Mamma e figlia morte a Campobasso

Mamma e figlia morte per ricina, analizzati pc e 10 chiavette: cosa cercano gli investigatori a Pietracatella

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Si sono concluse le analisi sul computer e sulle dieci chiavette Usb sequestrate nella casa della famiglia Di Vita a Pietracatella, nell’ambito dell’inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara, avvelenate con la ricina nel dicembre scorso. Gli investigatori cercano nei dispositivi tracce utili a ricostruire gli ultimi giorni delle due donne e a chiarire come sia stata assunta la sostanza.

Sono durate circa quattro ore le operazioni di acquisizione e catalogazione dei dati contenuti nel computer Lenovo e nelle dieci chiavette Usb sequestrate nell'abitazione della famiglia Di Vita a Pietracatella, in provincia di Campobasso. Gli accertamenti informatici, disposti dalla Procura di Larino nell'ambito dell'inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, sono stati eseguiti negli uffici della Questura di Campobasso dagli specialisti dello Sco. Ora la Procura avrà 60 giorni di tempo, salvo proroghe, per analizzare il materiale raccolto.

I dispositivi erano stati sequestrati il 31 luglio scorso e l'obiettivo degli investigatori è ricostruire attraverso le tracce digitali cosa sia accaduto nei giorni precedenti alla morte delle due donne, avvenuta nel dicembre 2025 dopo un avvelenamento da ricina. Alle operazioni era presente anche il perito Giovanni Alfonso, consulente di Gianni e Alice Di Vita, padre e figlia sopravvissuti e parti offese nel procedimento per duplice omicidio premeditato.

Cosa cercano gli investigatori nei computer della famiglia Di Vita

Tra gli elementi che la Procura vuole verificare ci sono eventuali ricerche effettuate online dalle due vittime sulla ricina e possibili rapporti o contatti riconducibili al reperimento della sostanza. Gli investigatori analizzeranno inoltre chat, email, conversazioni sui social, fotografie, registrazioni vocali, note e documenti presenti nei dispositivi, oltre agli account utilizzati dai componenti della famiglia.

Una parte dell'accertamento riguarda anche le abitudini delle vittime e i loro rapporti con familiari, parenti e amici. Gli specialisti dovranno cercare eventuali annotazioni relative agli alimenti consumati nei giorni precedenti alla morte e documenti riguardanti eventuali malattie non conosciute. Saranno inoltre estratti, dove possibile, dati relativi alle posizioni dei dispositivi e agli indirizzi email e ai profili social utilizzati.

L'arco temporale dell'analisi è particolarmente ampio: comprende il periodo che va dalla prima accensione dei dispositivi fino al loro ultimo utilizzo. Si tratta di accertamenti tecnici irripetibili, ai quali le parti coinvolte hanno potuto assistere attraverso i propri consulenti.

La pista digitale era già stata seguita dagli investigatori nei mesi scorsi. A maggio, durante un sopralluogo nella casa di Pietracatella, la Polizia Scientifica aveva prelevato cinque telefoni, un tablet, un computer e un router appartenuti alla famiglia. Anche su quei dispositivi erano stati cercati chat, email, conversazioni e appunti, compresi quelli relativi ai pasti consumati dalla famiglia tra il 22 e il 25 dicembre.

Il giallo di Pietracatella, inchiesta ancora senza indagati per omicidio

Le autopsie e gli esami tossicologici hanno stabilito che Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita sono morte per una grave intossicazione da ricina, con concentrazioni compatibili con un'intossicazione acuta nei campioni ematici prelevati durante gli esami autoptici. Per gli investigatori, il momento dell'avvelenamento sarebbe riconducibile alla cena del 23 dicembre.

Il procedimento per il duplice omicidio premeditato resta però, allo stato delle informazioni rese pubbliche, senza persone formalmente indagate. Parallelamente procede un secondo filone, distinto, relativo alla prima gestione sanitaria della vicenda e che vede cinque medici indagati per omicidio colposo.

Nei mesi scorsi gli investigatori hanno ascoltato numerose persone vicine alla famiglia e alcune sono state riconvocate per chiarire aspetti delle loro precedenti dichiarazioni. Tra queste anche un'insegnante di matematica, amica di lunga data di Gianni Di Vita, ascoltata nuovamente per circa quattro ore come persona informata sui fatti.

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