato a 14 anni e 9 mesi per avere ucciso due rapinatori che poco prima avevano assaltato il suo negozio e rivendica l'idea di avviare le procedure per chiedere la grazia a Mattarella.

"Chi è in grado di giudicare il dolore, il trauma, lo stress e la paura di quest’uomo? E a tutti coloro che lo fanno senza il beneficio del dubbio, dico con serenità che sbagliano, perché tutti dovrebbero farsi qualche domanda in più", è la riflessione che Meloni consegna al Corriere della Sera. Per la premier in primo luogo ci vorrebbe "maggiore considerazione" non solo per il caso singolo, ma su una fattispecie penale che si ripete più volte durante l’anno nel Paese, e sulla quale in molte circostanze "si possono ravvisare quelle che sia nella procedura di alcune grazie, sia nelle assoluzioni di tanta giurisprudenza, vengono chiamate come dinamiche dettate da disperazione delle vittime, di stress da esasperazione e dolore".

Insomma anche la leader di Fratelli d'Italia, che fino a questo momento era rimasta in silenzio, ha deciso di seguire le mosse del resto del centrodestra. Per Meloni, Roggero potrebbe aver agito mosso dal trauma di vedere la moglie minacciata. "Ma siamo sicuri – si chiede la premier – che in quel momento fosse capace di intendere? Siamo sicuri che esista un modo per misurare con l’orologio o con il codice in mano quando una minaccia è cessata o meno, quantomeno per un uomo simile, che si è visto a un passo dalla morte, sua e dei suoi familiari, per ben due volte?".

Su questo però, la legge sulla legittima difesa è molto chiara. La reazione deve essere proporzionata all'offesa e il pericolo attuale. Nel caso di Roggero, in tutti e tre i gradi di giudizio, i giudici hanno concordato nel ritenere che il suo operato non configurasse legittima difesa, poiché quando il gioielliere ha sparato ai tre rapinatori in fuga, uccidendone due, il pericolo era già finito.

Ma Meloni mette in dubbio l'operato dei magistrati. "Se si subisce un'aggressione, il nostro cervello e il nostro fisico entrano in modalità ‘combattimento'", dice, "esiste una ampia letteratura a riguardo che spiega come l’adrenalina modifica tutti i sensi, il corpo, la percezione. Accade perfino a professionisti che nella vita si occupano di sicurezza, figuriamoci a un comune cittadino". Inoltre, aggiunge, "non si possono dare 8 anni a dei pedofili o meno di 10 anni a casi di stupri di gruppo e poi condannare a morire in carcere questo gioielliere, c’è un problema di proporzionalità delle pene".

Ieri Matteo Salvini si è recato al carcere di Bollata per far visita a Roggero. Il leader della Lega ha paventato l'idea di candidare il gioielliere (che però, dopo la condanna ha perso i suoi diritti politici e dunque è incandidabile) e ha ribadito di sperare nella grazia. Meloni tuttavia, ci tiene a mettere i puntini sulle i e in particolare, ad assumersi la paternità dell'istruttoria, avviata dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, per il provvedimento di clemenza.  "Ma certo gli ho detto io di andare avanti, bisogna chiamare le cose con il loro nome, una cosa è il potere di concedere la grazia e nessuno ha mai messo in dubbio che questa prerogativa appartenga esclusivamente al Quirinale, ma ciò non vieta al guardasigilli di istruire il procedimento".

Infine Meloni esprime soddisfazione per l’iter di approvazione della norma che abolisce il risarcimento del danno a carico di chi subisce un danno nei confronti della persona che ha commesso il reato. Una disposizione a tutela delle persone che come il gioielliere "vengono condannate due volte", dice.

Famiglia Roggero: "Nel 2005 fu istinto paterno, non una spedizione punitiva"

La famiglia di Roggero, sui canali sociali del gioielliere, è tornata sull'episodio del 2005, quando durante una lite con il fidanzato di una delle figlie il gioielliere estrasse una pistola e minacciò anche i genitori del giovane. Quella, a detta dei familiari, non fu una spedizione punitiva ma solo "istinto di protezione paterna".  In un post pubblicato ieri sera e intitolato "Precisazione della famiglia Roggero sul precedente del 2005 e sulle falsità scritte in questi giorni", si legge: "È la stessa sentenza della Corte di Assise d'appello ad affermare che quel vecchio precedente del 2005 non abbia pesato sulla condanna di oggi. Ed allora, perché oggi si gioca da troppe parti a mistificare gli atti, a calpestare la verità, a voler accreditare a tutti i costi e contro ogni evidenza la tesi di un Mario autore di una spedizione punitiva mai avvenuta?".

"Come prima cosa – prosegue il post – si osservi: si tratta di un fatto avvenuto 21 anni fa, ossia 16 anni prima dei fatti oggetto del processo che lo ha coinvolto. In secondo luogo, si è trattato di un episodio che non ha il minimo collegamento con i fatti oggetto della condanna di oggi". E ancora: "In terzo luogo, quell'episodio era già stato oggetto di attenzione nel processo di primo grado a carico di Mario davanti alla Corte d'assise di Appello. Tutta ‘roba' quindi già perfettamente nota. Perché ostinarsi a tirarla fuori proprio ora? Non comprendiamo proprio il clamore mediatico di questi giorni, non possiamo accettare che Mario debba subire una ulteriore gogna mediatica, per un episodio completamente isolato avvenuto 16 anni prima".

Infine, la famiglia Roggero sottolinea: "In quarto luogo" il fatto in sé "è molto diverso dalle ricostruzioni che si leggono anche su autorevoli quotidiani. Quella notte, il ragazzo, fidanzato di una figlia di Mario, non si limitò a darle qualche schiaffo ma la raggiunse con alcuni pugni che le causarono lesioni, seguiti dal terrore di un duplice tentativo di investimento con l'auto, prima di abbandonarla al buio in una strada isolata. Un racconto fatto non può passare come un semplice litigio tra giovani".

Salvini torna nel carcere di Bollate per visitare Roggero

Intanto Salvini, per il secondo giorno consecutivo, si è recato nel penitenziario milanese per incontrare Roggero. In un'intervista al Giornale il vicepremier ha ribadito che il gioielliere dovrebbe "scontare la pena nel modo meno afflittivo possibile, domiciliari, servizi sociali, lavori per la sua comunità: le alternative al carcere sono tante". "Non penso" che Roggero "rappresenti un pericolo per qualcuno".

"Essere condannati a 14 anni e 9 mesi a 72 anni significa sostanzialmente l'ergastolo… mi sembra assolutamente eccessivo", ha aggiunto stamani ai microfoni di Radio24. "E quindi la richiesta di valutare un provvedimento di clemenza, fatte salve le sentenze passate in giudicato, mi sembra non solo un'opzione politica".

Roggero chiede scusa a Mattarella: "Ero schiacciato dalla tensione"

Dopo aver chiesto al presidente della Repubblica di "mettersi una mano sulla coscienza", il gioielliere avrebbe chiesto scusa. "Mi dispiace per il presidente Mattarella, mi rendo conto di avergli rivolto un appello troppo freddo", è quanto avrebbe dichiarato al professor Sergio Novani, analista processuale che coordina il suo collegio difensivo, nella prima telefonata dal carcere.

Il contenuto della conversazione è stato riferito in un'intervista esclusiva a Il Giornale. Roggero, secondo quanto riportato da Novani, avrebbe spiegato di essere stato "schiacciato dalla tensione del momento" e dall'imminenza dell'ingresso in carcere. Avrebbe inoltre chiarito che le frasi rivolte ai parenti delle vittime non intendevano essere "irriguardose". "Avrebbe voluto gridare al mondo di essere solo un uomo che ha lavorato onestamente per una vita intera", ha raccontato Novani, secondo cui Roggero avrebbe lanciato un "grido di disperazione" chiedendo clemenza.

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