Mamma e figlia avvelenate da ricina, Gianni Di Vita dopo i 3 ingressi in questura: “Sono serenissimo”
Si è ripresentato in Questura per consegnare, di sua spontanea volontà,un hard disk il cui contenuto non è noto e due computer. Prima di questo scambio, Gianni Di Vita è entrato in quegli uffici due volte in 24 oredopo la perquisizione avvenuta nei suoi studi di Pietracatella. L'ex sindaco si è definito "serenissimo" ai microfoni dei giornalisti che lo aspettavano all'uscita della Questura di Campobasso. Prima di salire nell'auto di un amico che lo aspettava poco lontano, ha risposto a monosillabi alle domande dei media sulla volontà di avere giustizia. "Se la voglio? Veda un po' lei", ha affermato prima di allontanarsi per tornare a Pietracatella, dove è tornato a vivere con la figlia Alice.
Dopo la morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara, i due hanno vissuto per mesi a casa di Laura, la cugina di Gianni, ascoltata circa 6 volte dagli inquirenti. Per evitare la stampa, nell'ultimo periodo, si erano trasferiti da Campobasso.
Di Vita è stato sindaco di Pietracatella dal 2006 al 2014, ricoprendo per un periodo anche la carica di tesoriere regionale. Da commercialista e poi da primo cittadino, ha sempre investito la maggior parte del suo tempo nelle telefonate con clienti e cittadini per ascoltare i loro bisogni e provare a risolvere le diverse problematiche a lui sottoposto. Da circa 15 anni, forse anche per le pressioni lavorative, Di Vita è seguito da uno psichiatra per problematiche relative all'ansia. A raccontarlo era stato proprio l'ex sindaco durante il ricovero presso lo Spallanzani in via precauzionale subito dopo la morte della moglie e della figlia.
L'atto è allegato alla perizia sulle autopsie delle due vittime, di circa 800 pagine. Tra i file collegati, anche i verbali degli interrogatori nella fase in cui la Mobile procedeva per omicidio colposo. De Vita si dichiarava "molto provato" e alle domande degli inquirenti sull'ultima cena in famiglia, aveva risposto di non ricordare cosa avessero mangiato lui, sua moglie e Sara. "Aveva preparato Antonella", aveva sottolineato alla presenza degli investigatori.
Alla presenza della psicologa dello Spallanzani, che lo aveva ascoltato tra il 30 dicembre e il 7 gennaio, fu più preciso, associando i sintomi ospedalieri a quelli insorti nella moglie e nella secondogenita dopo aver mangiato una giardiniera di produzione domestica la sera del 23. L'8 gennaio, però, davanti alla mobile riferisce di nuovo di non ricordare cosa vi fosse in tavola nella sera dell'anti-vigilia di Natale.
Incalzato dagli agenti sulle apparenti contraddizioni mesi dopo quell'interrogatorio, tornò a parlare di giardiniera, insaccati e cozze. A Pietracatella, Di Vita è difeso dall'intera cittadinanza, che lo definisce una bravissima persona. Nessun attrito neppure con la famiglia della moglie, con la quale Di Vita si sarebbe visto di recente.
Alla fine dai due uffici e dall'abitazione dell'ex sindaco sono stati portati via documenti, materiale digitale e una borsa di Di Ielsi, con dentro effetti personali. Nel frattempo, invece, gli inquirenti stanno attendendo le risposte del Robert Koch Institute di Berlino, che sta collaborando alle indagini. Gli esperti avrebbero individuato tracce di ricina in qualcuno dei 131 reperti (residui di cibo, contenitori, oggetti) portati via da casa Di Vita e nell'abitazione dell'anziana madre del commercialista.