Antonella Di Ielsi e la figlia avvelenate da Ricina, Gianni Di Vita nuovamente in Questura: possibile confronto con un’amica
Nuova convocazione in Questura oggi per Gianni Di Vita, padre e marito delle due donne morte avvelenate con la ricina a Pietracatella nello scorso dicembre. Il cinquantacinquenne, che per ora resta una persona offesa nel procedimento giudiziario in corso, è rimasto per oltre tre ore negli uffici della Questura di Campobasso per essere nuovamente ascoltato sull'accaduto. Secondo indiscrezioni, nelle stesse ore sarebbe stato convocata anche una donna sua amica con la quale sarebbe stato effettuato un confronto su alcune versioni dei fatti.
In attesa dei risultati delle analisi sui test specifici eseguiti in Germania, non si ferma infatti il lavoro della procura di Larino e della squadra mobile di Campobasso per cercare di fare luce sulla tragica morte di madre e figlia minorenne durante il periodo natalizio dopo aver consumato alcuni passi in casa. Per questo oggi ad ascoltare Di Vita vi erano sia la procuratrice di Larino Elvira Antonelli sia il capo della Squadra Mobile Marco Graziano.
Da settimane gli investigatori e gli inquirenti si stanno concentrando sulla vita privata delle vittime per ricostruire eventuali dinamiche conflittuali nell'ambiente domestico che potrebbero dare un senso a un possibile avvelenamento volontario da parte di altri. Per questo proseguono ininterrottamente le audizioni di persone informate sui fatti tra parenti e amici delle due donne.
Questa mattina è toccato per l'ennesima volta a Gianni Di Vita, marito di Antonella Di Ielsi e padre di Sara Di Vita, ma nei giorni scorsi ad esempio è stata ascoltata nuovamente anche l'altra figlia della coppia, l'unica che non si era sentita male in quei giorni e che non era finita in ospedale. Su di lei, così come sul padre, sono stati effettuati dei prelievi ematici oggetto ora dell'analisi degli esperti del Robert Koch Institut di Berlino.
Proprio dai risultati di questi test gli inquirenti sperano di poter fare un primo punto l'inchiesta che al momento non vede ancora nessun indagato. Al momento, secondo le indiscrezioni trapelate nelle scorse or,e le analisi avrebbero confermato la negatività alla Ricina sia per il padre che per la figlia anche se la Procura di Larino ha sottolineato che ancora nessun report formale è giunto sulla scrivania degli inquirenti.
"Non c’è, allo stato, alcuna comunicazione su alimenti vettore positivo alla ricina. Non c’è, inoltre, comunicazione scritta circa la positività anticorpale alla ricina per Gianni e Alice Di Vita", ha precisato la Procuratrice, aggiungendo: "Il quesito nel merito è stato posto al team tossicologico italo-tedesco. L’esame è particolarmente impegnativo e le risposte attese sono due".